Sul Consorzio informatico pubblico, nell'occhio del ciclone per le consulenze a gogò assegnate ai soliti noti e impegnato nella difficile sostituzione del direttore generale, calano le soldatesche della conservazione. Fa da apripista il sociologo Gallino (a libro paga di corso Unione Sovietica) con un pistolotto su Repubblica di oggi. Sabato ci pensa Rifondazione: No pasaran! E sulla selezione del dg interviene l'ex presidente Di Giacomo
"La missione del Csi non va stravolta": questo è il titolo e grosso modo pure il senso dell'intervento di Luciano Gallino pubblicato sulle pagine locali di Repubblica. Ovvio che per l'esimio sociologo a riposo, nonché consulente di lunga data del Consorzio, chi vuole stravolgere la missione dell'ente informatico pubblico è anzitutto la destra, bieca e liberista, per lei, orrore!, "informazione conoscenza sono merci come le altre, che i privati sanno produrre in modo più efficiente del pubblico". Al più, sempre la destra, vorrebbe che il Csi si riducesse a un Ced, un centro di elaborazioni dati, "un pallottoliere" e lasciasse al mercato tutto il resto. Il dramma, per Gallino, è che una simile ideologia ha intaccato pezzi significativi della sinistra e quindi occorre la massima allerta, democratica ça va sans dire.
Delle posizioni della destra risponderanno, se lo vorranno, gli esponenti del Pdl - il capogruppo regionale Burzi e il vicepresidente comunale Coppola - che hanno ingaggiato questa battaglia. Da parte nostra, che del Csi ci riteniamo difensori e gelosi custodi della sua autonomia e professionalità, ci limitiamo a osservare che di efficienza, della necessità di introdurre strumenti di controllo di qualità, di tagliare sprechi clientelari e lottizzazioni partitocratiche, nello scritto di Gallino manco l'ombra. Difendere il carrozzone pubblico così com'è.
Ispirato a una simile intenzione - "No pasaran! - è il convegno sul "futuro del Csi" che Rifondazione comunista piemontese organizza sabato prossimo a Palazzo Lascaris, sala Viglione, con la partecipazione della presidente Mercedes Bresso e del capogruppo regionale Gian Piero Clement. E, giacché il tema è declinato al futuro, con il direttore uscente Renzo Rovaris, da soli 33 anni alla guida dell'ente.
Sulla questione della scelta del nuovo direttore ospitiamo una riflessione di Carlo Di Giacomo, ex presidente Csi.
“Quo usque tandem patieris, Augusta Taurinorum, dominationem Mediolani?”
La selezione del nuovo Direttore Generale del CSI Piemonte pone due questioni di rilevanza sostanziale sia sulla capacità di questo nostro territorio di ricercare figure professionali di alta professionalità, sia sulla disponibilità di competenze adeguate capaci di ricoprire ruoli di vertice della più importante impresa pubblica dell’ICT piemontese.
Prima questione, come è noto, la ricerca è stata commissionata ad un’affermata società di Milano, una società di “cacciatori di teste”, forse perché si è ritenuto che le omologhe società piemontesi non offrissero le stesse garanzie di professionalità e serietà (si sa, “nemo profeta in patria”); peccato però che ai più blasonati lombardi, che tutto hanno vagliato ed attentamente esaminato, sia sfuggito, particolare non del tutto trascurabile, che uno dei 3 candidati, tra i 570 esaminati, presentati per la scelta finale e ritenuto il più papabile dei 3, fosse sprovvisto di laurea, o meglio si fosse dichiarato laureato senza esserlo, come richiesto dai requisiti posti per la partecipazione.
Seconda questione, la selezione non ha trovato, sempre fra i 570 aspiranti, una figura professionale all’altezza proveniente dal territorio piemontese con ciò santificando il fatto che non esiste in tutto il Piemonte competenza capace di assolvere con dignità al ruolo di Direttore Generale del CSI Piemonte.
Torino, con il suo Politecnico classificato ai primi posti nella graduatoria europea delle più rinomate università, con il prestigioso Istituto Boella, con Torino Wireless, con il più importante centro informatico bancario italiano, con la più grande azienda nazionale dell’automotive, con uno fra i più importanti centri di ricerca aerospaziale europei, se vuole trovare il nuovo Direttore Generale del CSI Piemonte deve cercarlo a Milano, a Roma o chissà in quale altra città italiana. Non è una provinciale questione campanilistica, sappiamo bene che in un mondo globalizzato questo può rappresentare un discorso minimalista e del tutto provinciale, anche perché la scelta sarebbe ispirata dalla considerazione che provenendo da “fuori porta” il rischio di possibili condizionamenti, da parte dell’ambiente politico e non, sarebbe meglio garantito, ma a questo punto mi domando perché non andare a cercare il nuovo Direttore fra gli Indiani (intendo l’India naturalmente, paese a tutti noto come il più avanzato del mondo nel campo dell’Informatica), ancor più avremmo avuto la sicurezza di minori condizionamenti.
Il CSI Piemonte da troppo tempo, per le ragioni più volte espresse in sedi diverse, ha dovuto rinunciare ad alcuni suoi ottimi talenti, che hanno preferito cercare altrove il riconoscimento delle proprie professionalità ed aspirazioni, piuttosto che vedersi sacrificati da figure interne molto più modeste aventi come unico pregio quello dell’obbedienza cieca totale ed assoluta ed ancora oggi, in occasione di questa nuova circostanza, ripete ostinatamente gli stessi errori e, questa volta, da parte di quell’organo di governance che per tanto tempo si è reso latitante nelle sorti stesse dell’azienda. Abbiamo rimproverato alla struttura ciò che puntualmente si sta facendo per mancanza di coraggio e per un incomprensibile spirito di terziarietà nella scelta più importante per la nostra azienda di punta nel campo dell’ICT regionale. Senza entrare nel merito specifico circa i curricula professionali delle figure rimaste in campo, sui quali avremo modo di ritornare dopo che se ne conoscerà la scelta definitiva, vorremmo qui ricordare che la posizione richiede principalmente una capacità di gestione, prima che una specifica competenza tecnologica certamente necessaria, ma non unica prerogativa per il ruolo e che la conoscenza dell’ambiente economico politico in cui l’azienda quotidianamente opera rappresenta una ragione di importante valutazione per il successo della selezione. La conoscenza poi del mercato di riferimento, anche quando nel caso di specie si tratta di “mercato captive” con una forte connotazione “politica” dovrebbe costituire elemento determinate di valutazione del candidato e la provenienza da contesti territoriali “stranieri” certamente non facilita un suo rapido inserimento. Un manager capace poi, se è tale, saprà gestire con equilibrio le pressioni esterne, del tutto naturali nel contesto “politico” in cui il CSI opera, ma principalmente deve, nel più breve tempo possibile, relazionarsi con le risorse a sua disposizione, per recuperare quel ritardo nella valorizzazione delle specifiche professionalità di buon ed ottimo livello presenti in azienda che per troppo tempo sono state sacrificate sull’altare di scelte non sempre comprensibili.
Mi auguro ancora che di queste ragioni si sappia tenere conto nella delicata selezione che si sta per operare, senza però dimenticare che in mancanza di un’operazione tesa a recuperare la dignità della Governance non ci sarà Direttore Generale che tenga capace di risolvere i tanti problemi del CSI Piemonte, azienda con molte potenzialità, molte competenze di ottimo valore che meriterebbe finalmente di essere sostenuto nelle sue ragioni più profonde.
Carlo Di Giacomo |