L’apolide Rosso resta a Vercelli

Pubblicato Lunedì 20 Febbraio 2012, ore 11,01

Avrebbe voluto candidarsi alla guida del Pdl di Torino. Ma in un weekend frenetico la sua aspirazione è stata bocciata. Ora teme per il congresso di domenica nel suo ex feudo

Avrebbe voluto capitanare la lista dei “bonsignoriani” al congresso cittadino Pdl di Torino del prossimo 4 marzo. Ma a far cambiare idea a Roberto Rosso ci ha pensato il capo in persona, per nulla convinto a sguarnire la provincia di Vercelli dove domenica prossima si voterà per rinnovare il vertice del partito in una partita apertissima il cui esito è appeso a una manciata di tessere. La componente “lealista” (alla diarchia di corso Vittorio) è riuscita infatti a strappare, proprio sul fil di lana, Davide Gilardino, sindaco di Ronsecco, e Lillo Bongiovanni da Asigliano, titolari in proprio di circa 700 tessere, ormai decisi a cambiare casacca e tradire il loro antico riferimento politico. A Rosso, che si ricandida – controvoglia, molto controvoglia – alla guida del provinciale è rimasta una manciata di dirigenti, non tutti di primissimo piano: da Luigina Bassignana che corre come numero due a Gilberto Canova che nelle intenzioni dell’ex sottosegretario avrebbe dovuto sostituirlo all’ultimo. Nell’altra lista sono schierati tutti i pezzi da novanta della zona: Lorenzo Piccioni, Luca Pedrale, Alberto Cortopassi.

 

La richiesta, oggetto di frenetiche trattative tra sabato e domenica, persino a margine del Concistoro, è stata interpretata da molti come un triste presagio del risultato congressuale. Rosso ha davvero tentato la fuga per non intestarsi la probabile sconfitta? Lui, ovviamente, smentisce sia che si sia trattato di un tentativo di diserzione, sia che l’idea sia frutto della sua pur  fervida mente. Anzi, in un colloquio con lo Spiffero, ha dichiarato di aver non poco faticato a convincere Bonsignore dell’inopportunità della sua candidatura sotto la Mole. Anche se – ha aggiunto - «avrei tutte le carte in regola, essendo stato in corsa per diventare sindaco di Torino». Già, ma era il 2001.

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