Vietato l'ingresso ai politici

Scritto da Riccardo de Caria
Pubblicato Venerdì 27 Aprile 2012, ore 6,30

A cavallo tra 25 aprile e 1 maggio, si sta continuando a discutere molto sull'apertura degli esercizi commerciali durante queste festività. Noi "einauditi" non possiamo che concordare con quanti hanno fatto notare che il miglior modo di festeggiare la Liberazione sarebbe proprio di liberarci una volta per tutte dei tanti vincoli che ancora ci portiamo dietro dal ventennio fascista, limiti alle aperture dei negozi comprese. Qui vogliamo partire da queste considerazioni per farci una domanda più generale: è giusto che, di apertura dei negozi così come di una miriade di altre questioni, si occupi la politica?

 

No, per noi non lo è affatto. Per questo fa particolarmente piacere la risposta del Presidente di Federdistribuzione Savino Russo alla lettera dell'assessore torinese al Commercio Tedesco, che faceva pressing perché gli ipermercati tenessero chiuso: «Ognuno sceglierà come vuole», ha risposto.

 

Abbiamo un enorme bisogno di cittadini e imprese che abbiano il coraggio e la voglia di mettere alla politica un bel cartello di "stop: tu qui non puoi entrare". Pensiamo a chi, come Leonardo Facco, si è preso la briga di rifiutare di rispondere col censimento a domande di cui la pubblica amministrazione o conosceva già la risposta (e quindi la smettesse di importunarci), o su cui non aveva diritto di mettere il naso; pensiamo a chi, come l'imprenditore agricolo Giorgio Fidenato, ha avuto voglia di esporsi a 21.000 euro di multa per fare una battaglia a difesa della libertà di tutti, rifiutando di lavorare gratis per lo stato e quindi smettendo di fare da sostituto d'imposta dei propri dipendenti, scegliendo di versare in tasca loro l'intero loro compenso, anziché continuare a versarne una parte spropositata nel pozzo senza fondo statale (chiunque solidarizzi con Fidenato può trovare qui informazioni su come sostenere la sua battaglia).

 

E vi sarebbero infiniti altri esempi di intrusioni ingiustificate del Leviatano nella nostra vita privata e professionale, che non aspettano altro che altri valorosi resistenti come Facco e Fidenato per essere combattuti. Purtroppo, la politica ha progressivamente esteso ogni ambito di intervento letteralmente "dalla culla alla tomba", come nella promessa di benessere universale di Beveridge, che più che promessa si è rivelata un'odiosa minaccia: in effetti, ormai vi sono leggi che regolamentano davvero ogni secondo della nostra esistenza da quando nasciamo (o non nasciamo), a quando moriamo (o non ci consentono di farlo).

 

Da questo punto di vista, lo shopping nei giorni festivi è un fatto che dovrebbe riguardare solo e soltanto tre soggetti: esercenti, della piccola e grande distribuzione; commessi e lavoratori del commercio in genere; consumatori. Questo perché non esiste la formula magica: anche se in tanti si improvvisano sofisticati analisti di mercato, e sentenziano con sicumera che tanto tenere aperto non conviene, in realtà non lo sappiamo; non sappiamo se alle famiglie faccia più piacere trascorrere un giorno di festa chiusi in casa in una città deserta o piuttosto facendo un giro in centro o alla shopville, in cerca di qualche occasione o anche solo di un po' di svago; non sappiamo se i lavoratori siano più contenti di festeggiare 25 aprile e 1 maggio stando a casa o guadagnando qualche preziosa giornata di stipendio in più, o se non vi siano lavoratori potenziali, come gli studenti da Pam, che prima della liberalizzazione non vedevamo neppure, ma che sono ben contenti di lavorare un giorno alla settimana per arrotondare; non sappiamo se quel che vale in una città o per un'impresa o per una persona varrà anche per un'altra.

 

Non lo sa nessuno, neppure i commercianti o i lavoratori i consumatori stessi, e per questo l'unico modo per scoprirlo è lasciare che, in quello straordinario gioco delle parti che è il mercato, si proceda per tentativi ed errori a raggiungere l'equilibrio più soddisfacente: pianificare dall'alto, pretendendo di conoscerlo in anticipo quel giusto equilibrio, è una presunzione fatale.

 

È chiaro che, se iniziamo a vederla così, la politica pianificatrice diventa nulla più che un fastidioso intruso, inutile o anzi più spesso dannoso. Dannoso in sé, perché altera la spontanea ricerca dell'equilibrio migliore, e dannoso per tutte le risorse che sottrae: vogliamo fermarci per un attimo a considerare quanto costa tenere in piedi un assessorato e giù giù per li rami tutta una macchina comunale, per funzioni che a ben vedere si rivelano appunto superflue o addirittura nocive? o preferiamo che la politica continui coi nostri soldi a sbagliare anche le previsioni più semplici? per restare al commercio, lo ha fatto ad esempio con le insegne dei negozi di San Salvario a Torino, costate 60.000 euro, senza che nessuno in Comune si ponesse il problema che i negozi si spostano, mentre le insegne restano fisse; o col PalaFuksas in Piazza della Repubblica a Torino, costruito per milioni di euro senza uno scopo preciso, e destinato infine a un centro commerciale, che guarda caso è un totale flop.

 

Ma purtroppo nel palazzo proprio non ne vogliono sapere di farsi da parte: la Indesit di None pensa di chiudere? due parlamentari Pd, Esposito e Merlo, si oppongono (!); i subappalti della Tav vanno a imprese diverse da quelle che vuole lo stesso Esposito? Esposito lancia l'allarme, e subito Cota gli va dietro; scendendo in Puglia: Vendola è indagato per pressioni sulla nomina di un primario? si difende dicendo che lui - bontà sua - raccomanda solo i migliori, e che in questo caso il primario era vicino al centrodestra: manco contempla l'ipotesi che non sia la politica a dover nominare i primari, e che al manuale Cencelli, tanto caro anche al centrodestra piemontese, esistano delle alternative.

 

È più che mai il momento di fare come Facco, Fidenato e tanti altri, e organizzarsi per dire un bel po' di no alla politica: no, non sono affari tuoi; no, non voglio i tuoi sussidi in cambio della mia libertà; no, anche se non ho nulla da nascondere non hai diritto a conoscere ogni riga dei miei estratti conto e delle mie spese telefoniche; no, non sei migliore o più sapiente, sei fallibile come tutti gli esseri umani, per cui non sarebbe male se come tutti gli esseri umani ti cercassi un lavoro onesto e provassi a vivere come noi mortali: sapessi com'è dura certe volte, con tutta questa politica di mezzo!

 

Cose inaudite.

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