Al volante dell’Einaudi
Il grifagno editore nel racconto del suo chauffeur. Un grande uomo, anche nelle meschinità. Come quella volta che gli diede dello stronzo e rischiò di tornarsene a piedi
Era vanitoso, capriccioso e cinico. Il bizzoso carattere di Giulio Einaudi è stato leggenda, molto prima che un infarto stroncasse l’inclito editore il giorno di Pasquetta del 1999.
Un despota che amava pavoneggiarsi e si divertiva a tiranneggiare il prossimo sottoponendolo a sottili angherie: accogliere nudo gli ospiti, fissare appuntamenti a orari improbabili (le 16,47) pretendendo una puntualità maniacale.
Era un uomo grande (anche se non sempre un grande uomo), potente e riverito e ai grandi è sempre tollerata qualche stravaganza e concesso un supplemento di indulgenza. Erede di una grande famiglia, fondatore di una grande casa editrice, dominatore della grande cultura italiana del dopoguerra. Grande, tutto in grande. Come grandi furono le sue piccinerie. Mito nel mito, l’aneddotica sul Principe Giulio è ricca di episodi, eventi e circostanze illuminanti. Nulla ha però impedito a questo irascibile fainéant patito di giardinaggio e non troppo avvezzo alle letture, di indossare le vesta del più celebrato e riverito editore italiano: un tipetto che quando porgeva la mano ti «sentivi quasi obbligato a baciarla». Un vero gentleman che si rivolgeva ai collaboratori di cui non rammentava il nome (o faceva finta) con l’amabile titolo di “coso” e che a tavola piluccava dal piatto dei commensali, facendo letteralmente fuggire Manganelli.
Eppure questo «ambiguo signore incipriato», secondo la caustica definizione di Giulio Bollati, era riverito e venerato come un sovrano. Per un verso o l’altro, il culto della persona di Einaudi era parte della liturgia che sovrintendeva e combinava i complessi rapporti interni alla casa editrice: le gerarchie mai del tutto codificate, sebbene sancite dall’autorità indiscussa del capo e venerate come icone; i conflitti e i contrasti che attraversavano l’algida compostezza da Politburo del collettivo redazionale; la cooptazione e l’iniziazione ai sacramenti einaudiani di nuovi adepti. In quei mercoledì da leone, dopo il tè, rigorosamente servito nelle porcellane Rosenthal, il triumviro formato da Einaudi, assiso al centro, Bobbio, seduto alla sua destra, e Massimo Mila, alla sinistra,
impartiva le direttive, nella certezza di svolgere una missione salvifica: costruire gli italiani attraverso la palingenesi della classe dirigente. I cavalieri della tavola rotonda delle mitiche riunioni del mercoledì erano animati da uno zelo religioso e millenaristico (non a caso, ricorrono termini e metafore mutuate dalla Chiesa: il monastero è la sede torinese di via Biancamano, l’amanuense Pavese e l’evangelista Cerati, il tempio dello Struzzo, i ritiri spirituali in Val di Rhêmes, tra i trappisti del convento vi era persino un’ala francescana rappresentata da Cerati e Ponchirioli).
Non c’è, ovviamente, tutto questo nella testimonianza che Mimmo Fiorino, per quasi vent’anni autista del “Dottore” (in realtà, mancato), ha affidato a un sapido libretto: “Alla guida dell’Einaudi”. Sono ricordi privati e a volte persino intimi in cui emerge il tratto “umano” di un sodalizio che pur essendo mai venuto meno al rapporto datore di lavoro-sottoposto è stato alimentato da un’intensità di affetti e di abitudini da renderlo del tutto speciale. Il resoconto fatto da questo ex ragazzo immigrato di Palmi è onesto e sincero: deferente e benevolo ma mai velato da piaggeria e men che meno da tentazioni agiografiche. Illuminante è la reazione che ebbe quando Einaudi lo apostrofò a male parole: «Lei stronzo a me non lo dice. Non lo permetto né a lei né a nessun altro. Se non le piace come guido, scende e se ne va a piedi».
La sua parola, riferisce Fiorino, era legge: per lui era doveroso obbedirgli. «Grande, sì. Faceva cose belle, faceva cose brutte, ma comunque le faceva sempre in grande. E a te che ci lavoravi insieme toccava a volte condividerla e a volte subirla, quella grandezza. Un attimo eri su, l’attimo dopo eri giù, e meglio per te se avevi stomaco forte e cuore corazzato. Sì, lavorare con il dottor Einaudi era insieme un grande onore e una gran rottura di palle».
M. Fiorino
Alla guida dell’Einaudi
Mondadori, Milano 2011, pp. 157, € 10,00



















