Rifiuti, c’è puzza... di bruciato

Pubblicato Giovedì 16 Febbraio 2012, ore 6,45

Oltre 20 milioni di soldi pubblici in fumo per la scellerata gestione di Punto Ambiente, il centro di compostaggio di Druento. Presto nuovi lavori a soli due anni dall'inaugurazione. Chi ne risponde?

IL CENTRO DI PUNTO AMBIENTE

Oltre 20 milioni di denaro pubblico andati in fumo.

C’è puzza attorno al centro di compostaggio Punto Ambiente di Druento e non solo per via delle esalazioni dovute a banali errori di progettazione ed esecuzione dell’impianto. C’è puzza di bruciato per come, sin dall’inizio, è stata gestita l’intera partita. E, soprattutto, per come potrebbe andare a finire.

 

Complessivamente Punto Ambiente srl - che dallo scorso agosto è stato inglobato all’interno di Cidiu spa, la società che si occupa di raccolta e smaltimento rifiuti nella zona nord-ovest di Torino - è costato circa 22 milioni di euro. Soldi pubblici, in gran parte anticipati dalle banche in attesa che tra quelle mura si iniziassero a stoccare e smaltire rifiuti organici. Un impianto che a regime sarebbe in grado di trattare 60 mila tonnellate all’anno di umido, trasformandole in compost. Attraverso i ricavi derivanti da questa attività si sarebbe pagato il costo di realizzazione andando col tempo a ripianare lo scoperto contratto con gli istituti di credito. Ma così non è stato.

 

Fin dall’inizio Punto Ambiente ha palesato gravi criticità funzionali. L’impianto, infatti, tratta l’umido attraverso processi aerobici, che impregnano l’aria di un fetore che presto provoca le rimostranze dei residenti di Pianezza, Collegno, Druento, Venaria e la stessa Torino. Alla fine del 2010, dopo appena un anno di attività, la Procura mette i sigilli al centro. Vengono indagati Franco Miglietti e Marco Lo Bue, rispettivamente ex presidente di Punto Ambiente e direttore generale del Cidiu (ma soprattutto, per dare un’idea della lottizzazione politica di queste società partecipate, ex sindaco di Collegno il primo, ed ex sindaco di Grugliasco il secondo).

 

Non è finita: la Provincia di Torino, per placare le furiose narici dei residenti, impone un tetto di 2500 tonnellate al mese, circa il 50% della reale capacità del centro, il resto finisce all’Acea di Pinerolo. Troppo poco perché Punto Ambiente possa sopravvivere. E infatti fonti interne al Cidiu parlano di perdite che si aggirano intorno ai 7 milioni in due anni. Punto Ambiente srl non è economicamente autosufficiente, di qui, probabilmente, la decisione, datata 1 agosto 2011, di incorporarlo all’interno del gruppo Cidiu, azienda tutto sommato in salute, i cui ricavi serviranno, almeno in parte, a coprire il buco della società inglobata. Il tutto, non è da escludere, con qualche aggiustamento al rialzo sulla bolletta.

 

Anche l’assemblea dei sindaci soci della società si tutela, rivolgendosi ai giudici e “intentando  un procedimento contro le ditte esecutrici e il progettista” spiega allo Spiffero un amministratore di un comune interessato. Intanto, però, urge mettere una pezza. Così i tecnici del Cidiu stanno predisponendo un bando per coinvolgere un socio privato nei lavori necessari a mettere mano al centro di compostaggio. Servirebbero altri 11 milioni per a un impianto inaugurato solo nel 2009. Il tutto ha dell’incredibile, ma non è finita. I vertici dell’azienda starebbero valutando le modalità per far subentrare un partner privato e su questo l’Italia dei Valori - che esprime un rappresentante nel Consiglio di amministrazione di Cidiu Servizi – vuole vederci chiaro: «E’ necessario valorizzare al meglio la società evitando di spacchettarla». C’è addirittura chi parla di un percorso che porterebbe a una sinergia sempre più intensa con Amiat e Trm. Per ora si veleggia nel campo delle ipotesi. Di certo sarà necessario monitorare le prossime operazioni, per evitare altri disastri.

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