Lunedì 01 Settembre 2014, ore 8,20
REGIONE

“Sanità in salute nel 2015”

Entro la fine del prossimo anno il Piemonte punta a liberarsi dai vincoli del piano di rientro. "Già a ottobre presenteremo conti in regola", assicura l'assessore Saitta che spiega i punti cardine della sua azione: "Pragmatismo e razionalizzazione"

“Discussioni infinite, spesso inutili. Si parlava, per settimane del modello lombardo, poi di quello toscano. Li ricordo bene, quando ero in consiglio regionale, i dibattiti sul piano socio sanitario”. La premessa alla risposta, soddisfa già la domanda: per l’assessore regionale alla Sanità la svolta buona sta anche in questo, nell’evitare di imbarcarsi in fiumi di parole mentre la politica della salute in Piemonte ha bisogno di fatti. Detto chiaramente: non c’è bisogno di un Piano socio sanitario. «Il Patto della salute ha definito parametri, linee guida, strumenti per organizzare e programmare la politica sanitaria. Invece di discutere di filosofia sanitaria bisogna essere più pragmatici». Un realismo che nelle intenzioni e nelle previsioni fatte da Antonio Saitta e dal direttore generale Fulvio Moirano in uno dei mille colloqui tra i due, pochi giorni fa e ribadito dall’assessore nel colloquio con lo Spiffero «dovrà portare entro la fine del 2015 il Piemonte a liberarsi dai vincoli imposti dal piano di rientro» affrancandosi da quel commissariamento romano in cui, di fatto, è finito. Già a ottobre il tamdem Saitta-Moirano prevede di dare a Roma «segnali del cambiamento per quanto riguarda i conti». E mettere in sicurezza la Sanità è un’operazione che deve passare innanzitutto per due strade che a seconda dei punti di vista possono avere anche l’aspetto di forche caudine: il Patto della salute con i suoi rigidi paletti e, appunto, il piano di rientro cui il Piemonte è tuttora sottoposto. La terza via, stavolta, non è una scorciatoia ma s’interseca con le altre due: la riorganizzazione della rete ospedaliera. Questa via Saitta ribadisce di volerla «imboccare e percorrere in fretta». «Ci stiamo lavorando» dice comprendendo nel plurale l’uomo chiamato a dirigere, ma anche riorganizzare, la macchina sanitaria piemontese, quel Moirano che il Patto per la salute conosce come le sue tasche per avervi lavorato quand’era a capo di Agenas. Un lavoro che l’assessore spiega come debba avere come presupposto fondamentale una diversa visione, soprattutto da parte degli enti locali, municipi in primis, delle prescrizioni che il Piano varato dal ministero contiene: «I parametri, come quelli dei posti letto o delle specialità solo per fare un esempio, non sono fondati su logiche ragionieristiche ed esclusivamente economiche, ma su un ragionamento che ha come obiettivo la garanzia più elevata dei servizi forniti». Insomma, se un ospedale registra un numero di interventi inferiori a quelli indicati significa che il rischio per il paziente può aumentare, quindi occorre cambiare, indirizzare quel genere di interventi dove i dati forniscono indici di maggiore affidabilità. Un boccone difficile da far digerire, specie a quegli amministratori locali che spesso difendono “a prescindere” i servizi forniti sul loro territorio. «Ma sento che l’aria sta cambiando, si comprende come la riforma delle rete ospedaliera sia improntata alla maggiore sicurezza in un sistema sanitario regionale che è cresciuto malamente» dice, fiducioso, Saitta. E spiega, pure, che non è necessario un piano socio sanitario per cambiare un andazzo che proprio non gli piace: «Ancora in troppe aziende sanitarie c’è un muro tra la struttura e il cittadino. Non è possibile che se un paziente o un famigliare di un ammalato chiede spiegazioni o deve rappresentare un problema la risposta che trova all’Urp, l’ufficio relazioni con il pubblico, sia un modulo da compilare. Ci vuole più apertura più disponibilità, con i cittadini bisogna parlare». La cartina di tornasole l’assessore ce l’ha davanti, sul computer, dove il suo profilo facebook, gestito dalla struttura di Corso Regina, è ogni giorno affollato di segnalazioni, apprezzamenti, lamentele. «Spesso grazie a questo mezzo abbiamo conosciuto situazioni anche gravi che dalle Asl non erano state segnalate. Forse stavano ancora nel famigerato modulo». Non occorre un piano sanitario «per umanizzare servizi di cui il cittadino ha diritto e che sono pagati con denaro dei cittadini». Che l’aria fosse pesante per un bel po’ di direttori generali lo si era capito già nei mesi scorsi quando le bacchettate dell’assessore erano arrivate per quei soldi che «le Asl continuano a spendere troppo e male», e che ci sia da cambiare registro anche nel rapporto con i cittadini lo dice senza giri di parole oggi. A partire dalla struttura amministrativa: «Bisogna pensare a una riduzione non traumatica, ma necessaria, passando per un blocco del turn over e a una mobilità fornendo personale alle strutture che ne sono carenti sfoltendolo dove è in eccesso». Impresa a dir poco non facile - pur se lo stesso Piano della salute prevede percentuali rigide tra il numero di amministrativi e il totale dei dipendenti - e che alla sola ipotesi di mettere mano a questa branca della sanità solleverà cori di proteste e barricate corporative. Ma sarà, anche questa, la prova del nove tra la politica dell’annuncio e la politica del fare di Saitta e Chiamparino. E, pure, la risposta alla stizzita difesa della sua sanità che proprio ieri il governatore decaduto Roberto Cota ha fatto sul suo blog domenicale. Ricordando le “giuste scelte di governo” fatte sulla riforma sanitaria, Cota critica “le strumentalizzazioni e le falsità dette o scritte” al riguardo. “Sarebbe interessante mettere insieme tutte le falsità propalate e le strumentalizzazioni fatte sulla riforma sanitaria. Le scelte di governo – rivendica l’ex presidente - erano giuste. Sono state dette e scritte cose senza senso, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di ammetterlo apertamente”. Saitta dedica poche parole alla polemica, non lo cita neppure quando punta il dito su «una mancanza di conoscenza del funzionamento della pubblica amministrazione che ha portato a scelte come quella delle federazioni sanitarie», mentre si materializza la sagoma del suo predecessore, quel Paolo Monferino paracadutato dall’Iveco in corso Regina e annunciato da Cota come “il migliore assessore alla sanità”. Se ne andò, lasciando i verdeggianti corridoi dell’assessorato ai passi felpati di Ugo Cavallera, il vecchio avanzato. Nell’agenda dell’ex inquilino di Palazzo Cisterna questa settimana c’è un giorno sottolineato, mercoledì, quando a Roma dopo un incontro in mattinata dei tecnici, nel pomeriggio gli assessori alla Sanità metteranno mano al documento preparatorio sulla fecondazione eterologa pronto per passare al vaglio dei presidenti delle Regioni il giorno successivo: anche su questo tema i tempi previsti sembrano annunciarsi brevi. «Se ci sarà l’accordo, la strada sarà spianata» e il governo si troverà di fatto il piatto pronto. Ma c’è un’altra questione su cui Saitta vorrebbe pigiare l’acceleratore: si presenta come una vicenda ristretta ai confini di una provincia, ma potrebbe essere il grimaldello per un’ulteriore svolta nel segno della spending review e non solo. L’ipotesi di accorpamento di Asl e Aso di Alessandria, lanciata dal sindaco di Novi Rocchino Muliere e subito piaciuta in corso Regina, nel caso andasse in porto – e questo dipende solamente dai sindaci del territorio che Saitta incontrerà ad Alessandria il prossimo 18 settembre – potrebbe aprire la via ad altre soluzioni analoghe. Cuneo, per esempio. Ma come ammette lo stesso Saitta «non si potrebbero escludere anche alcune aziende torinesi. Fondamentale è che ci sia la volontà degli amministratori locali. La decisione deve venire da loro, non essere calata dall’alto» spiega ribadendo il concetto di premialità: «I risparmi prodotti dalla fusione rimarrebbero sul territorio per essere reinvestiti in servizi. Penso, per esempio, all’assistenza domiciliare nel quadro della riforma della rete ospedaliera». La proposta Muliere, intanto, continua a raccogliere consensi e appoggio: dal senatore Pd Daniele Borioli che la giudica «ragionevole, semplice e autenticamente riformatrice» e dal suo collega Federico Fornaro per il quale «è un passaggio importante che mi trova e non da oggi pienamente concorde. L’importante – osserva – è che l’ospedale di Alessandria rivesta nella rete il ruolo di hub e non perda la qualifica di rilievo nazionale». Le condizioni per arrivare, entro la fine dell’anno, a unificare le due aziende sembrano esservi tutte, ma bisognerà aspettare la riunione alessandrina per essere certi che, nel frattempo, qualcosa anche in virtù di interessi particolari non possa cambiare il quadro attuale. Il gattopardo nel mondo della sanità non l’hanno ancora ammazzato. Chissà se Antonio Saitta ha una buona mira? (sr)
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31 Agosto 2014, ore 16,44
BENECOMUNISMO

Nessun carrozzone alla Cavallerizza

Monito del radicale Viale: “No alla trasformazione del complesso a sito culturale sul groppone del Comune e dei torinesi”. L’area è ora occupata da un sedicente comitato di artisti e di antagonisti che vuole impedirne la vendita. La vicenda approda in Sala Rossa

  Non fare della Cavallerizza Reale l’ennesimo carrozzone pubblico, scongiurare ogni tentazione di dare alle antiche stalle dei Savoia un futuro “culturale” in virtù di una supposta quanto inesistente loro vocazione. È il monito che Silvio Viale, radicale e consigliere in Sala Rossa eletto nel Pd, rivolge all’ammini... LEGGI TUTTO
31 Agosto 2014, ore 9,00
SCIUR PADRUN

Farinetti, l’Eataly s’è desta

Grane per il patron della catena made in Turin. Primo sciopero a Firenze e dipendenti sul piede di guerra in mezza Italia. E spuntano accertamenti sui lavori di ristrutturazione del quartier generale al Lingotto. Dopo lo sbarco a Londra la cessione?

Bocconi amari e assai indigesti per Oscar Farinetti. Il patron di Eataly, profeta del cibo di classe a prezzi tutt’altro che popolari, capace di coniugare solidissime relazioni politiche e un marketing aggressivo attorno a se stesso più che ai prodotti che vende nei suoi supermercati, è finito nel mirino dei suoi stessi dipendenti e rischia di dover rispondere di qualche presun... LEGGI TUTTO
30 Agosto 2014, ore 8,46
CAPITALISMO MUNICIPALE

Fassino accelera sulla superutility del Nord

Nelle stesse ore in cui Renzi è costretto a rinviare gli interventi sulle municipalizzate, il sindaco di Torino rilancia dal palco del Meeting di Cl la necessità di aggregare le società per costituire un grande player. La partita Iren si apre il 3 settembre

  Se non ora quando? Forse tra un po’. Nelle stesse ore in cui il governo faceva uscire dal pacchetto dei provvedimenti gli interventi sulle Partecipate pubbliche, a Rimini Piero Fassino ribadiva la necessità di mettere rapidamente ordine nella giungla di società e aziende municipalizzate: una foresta di sprechi e inefficienze fini... LEGGI TUTTO
29 Agosto 2014, ore 20,00
RIFORME

Sanità, Saitta prova a tagliare

L'assessore sposa il lodo-Muliere sul superamento della dualità tra Asl e Aso nella stessa provincia. La discussione parte da Alessandria ma presto potrebbe estendersi al resto del Piemonte. Coro di sì bipartisan al provvedimento

Una svolta tanto importante quanto inattesa nella riorganizzazione del sistema sanitario piemontese qual è il superamento della presenza nella stessa provincia di un’azienda sanitaria locale (Asl) e di un’azienda sanitaria ospedaliera (Aso), partirà da Alessandria, ma sarebbe meglio dire da Novi Ligure giacché la proposta è venuta ... LEGGI TUTTO
29 Agosto 2014, ore 18,20
SERGIO & SERGIO

“Con Marchionne più globali” Parola di Chiamparino, agente “Betulla”

Ennesimo attestato di stima del governatore verso il compagno di tante partite a scopone: “Ha impedito che gli alberi sul tetto di Mirafiori diventassero un bosco”. Oggi Torino ha più potenzialità, ma sul futuro non prende impegni. Manco noi

“La gestione di Marchionne ha impedito che le betulle sul tetto di Mirafiori diventassero un bosco e ha comunque dato a Torino una dimensione più globale e internazionale. Ora ha sicuramente più potenzialità di quelle che aveva nel 2004”. Ne è certo Sergio Chiamparino che intervenendo in Commis... LEGGI TUTTO
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