Ambientalismo senza ideologia

(e fanatismo)

Pubblicato Domenica 05 Giugno 2011, ore 9,10

La conversione “ragionevole” di un transfuga di Greenpeace, la potente organizzazione ecologista che l’ha visto tra i suoi fondatori. Ora in un bel libro Moore spiega perché bisogna diffidare di battaglie aprioristiche e antiscientifiche

Chi è Patrick Moore? Un traditore per alcuni suoi ex compagni di battaglie ambientaliste. Un ambientalista scomodo per altri. O come lui preferisce definirsi un ambientalista ragionevole. Comunque sia Moore rappresenta una figura essenziale nella discussione su temi come sostenibilità, risorse rinnovabili, impatto ambientale. Patrick Moore, uno dei fondatori di Greenpeace nonché ex presidente dell’associazione ambientalista, spiega in un libro il suo percorso personale, ed in particolare la sua conversione da eco-combattente ad “ambientalista ragionevole” come recita il titolo dell’opera pubblicata da Dalai editore, OGM, il cloro, lo sviluppo sostenibile e il nucleare sono alcuni degli argomenti che hanno allontanato Moore dall’estremismo del movimento.

All’origine della divergenza con il movimento c’è «l’evoluzione di quest’ultimo ad adottare programmi ostili alla scienza, all’economia e in ultima analisi all’umanità, diventando sempre più irragionevole e antiscientifica». Pur non sconfessando le passate lotte, Moore riconosce che, dopo essere stato per molti anni della sua esistenza ogni giorno contro, la sua visione di sviluppo fondata su consenso e cooperazione, trova più assonanze con la linea emersa durante la prima conferenza sulla sostenibilità globale a Nairobi nel 1982 che con i dogmi dell’associazione.

 

L’altra frizione all’origine della spaccatura è riconducibile alla campagna mondiale per sospendere tutte le attività legate al cloro collegato addirittura ad elemento del diavolo. Generalizzando le proprietà negative di alcune sostanze contenenti cloro come policlorobifenile, diossina (sostanze esecrabili e già proibite in molti paesi) a tutte le applicazioni, si finiva per demonizzarne anche gli usi positivi del cloro. Uno esempio per tutti: la potabilizzazione dell’acqua, uno dei più grandi progressi della salute pubblica.

Moore matura la sua separazione dal movimento che aveva fondato giungendo alla conclusione che «gli ambientalisti hanno a volte la scellerata tendenza a dipingere la specie umana come una disgrazia per la Terra. Siamo stati paragonati a un cancro maligno che, espandendosi, minaccia di distruggere la biodiversità, di sconvolgere l’equilibrio naturale, di portare al collasso l’intero ecosistema. Il grande mito del movimento ambientalista è che gli esseri umani non fanno realmente parte della natura: in qualche modo saremmo “innaturali”, estranei al “puro” mondo della natura».

 

Moore predica un approccio equilibrato ai problemi che tiene conto dei bisogni di 7 miliardi di individui; crede che possiamo continuare a rifornirci del cibo, dell’energia e dei materiali necessari alla civiltà, imparando al contempo a ridurre il nostro impatto negativo sull’ambiente. Per riuscirci bisogna puntare su silvicoltura, coltivazione ittica, trarre vantaggio dagli avanzamenti della genetica, bisogna sradicare il più grave problema ambientale: la povertà; investire sulle fonti pulite ad alta resa e larga scala: idroelettrico, geotermia, nucleare. Proprio il nucleare è stato uno dei nodi più aspri del divorzio con Greenpeace tanto da spingere Moore, un anno dopo la pubblicazione del suo articolo “Going Nuclear” (16 aprile 2006 Washington Post) nel quale spiegava perché l’uranio è un combustibile potenzialmente superiore ad ogni altra alternativa per ridurre le emissioni di CO2,  a dichiarare al New York Times: «Quello che mi fa imbestialire è che proprio il movimento ambientalista sia diventato il principale impedimento al contenimento delle emissioni di gas da fonti fossili. Energia e clima sono le due facce della stessa medaglia e gli ambientalisti remano contro. O la pianti di preoccuparti del cambiamento climatico econtinui a bruciare combustibili fossili oppure accetti l’energia nucleare e abbandoni le fonti fossili. Ora il movimento è intrappolato nelle proprie contraddizioni».

 

 

Patrick Moore

L’ambientalista ragionevole

Dalai editore, Milano 2011, pp.768, € 23,00

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