Più Pil per tutti

In questo periodo si discute sui decimali del Pil in più o meno e il governo fa affidamento su tale valore per poter avere margini di manovra sul bilancio. Ovviamente un decimale in più o meno non cambia la sorte degli italiani, ma serve solo al governo per poter racimolare un po’ di soldi da spendere per qualche categoria per recuperare un po’ di consenso. È da chiedersi quanto sia affidabile questo valore dal quale dipende la vita di un governo.

Il Pil o prodotto interno lordo è calcolato dall’Istat che è un organismo pubblico evidentemente in conflitto di interessi. Il suo datore di lavoro è in qualche modo il governo, ma non solo questo. Lo Stato italiano si finanzia sui mercati per poter pagare stipendi e pensioni e il tasso di interesse che paga è anche influenzato dal famoso rapporto fra debito pubblico e Pil. Quanta serenità potranno avere i dipendenti dell’Istat nella compilazione dei dati, quando dal loro lavoro può dipendere il successo della raccolta fondi del proprio datore di lavoro?

Oltre a questa prima critica sulla non terzietà di chi redige le statistiche, è interessante esaminare la composizione del Pil. Nel calderone del prodotto interno finiscono due voci molto curiose: le attività criminali, inserite un paio di anni fa e quelle in nero. Naturalmente due voci del genere possono essere solo stimate e per quanto ci possa affidare a criteri quanto più precisi possibili, saranno sempre passibili di errori ed interpretazioni. Nelle attività criminali vengono incluse la prostituzione, il contrabbando e lo spaccio di droga, tutte attività che per quanto illegali avvengono con il consenso di chi effettua lo scambio e quindi con un incremento di utilità di ambedue le parti. Al contrario, per esempio, di un furto dove al guadagno del ladro corrisponde una perdita del derubato. Senza il consenso è solo una parte ad avere un incremento di utilità o valore.

Questo esempio può suggerire che il pagamento delle tasse non essendo volontario non sempre coincide con un aumento dell’utilità per chi paga. Nel Pil viene sommata la spesa pubblica che è frutto delle tasse prelevate coattivamente dalle tasche dei cittadini, ma in realtà non si sa quanto questo valore corrisponda ad un aumento di utilità per i cittadini.

L’inserimento delle attività criminali nel prodotto interno lordo rimane un qualcosa di ambiguo; per quanto vengano incluse solo attività che prevedono scambi volontari, rimangono sempre attività illegali. Verrebbe da chiedersi a questo punto, se il governo volesse alzare il Pil, gli è sufficiente che ordini alle forze dell’ordine di chiudere un occhio sulle attività criminali? È evidente la contraddizione dell’inclusione di questa stima nel calcolo del Pil.

L’altro grande valore stimato che finisce nel mucchio del prodotto interno è quello delle attività in nero stimate intorno all’11,9% per l’anno 2013. Un valore così grande ha una pesante influenza sulle stime del governo. Il famoso rapporto debito pubblico Pil è calcolato includendo questo valore. Se si toglie il valore delle attività in nero questo rapporto schizzerebbe alle stelle ed è legittimo chiedersi proprio per la sua importanza quanto effettivo sia. Lo Stato per continuare ad indebitarsi deve rispettare certi rapporti sia di deficit che di debito rispetto al Pil. Includere il lavoro sommerso equivale al caso di un individuo che andasse in banca per chiedere un prestito e oltre a presentare la dichiarazione dei redditi, si vantasse di possedere un ulteriore reddito in nero per pagare le rate. Potete immaginare la risposta della banca.

Lo Stato italiano ha un elevato indebitamento e potremmo tranquillamente dire che è con l’acqua alla gola e non si capisce come la stima di attività per loro natura non note al fisco possa risultare affidabile. Anche tutta la retorica sull’evasione fiscale pare più funzionale a giustificare la stima così elevata del Pil sommerso che a descrivere la realtà. Precisiamo che l’evasione sicuramente c’è, ma non bisogna neanche nascondere che una stima così elevata sembra non veritiera e più funzionale a giustificare l’elevato indebitamento dello Stato Italiano.

Il famoso sorpasso del prodotto interno italiano rispetto a quello del Regno Unito avvenuto nel 1987 è avvenuto proprio includendo le attività in nero.

Queste osservazioni spiegano come le stime dell’Istat siano differenti rispetto ad organismi internazionali tipo Fmi o con agenzie di rating come Fitch.

Stando così le cose è da chiedersi se dobbiamo ringraziare criminali ed evasori per l’incremento del Pil?

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