Tra le centinaia di consulenze assegnate in questi anni dal consorzio informatico pubblico, spiccano gli incarichi all'ex sindaco Castellani, al tesoriere della Bresso, alla figlia del senatore Pd e alla pletora di collaboratori della Giunta regionale
Una consulenza non la si nega a nessuno. Al tesoriere della campagna elettorale della Presidente della Regione, all’ex socio di un assessore, ai sodali di partito, all’ex sindaco, agli addetti stampa di politici, ad amici, figli e parenti di qualche notabile locale: c’è posto per tutti. Un contrattino, senza bisogno di gare né fastidiose selezioni. Una telefonata, un caffè e voilà, benvenuti nel magico mondo dell’Ict, l’information and communication technology casalinga.
Sembra proprio questa la filosofia che ha ispirato il Csi, il consorzio informatico pubblico partecipato da Regione, Comune e Provincia, nell’affidare all’esterno la mole consistente di incarichi di collaborazione (quasi duecento in un biennio). Una “vera e propria corte di adepti, una sorta di para azienda che, senza di fatto produrre nulla di significativo, vive in modo parassitario”, secondo l’anonimo estensore di un dettagliato dossier inviato negli scorsi giorni alla magistratura (Procura e Corte dei Conti), alla Guardia di Finanza (all’attenzione del generale Sebastiano Galvino), ai vertici delle istituzioni locali e all’opinione pubblica (La Stampa e Repubblica).
Il corvo di corso Unione Sovietica si è limitato a segnalare 9 casi, il più eclatante dei quali è sicuramente quello di Franco Ferrara, commercialista, ex consigliere regionale repubblicano, e tesoriere di alcune campagne elettorali del centrosinistra (e di quella del 2005 di Mercedes Bresso). Per svolgere la delicata funzione di “supporto al Presidente” tra il 2008 e il 2009 risulta beneficiario del ragguardevole compenso di 154.632 euro. Deve essere un peso davvero gravoso da “supportare” il presidente Francesco Brizio, peraltro anch’egli illustre esponente della casta familistica: è infatti figlio dell’ultimo presidente democristiano della Regione, Gian Paolo Brizio conte Falletti di Castellazzo, corrente di “Forze Nuove” (Donat Cattin), morto nel maggio dello scorso anno.
Degno di attenzione è pure l’incarico assegnato a Franco Massacesi, ex dirigente della Provincia di Torino, ingaggiato quale esperto di normativa pubblica, il cui compenso sempre della medesima entità nell’ultimo triennio, lascia supporre si tratti di un rapporto diretto di dipendenza e non di una assistenza temporanea alla struttura. Comunque, tra il 2007 e l’anno corrente ha percepito la bellezza di 278.928 euro.
Il documento anonimo tralascia però altri nomi illustri. Consulenti di cui lospiffero.com è riuscito ad esaminare la contrattualistica, archiviata secondo tre tipologie: collaboratori a progetto, Co.co.co e liberi professionisti. Vediamone alcuni.
Da segnalare, tanto per gradire, il caso, davvero singolare, di Vanni Foschi, a suo tempo reclutato dal city manager del comune di Torino Cesare Vaciago proprio per sovrintendere ai rapporti con il Csi, passato in men che non si dica al consorzio. Nell’anno 2008, nell’ambito del progetto “SLA Management”, è stato retribuito con miseri 28mila euro (più buono mensa e rimborso auto e trasferte).
Nessuno insinui che si tratti di una sorta di prebenda per meriti civici l’arruolamento di Valentino Castellani, sindaco dal 1993 al 2001, titolare di un contratto Co.co.co. di 70mila euro: arrotonda la magra pensione di professore del Politecnico seguendo il progetto “C. Lab Salute”.
Ma il Csi serve pure a dispensare stipendi surrettizi, quando le amministrazioni sono in difficoltà o non vogliono comparire direttamente. Capita così che Paolo Bugnone, ex direttore del settimanale valsusino Luna Nuova, già addetto stampa della Lega delle Cooperative e collaboratore degli assessori regionali alla Montagna Roberto Vaglio e Bruna Sibille, regista della piattaforma informatico-giornalistica per l’editoria locale “Mentelocale” venga retribuito non dalla Regione, ente presso cui opera, ma dal Csi per 85.680 euro l’anno. Un professionista che oltretutto ha ricevuto l’incarico di sovrintendere alla stesura delle pagine pubblicitarie sui periodici Fipeg, “Diario”, della Giunta Bresso nonché di tenere i rapporti per conto del capo di gabinetto e direttore della comunicazione Roberto Moisio con le testate locali piemontesi.
Per rimanere nell’ambito dei giornalisti, spulciando l’elenco compare il capo ufficio stampa del consiglio comunale di Torino Remo Guerra (ed ex uomo della comunicazione di Castellani), nel 2008 retribuito con 12mila euro per la collaborazione alla redazione dell’indispensabile rivista Nuovi Strumenti, stessa cifra del collega Andrea Liberatori.
I figli, si sa, so’ piezz’e core, e quindi non si poteva tagliare fuori Lisa Marcenaro solo perché il babbo è l’ex segretario diessino e attuale senatore del Pd Pietro Marcenaro. A lei nel 2007 è stata assegnata una consulenza di 22.400 euro, più l’uso della mensa aziendale e i rimborsi delle spese sostenute. Per fare cosa? Per l’“organizzazione delle attività inerenti alle iniziative promozionali e culturali del Csi-Piemonte”, specifica mission del consorzio. Ma su queste attività torneremo prossimamente.
(2. continua) |