Stop al 118, ma non per il primario
Ad Asti il servizio di emergenza è stato assorbito da Alessandria. Il responsabile però resta in carica e continua a ricevere lo stipendio. Eppure l'accorpamento fu varato proprio per risparmiare
Da quattro mesi ad Asti non esiste più la centrale operativa del 118. Per risparmiare sui costi e ottimizzare il servizio, la Regione ne ha sancito la cessazione e l’accorpamento del servizio di emergenza con la centrale di Alessandria. Una decisione, ovviamente, poco gradita ai cittadini astigiani e agli amministratori locali che hanno tentato di opporvisi. Alla fine sono prevalse le ragioni economiche e nel quadro del piano di rientro delle spese sanitarie varato dalla giunta Cota la struttura ha chiuso i battenti. Solo per gli utenti, giacché il primario, Roberto Balagna, a quanto pare continua a mantenere la carica e a ricevere regolarmente lo stipendio.
A denunciare la situazione a dir poco singolare è il segretario provinciale FIMMG-SE, Carmelo Zaccuri: «In un momento storico in cui alla gente si richiedono più “sacrifici” succede che un primario continui a ricoprire la sua carica e a percepire il suo stipendio all’interno di una struttura che non esiste più. Mi chiedo come tutto questo possa accadere senza che nessuna forza politica intervenga nell’interesse della popolazione che a fronte dell’ennesima sottrazione di risorse continua a pagare le spese dell’ incoerenza delle scelte adottate». Ciò è possibile, secondo il sindacalista, grazie a una convenzione (deliberazione n°78 del 30 Dicembre 2011), stilata tra l’Aso di Alessandria e l’Asl di Asti, nella quale si sancisce che il primario del 118 di Asti continui a ricoprire il suo incarico in quanto: “… il sistema creato dall’unione delle due centrali determina una maggiore complessità organizzativa e gestionale…” . «Ma non doveva essere più snello il sistema creato?», si chiede Zaccuri.



















