Cota e Ghigo: porte chiuse ai “dissidenti”
Rotte le trattative con Progett’Azione sugli emendamenti alla manovra finanziaria. La decisione presa in un summit romano tra governatore e coordinatore pidiellino. Con l’avallo di Alfano?
“Nessuna concessione ai sette: rigettare gli emendamenti”. Nel Pdl piemontese tornano a soffiare i venti di guerra: la maggioranza del gruppo consiliare di Palazzo Lascaris ha deciso di chiudere la porta ai colleghi di Progett’Azione. La trattativa, in corso da qualche settimana, sembrava avviarsi verso un esito positivo, con l’accoglimento di alcuni punti del lungo elenco di proposte avanzate dai “dissidenti” sulla politica finanziaria ed economica della Regione. Ad eccezione della mozione in cui i sette chiedono l’abolizione della società di committenza (Scr), su cui il contrasto è parso sin da subito insanabile, la gran mole di emendamenti si stava avviando ad essere accolta, una parte addirittura fatta propria dalla giunta. Poi, ieri, l’improvviso cambio di registro e la rottura. L’ordine di interrompere il tavolo di diplomazia è giunto a Luca Pedrale direttamente dai vertici del partito, come lui stesso ha riferito ai colleghi. Sempre secondo la ricostruzione accreditata dal capogruppo, la linea dell’intransigenza sarebbe emersa al termine di un summit romano tra il presidente Roberto Cota e il coordinatore regionale pidiellino Enzo Ghigo, e assunta con l’avallo del segretario nazionale Angelino Alfano. Versione confermata anche da Claudia Porchietto nel corso di colloqui informali con un paio di consiglieri. Anzi l’assessora ha aggiunto alcuni particolari in merito al pressing che avrebbe fatto di concerto con gli altri componenti di giunta sul governatore, già irritato di suo dal comportamento dei sette. “L’abbiamo caricato per bene”, ha spiegato.
Questo è ciò che sarebbe avvenuto o, meglio, questo è quanto si vuol far sapere in una contesa combattuta con ogni genere di arma, compresa quella del logoramento dei nervi. Che Cota e Ghigo siano esasperati non è una novità, molto più improbabile che Alfano abbia espresso una qualsiasi forma di benestare. E non solo perché il segretario è, come si dice, in altre faccende affaccendato e non ha alcuna intenzione di farsi trascinare in beghe locali, ma soprattutto perché il dossier Piemonte non è sul suo tavolo, bensì su quello di uno dei triunviri, Denis Verdini. Secondo le nostre fonti in via dell’Umiltà non è in programma alcun intervento, men che meno sono in arrivo azioni disciplinari. Infine, il resoconto stride con le parole pronunciate da Cota non più tardi di qualche settimana fa nel corso dell’incontro con i “ribelli”: “Pensare che io parlo bene di voi con Alfano”, avrebbe detto in quell’occasione. Ed ora di punto in bianco sarebbero diventati “irrecuperabili”, “inaffidabili”, “immorali”, come riferiscono gli insider? Può darsi.



















