Casa Acmos a spese dell’Atc
Pubblicato Sabato 18 Febbraio 2012, ore 8,03
Il portierato sociale è uno strumento utile e prezioso, ma sulle modalità ho già espresso le mie perplessità a Regione e Comune
Gentile direttore,
mi permetta di replicare brevemente all’articolo che riguarda la coabitazione solidale affidata all’associazione Acmos nelle case gestite da Atc in corso Novara. Mi preme precisare che il portierato sociale è uno strumento utile e prezioso, previsto dalla legge regionale 3 del 2010 che disciplina l’edilizia sociale, e aiuta a garantire integrazione e coesione sociale nelle case popolari. Atc, in qualità di ente gestore è già gravata da spese di manutenzione e pesanti tassazioni, non potrebbe infatti destinare risorse specifiche alle politiche sociali, per le quali deve invece affidarsi alla collaborazione con altri enti istituzionali e con il mondo del volontariato e delle associazioni.
Detto questo, il regolamento che ha permesso l’ingresso dei volontari di Acmos nei sei alloggi della residenza Nebiolo è soltanto l’approdo finale di un lungo percorso progettuale di concerto tra Regione Piemonte, Città di Torino e Atc, un impegno partito ancor prima che assumessi la presidenza di quest’ente. Tale regolamento è stato approvato da Atc per garantire all’utenza numerosa e particolarmente fragile che vive alla Nebiolo, come l’articolo correttamente sottolinea, di poter contare sin dall’assegnazione degli alloggi su un percorso di accompagnamento. Far partire la coabitazione prevista nel più breve tempo possibile era per noi il modo di garantire agli inquilini un ingresso nella loro nuova abitazione meno traumatico e disagiato possibile. Ciononostante, ho già espresso le mie perplessità sulle modalità con cui questo progetto si articola sia alla Regione Piemonte, che alla Città e alla stessa associazione Acmos, cui nel mese di ottobre scadrà il diritto alla coabitazione.



















