SOTTOVOTO

Niente primarie, Rosato gela il Pd

Il capogruppo dem alla Camera esclude le consultazioni di partito per la scelta dei candidati: “Bisogna puntare sui migliori nella logica di coalizione”. E ritiene assai improbabile che si possa modificare la geografia elettorale

“Primarie? Non sono all’ordine del giorno”. Né lo saranno. Dopo la contrarietà alle consultazioni popolari per scegliere i candidati alle elezioni politiche ribadita in ogni dove da Matteo Renzi, a chiudere definitivamente le discussione aperta dal Pd piemontese è il padre del Rosatellum. “Come si fa a costruire una coalizione e poi fare le primarie che finirebbero per escludere i candidati degli altri partiti?” si domanda il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato, fornendo pure la risposta: niente consultazioni, né per i listini del proporzionale, ma neppure per i collegi uninominali, quelli dove il segretario del Pd piemontese Davide Gariglio aveva visto possibili spazi di manovra per imboccare la strada tracciata in direzione regionale l’altro ieri.

Proseguendo nel percorso aperto con la mozione approvata dalla direzione provinciale torinese nella sua prima riunione dopo l’elezione del segretario Mimmo Carretta, le primarie erano tornate ad essere richieste dalla direzione regionale di sabato su proposta di Davide Ricca, un renziano della primissima ora. Dal canto suo Gariglio, accantonando di fatto l’ipotesi delle consultazioni per scegliere i nomi del listino – dove il Nazareno pare intenzionato a piazzare nomi delle società civile, tra cui l’ex coach della Nazionale di volley Mauro Berruto e Walter Massa il vignaiolo amico di Oscar Farinetti, ma anche riservare posti a personaggi di caratura nazionale ed esponenti di formazioni alleate come Emma Bonino – aveva appoggiato la richiesta delle primarie, indicando la possibilità di ricorrervi per scegliere i candidati dei collegi uninominali.

Ieri sera, da Alessandria dove Rosato ha partecipato a un dibattito sulla legge elettorale promosso dal Pd provinciale (con replica oggi a Torino al Campus Einaudi), ha di fatto escluso ogni possibilità di utilizzare questo strumento per definire le candidature. “Questa legge non concede più alcun alibi: o si candidano i migliori o i collegi li perdiamo” ha avvertito il presidente dei deputati dem, sottolineando che “con tre poli – centrodestra, M5s e centrosinistra, quest’ultimo con l’handicap della divisione ribadita ieri con l’esordio di “Liberi e Ugual”i e la consacrazione a leader di Pietro Grasso – nessun collegio è sicuro per nessuno, tutti sono contendibili nel bene e nel male”. E quindi “altro che primarie, bisogna puntare sui migliori”. Quali siano “lo deciderà il partito, troveremo le modalità” che non saranno comunque quelle che, invece, vorrebbe il Pd in Piemonte.

Doccia gelata anche sul parziale ridisegno della geografia del voto uscita dalla commissione tecnica del Viminale il cui passaggio in commissione Affari Costituzionali di Camera e Senato incomincerà domani per concludersi giovedì. Dal Piemonte dovrebbero arrivare proposte di spostare i confini di alcuni collegi per evitare spaccature territoriali come quella che proprio nell’Alessandrino divide Casale Monferrato dal resto della Provincia sia per l’uninominale di Senato e Camera, sia per il proporzionale per eleggere i deputati. “Non mi pare – ha detto Rosato - ci siano le possibilità per operare delle modifiche”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    03:25 Martedì 05 Dicembre 2017 tandem Primarie?

    Le primarie fatte sinora sono una solenne boiata, inventata per fare propaganda e raccattare qualche euro, altro che democrazia...

  2. avatar-4
    10:05 Lunedì 04 Dicembre 2017 moschettiere Fuori dai denti

    Non voglio certo impicciarmi delle questioni interne della sinistra, ma la decisione piovuta dall'alto, stoppando velleità "primariesche", non solo la condivido in linea di principio, ma credo di poter dare una interpretazione della stessa. Per edulcorare la pillola, si dice che la questione è il rispetto delle alleanze di coalizione, ma la scelta è evidente che sottende un malcelato vero intento ben differente. Intento più che legittimo, perché è quello di poter scegliere i candidati secondo un criterio di merito e di opportunità strategica. E le primarie non potrebbero garantire questo risultato, anzi porterebbero lontano. Ecco il vero argomento sul quale merita meditare: la (giustificata) totale sfiducia nel sistema plebiscitario, nel voto a maggioranza! I democratici non credono nella democrazia. Io condivido, ma non è forse una considerazione ben significativa?

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