POLITICA & SANITA'

Nuovi vertici di Asl e Aso, lo zampino di Amos

Uno dei tre componenti della Commissione incaricata di valutare gli aspiranti direttori è de Siebert, uomo Agenas e presidente della società fondata da Moirano, titolare di affidamenti milionari da parte di alcune aziende sanitarie e ospedaliere

I tempi sono stretti, una ventina di giorni togliendo sabati e domeniche, per arrivare senza ritardi alle nomine dei nuovi direttori generali delle aziende sanitarie piemontesi. I posti sono 17, gli aspiranti (compresi non pochi tra gli attuali vertici di Asl e Aso) 135, tutti ovviamente iscritti al nuovo albo nazionale così come prescritto dalle nuove norme che hanno introdotto ulteriori modalità, a partire dalla possibilità per i candidati di indicare una o più aziende che ambirebbero governare. E proprio questa novità comporterà il fatto che la commissione incaricata dalla Regione di valutare gli aspiranti direttori formulerà non una rosa di papabili come in passato, ma più rose: una per ciascuna azienda, indirizzando di fatto la decisione finale in capo alla giunta regionale in maniera più definita rispetto a quanto avveniva in precedenza. Questo in virtù delle preferenze espresse al momento della risposta al bando, ma anche a requisiti e qualità che a parere della commissione portano Tizio ad essere più appropriato a dirigere un’Asl piuttosto di un’altra, per la quale invece si ritiene più adeguato Sempronio.

Ma è proprio scorrendo i nomi dei tre membri della commissione che la suggestione di un ritorno al passato (semmai fosse stato davvero lasciato alle spalle), ai tempi in cui al posto di Renato Botti quale direttore generale della sanità regionale c’era Fulvio Moirano, pare difficile da scacciare. Della troika fanno parte Raffaella Saporito, torinese, 38 anni, professor of public management and policy presso la SDA Bocconi School of Management, indicata dall’università milanese in risposta alla richiesta avanzata dall’assessore di avere un esperto dalla pluriennale e qualificata esperienza nell’attività diretta alla selezione di elevati profili manageriali: scelta caduta su una professionista ben conosciuta dallo stesso governatore. Poi c’è indicata dalla Regione Maria Michela Gianino, 57 anni di Ivrea, professore associato di Igiene presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino e infine, sempre su richiesta avanzata dall’assessorato di corso Regina, il terzo componente è stato designato da Agenas, ovvero l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali della quale, tra l’altro, fu a capo per un periodo lo stesso Moirano prima di arrivare a dirigere la sanità piemontese con l’insediamento della giunta Chiamparino.

Il consulente di Agenas è anch’egli torinese, si chiama Oddone de Siebert, 41 anni, laurea in filosofia, un master in business administration, esordi da imprenditore immobiliare, poi una seri di importanti consulenze in ambito sanitario, tra cui quella proprio con Agenas. Ma non è tutto. Già, perché de Siebert è anche il presidente di Amos, la società multiservizi che opera in house in alcune Asl e Aso del Piemonte, creata nel 2004 proprio da Moirano, dal 2014 a partecipazione totalmente pubblica, con soci l’Aso di Cuneo (34,93%), l’Asl di Asti (25,05%), l’Asl Cn1 (33,40%), l’Asl Cn2 (4,18%) e l’Aso di Alessandria (2,44%), circa 1500 dipendenti e un bilancio 2016 chiuso con un fatturato di oltre 42 milioni di euro. Giro d’affari in costante crescita, così come il numero di addetti (compresi quelli della centrale del numero unico 112 di recente istituzione) per la multiservizi partorita dalla mente di Moirano quattordici anni fa per “reagire alla situazione di difficoltà in cui si muove oggi la sanità pubblica, dovuta a una serie di concause, come la riduzione dei finanziamenti, il blocco delle assunzioni, la farraginosità delle procedure di gara per l’acquisto di attrezzature o la realizzazione di opere”.

Sono trascorsi quasi tre lustri da quando il futuro direttore generale della Sanità piemontese, oggi a capo dell’Asl unica della Sardegna, spiegava le ragioni di quella sua creatura. Che ha presieduto a lungo e che dal gennaio dell’anno scorso ha al suo vertice proprio il consulente di Agenas nominato componente della commissione che dovrà valutare gli aspiranti direttori generali e indicare le rose azienda per azienda. Comprese ovviamente quelle che si avvalgono, spesso in maniera considerevole, dei servizi di Amos. Qualcuno potrebbe dire che sarebbe un po’ come se il presidente di una partecipata fosse chiamato a valutare e indicare i dirigenti del Comune che possiede quote della società e ne utilizza i servizi. Ancora poche settimane la direttrice dell’Aso di Alessandria Giovanna Baraldi (tra i direttori non in corsa avendo superato l’età massima consentita) ha affidato ad Amos l’ennesimo incarico, ovviamente in house e quindi senza gara, per il potenziamento della  movimentazione interna dei pazienti nel nuovo blocco operatorio: 55.500 euro al mese. E proprio la possibile fusione tra Aso Alessandria e l’Asl della stessa provincia, come richiesto mesi fa dall’attuale capogruppo del Pd in consiglio regionale Domenico Ravetti e accolta dalla giunta con una delibera che fissa unificazione a partire dal gennaio 2019 (anche se l’iter è ancora da definire nei dettagli) aprirebbe le porte (e la casse) dell’azienda sanitaria provinciale ad Amos. Chi sarà nominato al posto della Baraldi? L’ipotesi della fusione potrebbe indurre a percorrere la strada di un commissario?

Gli interrogativi si traducono nel più classico dei totonomine a partire da Città della salute dove l’attuale commissario Gian Paolo Zanetta sarebbe dato in partenza per lasciare il posto al genovese Paolo Cavagnaro, pare molto legato al direttore regionale Botti. Tra tanti interrogativi anche quello sull’opportunità, al netto del curriculum e delle capacità, della nomina da parte di Agenas (e dell’accoglimento della Regione) del presidente della società partecipata da alcune Asl e Aso. E che da queste riceve incarichi e appalti (senza passare attraverso gare) per milioni di euro ogni anno.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    11:27 Venerdì 06 Aprile 2018 tandem Sempre più in basso

    Giunti in fondo al pozzo, adesso si inizia anche a scavare....

  2. avatar-4
    09:42 Venerdì 06 Aprile 2018 Pacioc Senza vergogna.

    A parte un "piccolo" conflitto di interessi (i puristi diranno che non sussiste poichè le nomine le fa il presidente della giunta e non i selezionatori) , c'è da chiedersi come farà quella troika a indicare i preferibili per gestire aziende ormai di dimensioni colossali, dato che loro stessi, almen da ciò che appare, non hanno gestito mai nulla se non in teoria. Ma si sa, l'Italia è questa: si rispettino le forme. Tanto poi, i poteri, i poterucoli, la politica e altro, saranno i veri indicatori dei DG. Il tutto sa di ipocrita presa per i fondelli, tra l'altro costosa. Questa giunta per la quale nutrivo molte speranze ma che in sanità ha fallito alla grande (sul risanamento dei conti ci sarebbe molto da dire), continua col solito vecchio modo, intanto i tempi d'attesa sono i peggiori del nord Italia e pare non importare a nessuno. Si nomineranno così dei DG graditi ai poteri forti, quelli che comandano davvero la sanità. Poi il PD, asse portante della giunta, piange per la gigantesca perdita di voti. Non si capisce cosa si aspettasse...non ha fatto NULLA di diverso dalla pessima giunta Cota e i cittadini se ne sono abbondantemente accorti.

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