Juventus: nuovo stadio, solito andazzo
Al netto della propaganda resta la vecchia abitudine dell’imprenditoria nostrana: puppare soldi pubblici per interessi privatissimi. L’impianto ha goduto della trasformazione dell’area e della concessione da parte del Comune della superficie per 99 anni al prezzo di favore
8 settembre 2011. A Torino, s’inaugura tra la ola dei tifosi e l’adorante tripudio di amministratori e giornalisti il nuovo stadio della Juventus. È “lo stadio che cambia il calcio”, secondo la società bianconera. Per Del Piero, “una rivoluzione culturale”. Secondo l’assessora regionale Claudia Porchietto nientemeno che «un'occasione unica per creare occupazione nella città di Torino». E tutti a decantare la novità in Italia: l’impianto di proprietà.
Eppure, per realizzarlo la squadra degli Agnelli - che è quotata in Borsa - ha fatto ricorso a ricette antiche: due mutui per complessivi 60 milioni di euro in prestito da una banca pubblica, l’ Istituto per il credito sportivo, una variante che modifica l’area dello Stadio delle Alpi da luogo destinato a servizi pubblici a Zona urbana di trasformazione; la concessione - da parte del Comune di Torino - di 349mila metri quadri per 99 anni al prezzo di meno di un euro al metro quadro per ogni anno. E, come se non bastasse, una seconda variante che ha permesso di costruire - accanto allo stadio - due centri commerciali, progetto nel quale la Juve ha coinvolto alcune cooperative (Cmb, Unieco, Nordiconad). E al caso “stadium” juventino il mensile Altreconomia dedica un approfondito servizio.



















