Troppa retorica sul rave party alpino
Pubblicato Sabato 07 Maggio 2011, ore 9,12
Il raduno torinese delle penne nere è prevalentemente un’occasione di sballo collettivo, ammantato da tanta enfasi patriottarda. È davvero un esempio per le giovani generazioni?
Ma la vogliamo smettere con tutta questa retorica sull’adunata degli alpini? Non vorrei mancare di rispetto a nessuno, tantomeno a quanti – nel compimento del loro servizio in armi – hanno pagato con la vita il tributo di fedeltà alla patria e ai valori di libertà e democrazia del nostro tanto bistrattato Occidente. Ma lo spettacolo indecoroso dei bivacchi in città di queste ore che cos’hanno a spartire con le gloriose penne nere, protagoniste di eroiche pagine di storia patria? Forse che questa sfilata di panzoni sventrati dall’alcol fieramente esibiti come trofei di guerra (di sicuro quella etilica), a malapena coperti dalle magliette “barcollo ma non mollo” (autentico must del raduno) possono costituire un valido esempio per le giovani generazioni? Ma per favore! A meno che la gara del rutto sia il non plus ultra del divertimento.
Diciamo la verità questa sfilata è l’occasione per far cagnara, la scusa per trascorrere quarant’otto ore a sbevazzare smodatamente, urlare a squarciagola (che dire cantare sarebbe davvero un’esagerazione), ingollarsi di cibo. Esempio di un cameratismo deteriore. Mi chiedo, tanto per dire, qual è la differenza con i tanto (giustamente) condannati rave party dei nostri giovani, alla ricerca dello sballo da fine settimana. Forse che gli alpini lo fanno solo una volta l’anno e invece di pasticche e cocktail si fanno di vino e grappino?
Caro lettore, è una minoranza, fastidiosa, rumorosa e molesta. Ma una minoranza. Conseguenza - o almeno una delle conseguenze - dell'abolizione della leva obbligatoria. Pazienti ancora qualche ora.



















