Tangentopoli, vent’anni dopo
È partita la corsa revisionista sulla tumultuosa stagione di Mani Pulite. E tutti dicono la loro. Fu rivoluzione o golpe giudiziario? Unica certezza: la situazione non è migliorata
Rivoluzione o golpe giudiziario? Catarsi rigeneratrice di un Paese ammorbato dalla corruzione e dal malaffare o colpo di stato condotta dalla magistratura? A vent’anni da quel 17 febbraio 1992, giorno in cui fu arrestato il “mariuolo” Mario Chiesa, Tangentopoli e Mani Pulite restano ancora una ferita aperta nel corpo martoriato della politica italiana. Una cosa è certa, un intero sistema crolla, partiti storici vengono spazzati via, un ceto politico sparisce nell’ignominia della pubblica opinione, opportunamente attizzata dalla grande stampa nazionale. E sono proprio i giornalisti che, prima ancora degli storici, avvertono la necessità di tentare un primo bilancio di quella tumultuosa stagione.
In libreria sono appena usciti due saggi che, pur nella diversità dell’approccio e, pare, pure nel giudizio, non si limitano a ricostruire i passaggi fondamentali, preferendo piuttosto gettare qualche sprazzo di luce nelle pieghe oscure di una vicenda che ha ancora molte zone d'ombra. A cominciare dal principale protagonista, l'ex pm Antonio Di Pietro, delle ragioni che lo indussero ad abbandonare la toga e a gettarsi nell'agone politico. Per non dire delle molte, troppe franchigie di cui hanno goduto alcuni, singoli e organizzazioni politiche.
Marco Damilano, inviato dell’Espresso, in "Eutanasia di un potere" (Laterza) utilizza le fonti di quel periodo, giornali e trasmissioni tv, le testimonianze dirette dei protagonisti e le produzioni culturali dell'epoca, per indagare il crollo della Prima Repubblica ma anche per rintracciare le analogie con la stagione presente, quando, vent’anni dopo, sta tramontando un altro blocco di potere, quello fondato da e su Silvio Berlusconi che di quella stagione è il principale beneficiario. Ripercorre il collasso della Prima per spiegare il declino della Seconda.
“Alla fine della fiera” (add editore) è il titolo del libro in cui Federico Ferrero scandaglia la bufera di Mani Pulite con una interessante galleria di interviste ai protagonisti di quegli anni: si parla di loro e li si lascia parlare, per riflettere su ciò che, oggi, l’Italia sarebbe potuta essere. Sotto gli occhi del lettore prendono forma la storie di Luca Magni, il detonatore di tutta l’inchiesta di Mani Pulite; di Luca Leoni Orsenigo, il leghista che sventolò il cappio davanti al premier Giuliano Amato; di Roberto Mongini, l’avvocato civilista considerato tra i giovani democristiani più rampanti (in carcere inventò la t-shirt “Mani Pulite team”); di Primo Greganti, il compagno G, che fece emergere la partecipazione dei comunisti alla spartizione della torta; senza dimenticare Chiara Moroni, Alberto Mario Zamorani e Alessandro Patelli.



















