Conti in sofferenza e taglio drastico a redazione e poligrafici. Crollano diffusione e pubblicità. La crisi mette alle strette Calabresi: quotidiano ripiegato sul mercato domestico o una inedita formula multimediale? Intanto il palazzo di via Marenco è in vendita e il giornale presto traslocherà in zona Lingotto
È crisi nera a La Stampa. Il bilancio dell’esercizio 2009 si chiude con un deficit di 17 milioni di euro. A gravare pesantemente sui conti sono il costante calo delle vendite (sebbene l’ultima rilevazione accrediti una diffusione stabile di 300mila copie, quelle distribuite in edicola sono in continua flessione, attorno alle 270 mila copie, - 2,5% nell’arco di un anno) e la contrazione della raccolta pubblicitaria. E se incide per circa 8 milioni l’ammortamento della rotativa acquistata nel 2006 ad aggravare la passività sono le risorse impegnate nella ristrutturazione aziendale.
Infatti, proprio per far fronte a questa grave situazione la proprietà – che com’è noto, attraverso la complessa filiera di controllo Fiat Group Spa, Itedi, Editoriale La Stampa, è saldamente nelle mani della famiglia Agnelli-Elkann – ha ottenuto il 1° settembre scorso lo stato di crisi per due anni, concordando con le rappresentanze sindacali un piano di esuberi consistente e particolarmente oneroso.
Fra i primi quotidiani varare la riorganizzazione interna, l’accordo siglato il 20 luglio, supportato dalla successiva approvazione del cosiddetto decreto Sacconi, prevede di ridurre l’organico giornalistico di circa un terzo (190 unità) attraverso 26 pensionamenti ordinari e 34 prepensionamenti volontari o “spintanei”, incentivati dall’editore (secondo il dettato della legge 416). Le nuove tecnologie, che consentono di affidare direttamente ai redattori le funzioni di impaginazione, hanno messo in evidenza eccedenze anche tra le maestranze poligrafiche per le quali è stato deciso un drastico taglio di 76 posti.
Il Comitato di redazione (composto da Luciano Borghesan, Marco Accossato e Giampiero Paviolo) sostiene che non si poteva fare altrimenti, in un contesto generale di collasso della carta stampata e del mercato pubblicitario. Spiega Borghesan: «Siamo stati i primi in Italia a vincolare la riduzione del costo del lavoro alla garanzia di una soglia di posti sotto la quale non è possibile scendere. Inoltre è stato preservato il carattere volontario delle acquiescenze concordate. Di più non potevamo fare, stante la latitanza del Governo a cui pure abbiamo chiesto di introdurre quegli incentivi (abbonamenti gratuiti per i diciottenni, sostegno alle edicole, ecc.) introdotti da Sarkozy e l’anomalia di un mercato in cui Berlusconi si mangia la fetta maggiore della torta pubblicitaria».
Certo, c’è preoccupazione per il rischio che questo ingente congedo di giornalisti penalizzi la qualità e «soprattutto possa cancellare la presenza di una generazione di professionisti, portatori di una memoria storica difficilmente rimpiazzabile». Tra le firme uscite o in partenza vi sono quelle del mafiologo Francesco La Licata, del cronista di giudiziaria Alberto Gaino, del responsabile di Tuttolibri Luciano Genta, del presidente nazionale dell’Ordine Lorenzo Del Boca, di Alessandro Rosa, di Adriano Provera. Per alcuni è previsto che possano proseguire la collaborazione come esterni alla redazione.
Sul fronte della direzione si è consolidato il tandem composto da Mario Calabresi e il vice Cesare Martinetti, anche se un certo peso l’ha acquisito Vittorio Sabadin, il vice più in sintonia con l’editore, in virtù degli sviluppi multimediali che si vuole imprimere alla Stampa del prossimo futuro. La Busiarda, come i vecchi torinesi chiamavano il giornale di Agnelli, è presente nell’e-paper con una ricca offerta: iPhone, iLiad, Kindle). Ed è proprio sulla linea editoriale impressa da Calabresi che si concentrano sempre più numerose critiche, sommessamente all’interno della redazione, con un certo vigore al di fuori. L’ultima stoccata è quella che Italia Oggi ha dedicato mercoledì 30 dicembre al vezzo del direttore di concepire numeri quasi monotematici (Africa, la crisi economica) e di «affittare le pagine de La Stampa agli articoli del settimanale The Economist», trasformando il glorioso foglio sabaudo in una «sorta di franchising editoriale».
L’accusa è quella di snaturare l’anima del tradizionale quotidiano piemontese.
Sempre nell’ottica di sanare più in fretta possibile i conti, la Fiat sta valutando la messa in vendita del palazzo di via Marenco, la cui manutenzione costa la bellezza di 3,5 milioni di euro l’anno. Progettato negli anni Sessanta da Vittorio Bonadé Bottino, è oggi sottoutilizzato: concepito per accogliere 1.500 persone contro le attuali 300 presenti.
potrebbe fare gola a qualche immobiliarista in cerca di soluzioni abitative di prestigio. Il dossier è sulla scrivania di Luigi Vanetti, ad di Itedi e direttore generale della Stampa, e del suo vice Angelo Capetti. Per realizzare l’affare e valorizzare al meglio l’edificio è però necessario che il Comune provveda a modificare la destinazione d’uso dell’area: da commerciale a residenziale.
Se l’impresa dovesse andare in porto allora si tratterà di individuare la nuova sede del giornale. Al vaglio degli amministratori ci sono un paio di ipotesi, tutte ubicate nella zona Lingotto, a pochi metri da Eataly. |