Lo Stato, il tuo dio

Pubblicato Lunedì 09 Gennaio 2012, ore 6,00

Una radicale contestazione della forma più sofisticata e potente di dominio dell’uomo sull’uomo. La cui legittimità è fideistico-religiosa. Il nuovo libro di Lottieri, una delle voci più autorevoli dei libertarians nostrani

Sulla scia del motto di David Friedman – “Non chiedere che cosa lo Stato può fare per te, chiedi cosa ti sta facendo” -, coniato rivoltando come un calzino la celebre massima kennediana, Carlo Lottieri prosegue la sua “scandalosa” opera di demolizione del pervicace Leviatano, il Moloch moderno. L’ultimo libro del professore bresciano, docente di Filosofia del diritto a Siena, e una delle voci più agguerrite (e autorevoli) del libertarismo nostrano, la corrente più “anarchica” del pensiero liberale, la sua critica allo Stato, «forma più sofisticata e potente di dominio dell’uomo sull’uomo», è, se possibile, ancor più radicale. Al punto che la legittimazione non può essere spiegata se non in una prospettiva religiosa. Il sottotitolo è illuminante: “teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a Wikileaks”. Frutto di un lavoro in progress, nato nella rete prima come blog confluito in un e-book ed ora il libreria, il volume contesta la roccaforte para-religiosa dell’istituzione statuale: prima rivendicando una legittimazione di carattere sacrale e utilizzando la religione quale instrumentum regni, poi prospettandosi come alternativa metafisica e fonte autentica di ogni possibile salvezza e, infine, interpretando il venir meno di ogni trascendenza e il trionfo dello strumentalismo.

 

«La fiducia che molti ripongono nello Stato – ha spiegato l’autore in una recente intervista - discende dal fatto che gli apparati politici della modernità hanno avuto bisogno fin dall’inizio di poggiare su fondamenta metafisiche. Hanno prima adottato la religione cristiana quale strumento di legittimazione e, successivamente, si sono affermati essi stessi come divinità: l’esito è la sacralizzazione del potere politico». Il libertarian, al contrario, difende l’autonomia dell’individuo e per questo si batte contro ogni intervento statalista in campo economico e sociale. Avversa ogni politica proibizionista, ama schierarsi dalla parte delle piccole comunità indipendenti, è un liberale rigoroso, nemico di ogni coercizione. «Egli pensa che si debba evitare che alcuni uomini aggrediscano altri uomini (mettendone in discussione l’incolumità, le risorse e i diritti), ma è altresì convinto che per farlo sia necessario affidarsi alla concorrenza e al libero mercato».

 

Le espressioni “religione civile” o “Bibbia laica” nascondo una realtà la sacralizzazione del potere. Come Carl Schmitt, il primo a parlare di “teologia politica”, anche Lottieri ritiene che il processo moderno di secolarizzazione, non conduce verso un’età in cui nessuno non crede più a nulla. «In realtà apre la strada a nuovi credi e, in particolare, al trionfo del Dio-Stato: se Dio è eterno, lo Stato si vuole perpetuo; se Dio è creatore, lo Stato si rappresenta quale sovrano». Al fondo di tutto ciò c’è una riduzione della persona a semplice oggetto: «è essenzialmente contro questa violenza che i libertari, e io tra loro, reagiscono».

 

Il libro sarà presentato giovedì 19 gennaio alle ore 18 alla Libreria Fogola-Dante Alighieri (Torino, piazza Carlo Felice, 19)

 

Carlo Lottieri
Credere nello Stato?
Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a WikiLeaks

Rubbettino, Soveria Mannelli (Cz), 2011, pp. 191, € 15,00

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