Eternit e Tav, inquietanti assonanze

Scritto da Riccardo Humbert
Pubblicato Martedì 21 Febbraio 2012, ore 8,45

Da decenni a noi valsusini i pirati della finanza dicono che nelle nostre montagne l’amianto non c’è e anche se ce ne fosse sarebbe smaltito con sistemi ultramoderni. Ma ogni geologo serio sa che la cava amiantifera di Balangero è solo la punta dell’iceberg

Non so se chi non appartiene al tribolato mondo della Valle di Susa sia stato in grado di cogliere, in questi giorni, alcuni messaggi neanche tanto subliminali dopo la sentenza del processo Eternit. Sono passati cinquant’anni, da almeno quaranta si conosceva il mortale effetto dell’amianto. La realtà è stata sottaciuta tanto i proprietari avevano le ville in Svizzera o in qualche altro paradiso fiscale. La pericolosità dell’amianto è sempre stata negata, ai poveri operai si dava un fazzoletto per coprire la faccia e un bicchiere di latte ogni due ore. Ma il clou dell’epidemia di asbestosi è solo all’inizio, poiché l’incubazione è di decine di anni. Da decenni a noi valsusini i pirati della finanza dicono che nelle nostre montagne l’amianto non c’è (il bicchiere di latte) e anche se ce ne fosse sarebbe smaltito con sistemi ultramoderni (il fazzoletto sulla bocca). Ogni geologo serio sa che la cava amiantifera di Balangero è solo la punta dell’iceberg di un filone enorme che inizia in bassa valle, nella piana di Almese.

 

Da cinque anni la nuovissima galleria che da Clavière dovrebbe bypassare alcuni tornanti è ferma per bonifica da amianto. Lo scorso ottobre, sopra Sauze d’Oulx, i lavori per la costruzione di uno skilift sono stati sospesi poiché si è trovata una concentrazione di amianto superiore a sei volte il minimo consentito per legge. Queste notizie, ben nascoste nelle pagine dei giornali tra la pubblicità di un mobilificio pronto per il fallimento e quella di un Suv per ricchi, compaiono per l’arco di una giornata e poi nessuno ne parla più. Fra 50 anni forse, mentre il treno dei ricchi passerà semivuoto dentro un tunnel la cui gestione costerà 500 milioni di euro all’anno, qualche magistrato di buona volontà aprirà un fascicolo e allora si scoprirà che qualcuno sapeva, ma quel qualcuno è già passato nelle verdi praterie di Manitou lasciando l’eredità di quei soldi sporchi a qualche figlio annoiato che, su Google Heart, andrà a vedere dove diavolo sia quella Valle di Susa per la quale qualche avvocato onesto sta rompendo i coglioni all’anima di suo padre. Molto più corretta, invece, LTF (Lyon Turin Ferroviarie), che in un suo capitolato prevede, in valle, una morìa di carne umana pari al 10/15% della popolazione.

 

Tale sarà la percentuale di aumento delle malattie respiratorie e cardiovascolari, soprattutto tra le fasce più deboli della popolazione: bambini e anziani. Ripeto - per chi crede che la Valle di Susa sia solo un covo di alpini alcolizzati - questo lo dice il capitolato LTF, e non io. E’ consultabile su Internet. Ora, siccome io ho intenzione di invecchiare in questa valle e i miei nipoti di viverci, mi chiedo con quale tipo di rassegnazione potrei continuare a starmene tranquillo aspettando inerme, in nome di un inutile buco, l’insorgere preventivato di una di tali malattie. E’ il progresso, bellezza. Ci dicono. Ma è solo una questione di termini, quello che per qualcuno è “progresso” da noi si chiama “omicidio pianificato” e non abbiamo nessuna intenzione di aspettare 50 anni perché i nostri nipoti possano avere degli ipocriti “risarcimenti”.

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