I conti del federalismo municipale

Pubblicato Domenica 10 Aprile 2011, ore 11,08

Un approfondito studio ha analizzato come vengono spesi i soldi dei cittadini da parte delle amministrazioni comunali. I risultati smentiscono molti luoghi comuni. I Comuni di centrodestra spendono di più nel sociale in cultura, quelli di centrosinistra impongono meno tasse

Con l’approvazione del decreto attuativo della legge 42/2009 in materia di federalismo fiscale municipale si avvia per i Comuni italiani una nuova stagione, in cui il faticoso decentramento di funzioni e compiti si accompagna a una progressiva autonomia nell’imposizione e nella raccolta di tributi, fino a prospettare una compiuta finanza locale. Certo, negli ultimi tempi i tagli di risorse dal centro, i vincoli derivanti dal Patto di Stabilità e un quadro normativo in continua evoluzione, hanno finito per condizionare in misura sempre maggiore – e spesso non in maniera virtuosa - le scelte politiche delle amministrazioni con inevitabili ricadute sui cittadini. Ma come si sono comportati i Comuni italiani nel continuare a svolgere i propri mandati per assicurare l’erogazione dei servizi alle rispettive comunità?

 

A questo interrogativo ha cercato di rispondere un approfondito studio realizzato dalla milanese Fondazione Etica, compiuto con un taglio interdisciplinare, partendo dall'analisi dei dati di bilancio di un campione di Comuni capoluogo di provincia, alcuni dei quali amministrati dal centrodestra (come Milano e Varese) e altri dal centrosinistra (come Torino e Salerno). Uno dei principali interessi della ricerca consiste nel verificare se e come le decisioni politiche dei sindaci si differenzino sulla base della coalizione partitica di appartenenza. Ricorrendo anche a interviste a sindaci e assessori, l’indagine mette in relazione la contrazione delle entrate e la realizzazione dei programmi elettorali, per capire se l’amministrazione in carica ha mantenuto le promesse nei confronti degli elettori. L’opinione di questi ultimi sull’operato dei propri amministratori è stata indagata con un sondaggio dai risultati interessanti. Da questo articolato percorso di ricerca è emerso il quadro di un federalismo che già c’è, così come hanno intitolato il volume, almeno nella maggioranza dei Comuni, nel convincimento di molti amministratori e cittadini.

 

Come annotano i curatori Caporossi e Gitti, vengono smentiti molti luoghi comuni. Anzitutto, che su molte questioni le posizioni sono piuttosto condivise, indipendentemente dal colore politico della coalizione e dalla collocazione geografica. Tutti denunciano la minore liquidità di cui dispongono, il carattere statico dei trasferimenti e la loro incertezza, la riduzione dell’autonomia fiscale reale, l’iniquità tra i Comuni. Inoltre, «ad aver speso di più per sociale, cultura e istruzione pubblica sono i Comuni di centrodestra rispetto a quelli di centrosinistra». Dove, invece, «il centrosinistra spende maggiormente rispetto al centrodestra è per la funzione amministrativa, oltreché per viabilità e trasporti». Sorprese arrivano anche dall’analisi della composizione delle entrate: i dati sembrano smentire la convinzione diffusa secondo cui con il centrodestra  si pagano meno tasse e con il centrosinistra di più. È semmai vero il contrario.

 

 

Fondazione Etica

(a cura di P. Caporossi, G. Gitti)

Il federalismo che già c’è

Come vengono spesi i soldi dei cittadini nei Comuni italiani

Il Mulino, Bologna 2011, pp. 344, € 22,00

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