Sanità, lottizzazione selvaggia

Pubblicato Martedì 21 Febbraio 2012, ore 8,25

La nuova organizzazione della direzione regionale imposta dall'assessore Monferino non piace a sindacati e operatori. Il Csa denuncia la spartizione partitocratica. Vertice della maggioranza

CAMICE VERDE Roberto Cota

Mentre si procede a tappe forzate  nella discussione sul Piano Socio-sanitario – all’ora di pranzo è convocata una riunione di maggioranza che dovrebbe smussare le residue spigolosità presenti nel Pdl – l’assessore Paolo Monferino ha messo mano alla “macchina amministrativa” della direzione regionale della Sanità. L’organigramma uscito dalla riorganizzazione imposta dall’ex manager Fiat ha provocato parecchi malumori, anzitutto tra i dirigenti trombati, e non convinto del tutto le forze politiche che, non solo all’opposizione, parlano apertamente di logiche spartitorie e lottizzazione politica. Un primo step è avvenuto a fine gennaio con l’approvazione in giunta di nove deliberazioni: quattro di assegnazione della responsabilità di un settore, cinque di collocamento in staff. A completare l’organico mancano quattro capisettori che, a quanto trapela da corso Regina Margherita, Monferino intenderebbe individuare all’esterno, ricorrendo a professionisti provenienti dalle imprese private e, almeno in un caso, da un ente pubblico non piemontese.

 

Sono stati declassati, e conseguentemente colpiti da un taglio della retribuzione accessoria (circa 31mila euro annui lordi), Michelina Audenino (già responsabile del settore “Promozione della salute e interventi di prevenzione individuale e collettiva), Patrizia Camandona (ex capo “Attività ispettiva e di controllo amministrativo”), Giorgio Lucco (“Assetto istituzionale e organizzativo delle ASR e sistemi informativi sanitari”), Giuliana Moda (“Prevenzione veterinaria”) e Piero Pais (“Politiche degli investimenti”).

 

Promossi – o salvati, a giudizio di alcuni da accordi tra assessore e partiti – quattro dirigenti dal sicuro pedigree professionale e con non proprio marginali addentellati politici: Daniela Nizza, incontrastata numero due dell’assessorato, cui è stato assegnato il cuore del sistema (l’organizzazione dei servizi sanitari, ospedalieri e territoriali), Valter Baratta a capo delle “risorse finanziarie”, Cristiana Pellegri alla “farmaceutica territoriale e ospedaliera”, Gianfranco Corgiat Loia, fratello del sindaco Pd di Settimo Torinese, che torna a dirigere il settore veterinario e la prevenzione alimentare. Prestigio e indennità di funzione di 50.182,47 euro all'anno. Tutti sotto le grinfie di Sergio Morgagni, il direttore generale, di area pidiellina lealista (Ghigo con simpatie crosettiane).

 

Forti dubbi sulla coerenza della nuova organizzazione rispetto all’organizzazione futura delle Aziende Sanitarie che dovrebbe governare è espressa dal Csa, il coordinamento sindacale autonomo della Regione. «In due mesi – scrive Luigi Serra - siamo passati dall’idea di scorporare gli ospedali (non realizzata),di accorpare aziende (accorpamento non più previsto), all’annuncio della costituzione delle federazioni (accantonato),all’idea dei consorzi e chissà cos’altro ancora partorirà la fantasia. Non sarebbe il caso di procedere con più prudenza chiarendo ai cittadini anzitutto in che direzione si intende andare per non aggiungere danno a danno?».

 

 

Viene contestata duramente la ratio che ha portato alla nuova definizione dei settori: 100 dipendenti (circa la metà del personale in forza complessivamente) vengono assegnati a solo 2

di essi (Nizza e Corgiat Loia), mentre «grazie alle geniali intuizioni organizzative» ben 3 settori risultano al di sotto delle 10 unità di personale. Che dire poi della recente nomina delle 8 nuove posizioni organizzative? «Con un vero e proprio colpo di mano (in stile “alti comandi” Fiat) il direttore Morgagni procede alla loro individuazione tutte nel “Super Nizza Settore”».

 

E se i dubbi circa la reale possibilità di integrazione con il nuovo assetto complessivo della Sanità piemontese che verrà con l’approvazione del Piano, il Csa spara un’autentica bordata ai due carrozzoni: Aress e Scr, «che continuanoad essere impunemente “foraggiati” con soldi pubblici e divenuti, con il passare deltempo, veri e propri ricettacoli delle lobby partitocratiche piemontesi».

Sede faraonica, in corso Marconi, nell’ex quartier generale Fiat, per la stazione appaltante mentre per l’agenzia diretta da Claudio Zanon è stata riservata una gran parte di una intera palazzina di Corso Regina 153, a suo tempo sgombrata in tutta fretta. «Ma non era proprio l’Aress – si chiede Serra -, ai tempi in Morgagni ne era il direttore, ad essere contenuta in cinque stanze?» Non si capisce poi chi decida le sue incombenze «visto che il piano di attività del 2011 è stato deliberato a fine 2011 e non c’è traccia del piano 2012 che per legge dovrebbe essere approvato entro il mese di luglio dell’anno precedente».

 

 

Infine,  con l’ultima gestione il finanziamento di Aress è stato prontamente riportato a 4,5 milioni, ma non è chiaro se al suo commissario siano state applicate le riduzioni dello stipendio così come avvenuto agli altri direttori delle Asl. «Proprio uno strano modo di eliminare gli sprechi in sanità», conclude il Csa.

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