AZZARDO

Il Piemonte scombina i Giochi (e i conti) dello Stato

In fase di discussione del Def governo e commissari puntano il dito contro la Regione. Con la sua legge per il contrasto della ludopatia ha introdotto misure stringenti all'esercizio legale dell'attività, provocando un buco nelle entrate dell'Erario

Un gioco pericoloso che rischia di far saltare il banco, in questo caso i conti dello Stato. C’entrano, ovviamente, le slot. Ma i giocatori impegnati in un rischioso azzardo non sono quelli davanti alle macchinette, bensì il Governo e alcune Regioni, tra cui il Piemonte. E il tavolo è quello che già zoppicava poco meno di un anno fa quando si incominciò a tentare di mettere ordine nel settore e oggi assai più traballante per l’assenza di un esecutivo in condizioni di assumere decisioni, nonché per un Def che rischia di far conto su soldi che, in realtà, potrebbero essere molti di meno. E non certo per una fotografia sbagliata del mondo del gioco scattata da chi ha lavorato a un Documento di Economia e Finanza “neutrale” limitato ad indicare le tendenze di finanza pubblica in assenza di interventi di politica economica.  È che, nel frattempo, alcuni soggetti di quella foto si sono mossi rispetto alla posizione allora indicata dal Governo e sulla quale si basano le stime delle entrate.

Tra questi c’è il Piemonte che, come alcune altre Regioni, a dispetto dei vani richiami e della moral suasion del sottosegretario Pier Paolo Baretta, ha legiferato in maniera più restrittiva pur avendo nel settembre dello scorso anno sottoscritto l’accordo in Conferenza Stato-Regioni. Una norma, quella varata dal Piemonte in materia di contrasto alla ludopatia, che oltre a disattendere l’accordo con il Governo è stata strenuamente difesa dalla maggioranza in consiglio regionale anche e soprattutto quando Sergio Chiamparino, ricevuta la lettera da Baretta, girò la questione.

La strada più stretta tracciata dal Piemonte contempla, tra le differenze in più rispetto all’accordo, le distanze tra gli esercizi dove sono in funzione le macchinette e i luoghi sensibili (scuole, ospedali, bancomat, compro oro). Applicando la norma regionale il numero delle slot stabilito dall’intesa, e dunque a livello nazionale, risulta assai maggiore da quello previsto con l’applicazione del distanziometro del Piemonte. Sul punto Baretta era stato chiaro: il numero deve essere rispettato. Allora pareva solo una questione di principio in un braccio di ferro tra istituzioni. Oggi, davanti alle stime che (s)ballano la faccenda si fa maledettamente più complicata e grave. Lo scorso 30 aprile si è formalmente chiusa l’operazione di riduzione delle slot sul territorio nazionale: da circa 400mila a 265mila con un taglio del 35%, ma questi sono numeri di una geografia non omogenea proprio per quelle leggi più stringenti che alcune Regioni hanno inteso adottare e, come nel caso del Piemonte, non modificare adeguandole all’accordo sottoscritto. Prese di posizione che hanno avuto come ulteriore conseguenza il rallentamento dell’iter legislativo, con un decreto attuativo previsto per il 31 ottobre dello scorso anno e che ancora non c’è.

Il Dlgs avrebbe dovuto conciliare le leggi regionali con gli investimenti già esistenti sul territorio e la sua mancata emanazione (anche) a causa della fine della legislatura mette a serio rischio la tenuta del gettito erariale. Forza Italia stima tre miliardi e lancia l’allarme. Sempre dal partito di Berlusconi, questa volta accendendo nuovamente i riflettori sulla Regione, la deputata Claudia Porchietto spiega come: “in Piemonte abbiamo voluto a tutti i costi correre dietro alla demagogia, abbiamo votato una legge contro la ludopatia, mettendo in ginocchio un settore, quello delle macchinette legali nei bar, ma non abbiamo sconfitto la malattia, anzi abbiamo spinto le persone a guardare al mondo dell'illegalità o a varcare i confini regionali”. Per la parlamentare, all’epoca consigliera regionale, occorre “prendere atto dell'errore di valutazione fatto e cercare di ricomporre una frattura, studiando come aiutare le migliaia di persone che soffrono di questa patologia, ma lo Stato deve fare la sua parte, perché non serve vietare sul territorio se poi online trovi di tutto e soprattutto vedi la sera in tv o durante il giorno senti alla radio la pubblicità del gioco online. Non possiamo usare due pesi e due misure”.

Parole ovviamente accolte con applausi dai gestori delle slot: “Dopo quasi sette mesi dall’entrata in vigore della legge regionale in materia di gioco abbiamo avuto come unici risultati l’aumento della disoccupazione, la chiusura di numerose aziende e la ricomparsa sul territorio di apparecchi illeciti – sostiene Raffaele Curcio, consigliere nazionale di Sapar, una delle maggiori associazioni di categoria –. Nessuna tutela per il giocatore patologico quindi, anzi, lo si sta spingendo verso territori incontrollabili e difficili da gestire, come l’online e l’illegale”.

Ieri si sono concluse le audizioni sul Def da parte delle commissioni speciali congiunte di Camera e Senato. Molte le questioni sollevate anche negli ultimi incontri con i sindacati e i rappresentanti delle Regioni. Una nota indica tra le maggiori entrate anche la voce “nuove disposizioni in materia di giochi”. Ma proprio quelle nuove disposizioni rischiano, con il garbuglio in cui sono finite con il mancato rispetto dell’accordo e l’assenza del decreto attuativo, di produrre non maggiori, ma assai minori entrate. Un ormai ex sottosegretario (neppure più rieletto parlamentare) forse ancor più “slegato” dalla linea del Governo di quanto già non fosse all’epoca dell’accordo che provocò l’interruzione dell’iter parlamentare di una legge organica e un ministro, Pier Carlo Padoan, piuttosto “irritato” dalla questione non paiono agevolare una soluzione. Toccherà al nuovo Governo ricercarla, magari chiedendo con più forza alle Regioni, tra cui il Piemonte, di rispettare un accordo, sottoscritto – va ricordato – senza certo avere un fucile puntato.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    16:50 Mercoledì 16 Maggio 2018 fabioinviaggio é sempre e solo una questione di soldi

    Da sempre il gioco d'azzardo è una questione di denaro e ormai la nostra economia non può più farne a meno e questo pensiero basterebbe a essere tristi. Ma non è solo lo Stato a non poterne fare a meno, lo sono anche le tante società, con sede all'estero, a non poter e voler rinunciare ad ingressi milionari. Intanto le persone si ammalano, le famiglie collassano e l'intera società si impoverisce.

  2. avatar-4
    12:18 Mercoledì 16 Maggio 2018 tandem Un pò disgustoso....

    E' un pochino disgustoso che qualcuno critichi le limitazioni al gioco d'azzardo solo perchè lo stato incassa meno.... Senza calcolare poi i soldi che poi spende nella sanità per curare la ludopatia.....

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