Politica, croce e delizia dei cattolici
Dal potere al silenzio: questa è la parabola secondo un dossettiano non pentito, l’editorialista di Famiglia Cristiana Del Colle. A loro modo fecero l’Italia e ora ne scongiurano il disfacimento
Quanto hanno contato i cattolici nella vita italiana? Quanto contano? Domande semplici, in apparenza, quelle poste dagli autori, in un colloquio franco e senza ipocrisie, che, tuttavia, ammettono risposte assai difficili. I cattolici, ancor prima dell’Unità, hanno sempre avuto un ruolo nella storia del Paese con un progetto condiviso, almeno nei primi tempi, persino da Cavour. Poi tutto è cambiato e i fatti sono andati in modo diverso. Lo Stato liberale ha prevalso dando all’unità un territorio e un’identità apparenti, senza però riuscire ad amalgamarne i valori sociali, tanto che sono diventate nette le categorie Nord e Sud. Non per questo il contributo dei cattolici è cessato. «Esclusi dalla direzione dello Stato e ai margini della vita politica – ha scritto Fausto Fonzi riferendosi al periodo tra il 1870 e il 1904 – i cattolici italiani furono un elemento vivo nella realtà sociale, anche se influirono su di essa in forme poco clamorose e appariscenti».
Il mondo cattolico è stato pervaso da una dialettica interna a volte aspra, tesa, segno di posizioni diverse e non del tutto conciliabili. «Sostanzialmente riconducibili a due le posizioni in campo», scrivono Del Colle e Pellegrini in premessa al loro Cattolici dal potere al silenzio. Come hanno fatto l’Italia e vorrebbero non disfarla. «Da un lato gli “intransigenti”, coloro che, dopo la Breccia di Porta Pia, pensavano che non si dovesse in nessun modo dialogare con lo Stato liberale unitario; dall’altro i “transigenti” o “conciliatoristi”, i quali ritenevano necessario il dialogo per salvaguardare almeno una parte dei valori cristiani. Clericali i primi, più autonomi e maggiormente consapevoli dell’indipendenza del ruolo dei cattolici in politica i secondi. Due posizioni ancor oggi ben delineate, sotto le “specie” sintetizzate dal linguaggio politico di “conservatori” e “progressisti”».
Il colloquio, pur avendo un percorso storico, richiama di continuo l’attualità, il dibattito politico in atto, il senso e il valore oggi della proposta cattolica in un mondo complesso. Ma certo gli autori non si nascondono che oggi, nell’Italia di Silvio Berlusconi, i cattolici «sono spaccati e politicamente quasi insignificanti». Perciò «questo libro sul ruolo che hanno avuto i cattolici, specie quelli democratici, nella politica dell’Italia dall’unità alla Seconda Repubblica vuol essere una proposta che, superando lo stretto ambito culturale, richiami il senso di una dimensione civile e sociale che potrebbe innervare ancora il futuro del Paese».
B. Del Colle, P. Pellegrini
Cattolici. Dal potere al silenzio
San Paolo edizioni, Milano 2011, pp. 344, € 18.00



















