VERSO IL VOTO

Centrodestra senza Energie

Il movimento fondato da Parisi entra in Parlamento grazie agli ex montiani guidati dal deputato cuneese Monchiero. E la distanza dalla coalizione si allunga: “Puntiamo al 4%”, dichiara il coordinatore piemontese Francia

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore (di Silvio). Stefano Parisi con il suo “Energie per l’Italia”, nella brughiera di cespugli centristi che il giardiniere di Arcore sta ordinando a guisa di quarta gamba del centrodestra, è al momento l’unico deciso a rimanere, appunto, lontano. Nell’attesa di una non si sa quanto probabile capitolazione al doppiopetto berlusconiano per un altrettanto incerto ingresso in Parlamento, i parisiani scelgono sempre un classico, anche se un po’ demodé: il loden. Il gruppo della Camera “Civici e innovatori per l’Italia”, nato dagli ex di Scelta civica che a suo tempo non avevano seguito il segretario Enrico Zanetti, cambia nome e diventa “Civici e innovatori - Energie per l”Italia”.

Il movimento di Parisi, insomma, entra in Parlamento ancor prima di passare per il voto e, ovviamente, con assai meno difficoltà di quanto potrebbe trovarne alle urne. Ma è un fatto che il cambio di nome del gruppo a Montecitorio segna un chiaro e ufficiale trait d'union ufficiale dei montiani con Epi, a cui fa capo anche il presidente della commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi, origini del Psi, lunga militanza in Forza Italia, poi migrazione in Ncd e quindi approdo nel movimento dell’ex mister Chili. Della ribattezzata formazione parlamentare ieri è entrato anche a far parte il deputato Dino Secco, eletto in Forza Italia poi passato, un mese fa, al Misto ma non iscritto in nessuna componente, portando a 15 il numero dei deputati che compongono il gruppo presieduto da Giovanni Monchiero.

È proprio il deputato cuneese, arrivato in parlamento dopo aver a lungo diretto l’azienda sanitaria delle Molinette e altre Asl nella provincia Granda, a spiegare come sia stata accolta la richiesta di alcuni deputati di aggiungere Epi nella denominazione del gruppo per “dare più esplicita evidenziazione dell’impegno politico di alcuni colleghi” nel movimento di Parisi e “inserire questo passaggio in un contesto di condivisione dei valori fondanti della democrazia liberale, della sussidiarietà e dell’innovazione cui da sempre si ispira la visione politica dei Civici e Innovatori”. Diretto e chiaro il riferimento al titolare del loden: “La convivenza di diverse sensibilità liberali, popolari e riformisti, si muove – ha aggiunto Monchiero – nel solco dell’intuizione di Mario Monti e si ripropone di continuare ad interpretare il sentimento dei tanti cittadini che non si riconoscono nel populismo, che auspicano una riduzione della spesa pubblica e un allargamento delle possibilità di iniziativa dei singoli, in un quadro irrinunciabile di unità nazionale e di più stretta solidarietà europea”.

Aldilà delle frasi di rito, il legame formalizzato con i montiani certo non appare un passo di avvicinamento a Berlusconi. Del resto nessuno, ad oggi, se lo attende da un Parisi sempre più determinato a rivendicare una “diversità” rispetto ai tanti pianeti o asteroidi che orbitano nella galassia centrista e attratti dal (re) sole Berlusconi. Nel centrodestra, ma non nella sua quarta gamba: la sintesi del Parisi-pensiero. Del resto la collocazione di Epi la ribadisce lo stesso ex ministro del Lavoro: “Energie per l’Italia, anche alla luce della emblematica adesione di molti parlamentari eletti nelle liste di Scelta Civica, aggiunge valore al centrodestra italiano per la sua volontà di concorrere a nuove proposte programmatiche dopo la grande crisi e per la sua capacità di coinvolgere molte persone finora estranee all'impegno politico” ha affermato in una nota Sacconi, per il quale “un nuovo movimento, una nuova lista, hanno senso solo se hanno da dire qualcosa in più rispetto a ciò che già c'è facendo tesoro anche degli errori o delle omissioni del centrodestra italiano nei vent'anni trascorsi”.

E se non un errore certo non la soluzione ottimale, per Parisi che è tornato sul concetto anche l’altro giorno nel suo tour di incontri a Torino, è un ricorso a liste civetta: “Al Paese non servono, servono piuttosto capacità di governo”. E magari energie nuove, “anche se noi non percorriamo affatto la via della rottamazione” come premette Marco Francia, ex manager di Publitalia, che di Epi è il coordinatore regionale per il Piemonte. Non rottamatore, non certo nuovo alla politica essendo stato uno dei primi berluscones nostrani alla nascita di Forza Italia, ma nostalgico, Francia, sì. Nostalgia “di quell’idea liberale incarnata dagli Urbani, dai Pera e da tanti altri fondatori di un partito che oggi e da un po’ non è più quello di allora”. Lo stesso evocato l’altro giorno nel corso dell’inaugurazione della nuova sede dal fondatore: “Il centrodestra deve dire che è quello delle origini, quello del ’94 con le proposte di allora che non sono state attuate. Troveremo – ha avvertito Parisi – le alleanze quando ci sarà la necessità di farle. Oggi vediamo solo tanta confusione”.

Insomma, meglio soli che male accompagnati, anche se affacciarsi alle urne del Rosatellum senza aderire ad alcuna alleanza per il movimento di Parisi a oggi e forse anche domani equivarrebbe restare fuori dal Parlamento, nel quale ora sono entrati con il nome. “Ancora prematuro, anche se stiamo lavorando anche in quella direzione” lo sguardo alle regionali del 2019 “svolta per uscire da un governo regionale spesso immobile e quando si è mosso lo ha fatto compiendo gli stessi errori di quello nazionale”, mentre quel puntare “al 4%” indicato da Francia con una dose equina di ottimismo resterà il traguardo di un  percorso in solitaria fino alle urne? “Per ora andiamo avanti così, abbiamo adesioni e la raccolta delle firme sta andando molto bene anche in Piemonte, siamo pronti a presentarci in tutti i collegi e listini” annuncia il coordinatore. Che, però, una porta la lascia doverosamente aperta: “Credo che se non capiterà nulla di positivo prima, si deciderà tutto al momento dello scioglimento delle Camere”. Quando il Palazzo chiuderà la legislatura e l’ultimo spegnerà la luce, i parisiani sono pronti ad accendere le loro lampadine. Sempreché non finiscano per essere lumini votivi in memoria della rivoluzione liberale mancata. Anche quella, ormai, lontano dagli occhi, lontano dal cuore (di Silvio).

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:58 Sabato 18 Novembre 2017 moschettiere Tutto architettato

    I cespugli che Berlusconi abilmente raccoglie non sono tutti uguali e non hanno tutti lo stesso ruolo. La legge elettorale spinge ad una configurazione ad alleanze ed il vantaggio risiede nell'unire anime con delle diversita di approccio sull'elettorato. Un ottimo meccanismo per portare (e poi contarli uniti) voti che sarebbero dispersi. Parisi - in pieno accordo con Arcore - svolge il compito di convogliare una particolare tipologia di consensi di centrodestra che non andrebbero a FI. La manovra con i Montiniani è una chiara spiegazione dell'abile piano. Senza mai dimenticare che una (giusta) preoccupazione dell'ex Cav è contenere le esuberanze di Salvini, alleato necessario quanto inaffidabile. Ottimo lavoro. E intanto la Lega, pur mutando ampiamente la genetica, (è una OGM) ha conservato l'incapacità politica di sempre (diciamo anche la scorrettezza...), e si avvia a compiere l'ennesimo sperpero di opportunità, autorelegandosi in un cantuccio. La presunzione non paga mai, e gli elettori dovrebbero capirlo. Il dramma è che anche questo è architettato: i capetti puntano a curare il loro personale giardinetto e non si sognano neppure di andare ad assumersi responsabilità alle quali dovrebbero essere chiamati (...e per le quali sono lautamente retribuiti!).

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