TRAVAGLI DEMOCRATICI

C’è ancora Chiamparino
(in mancanza d’altro)

Tra paradossi, ossimori politici e cambi repentini di posizione, il governatore uscente si ripropone in discontinuità da se stesso. Gli equivoci sulle formule e gli elettorati orfani e mobili. Una candidatura senza entusiasmo che chiude (forse male) un ciclo

Nessuno può ragionevolmente pensare, e presumibilmente nessuno lo farà, che i problemi e le difficoltà che affastellano il Pd e tutto il centrosinistra nel tentativo di conservare il governo del Piemonte possano svanire, o perlomeno ridursi, con la disponibilità a ricandidarsi confermata ieri da Sergio Chiamparino nel primo incontro del comitato di reggenza del Pd regionale. Disponibilità offerta dall’attuale presidente in subordine all’ipotesi da lui preferita di “una personalità civica” o anche “di un esponente del Pd, magari giovane, che possa rappresentarci”. Giova, peraltro, osservare l’anticipo dello scioglimento della riserva davanti al nuovo organismo al completo compresi i segretari provinciali, rispetto alla data, annunciata dal diretto interessato, del 15 giugno prossimo in occasione del summit di maggioranza. Sciolto il nodo della possibile ricandidatura (esclusa categoricamente fino a qualche mese addietro), ne restano non pochi altri nella matassa democrat. Discontinuità rispetto al modo di affrontare i temi, ma anche alle formule politiche delle alleanze e capacità di fronteggiare la macchina da guerra populista, oggi al governo del Paese e che l’anno prossimo potrebbe ripetere lo schema in Regione: sono solo due dei tanti nodi.

Il deputato, ex segretario regionale, Davide Gariglio li ha rappresentati nell’intervista rilasciata ieri allo Spiffero, poco prima dell’annuncio di Chiamparino. Il quale ha citato anch’egli la discontinuità come elemento imprescindibile, pur risultando il fatto un po’ stridente. Non solo perché una ricandidatura finisce inevitabilmente per incarnare in sé plasticamente la continuità. Al netto del dato anagrafico, interpretare l’esigenza di rinnovamento, persino di cesura, chiedendo al contempo un’ampia condivisione di un giudizio positivo della propria azione di governo travalica ogni logica, non di meno per quella totale assenza di cambiamenti che hanno connotato questi quattro anni con una giunta difesa nella sua immutabilità dal presidente, pur di fronte a più di una sollecitazione arrivata (non certo a gran voce, va detto) dallo stesso Pd. Il quale, paradossalmente ma poi non troppo, pare essere spesso il vero problema di Chiamparino che ora auspica “una alleanza aperta alle forze riformatrici, non contro qualcuno ma per il Piemonte e per l’Europa e che lanci la sfida dell’apertura della società”.

Il governatore non la cita, ma è l’alleanza grilloleghista l’avversario del centrosinistra per le regionali dell’anno prossimo. E anche questo nuovo schieramento non può che rimandare alla posizione dialogante nei confronti dei Cinquestelle tenuta da una parte (minoritaria) del Pd e dallo stesso Chiamparino. Non più tardi di qualche settimana fa il governatore, mosso dall’esigenza di “istituzionalizzare” la portata anti-sistema dei grillini spingeva il proprio partito ad aprire a livello nazionale un asse con Di Maio, arrivando addirittura a ipotizzare – come possono confermare molte fonti dell’inner circle di piazza Castello – un’alleanza per il voto regionale. In fondo, questa è, dal suo punto di vista, l’essenza del Chiappendino.

Passato ormai archiviato? Ad un passato assai meno recente egli sembra guardare per una sorta di riproposizione allargata dell’Alleanza per Torino, a un rassemblement civico in terra piemontese che anticipò sotto la Mole l’Ulivo prodiano. Operazione “fuori dal tempo” da cui difficilmente potrebbero arrivare i voti necessari per vincere contro quella che sarà una proposta di governo della Regione in tinta carioca. Ma proprio da questa conventio ad excludendum a danno di Forza Italia, ormai di fatto divisa dall’ex alleato leghista su questioni dirimenti, si profila un elettorato moderato destinato a rimanere senza casa all’appuntamento elettorale del 2019. Con l’asse Lega-M5s da una parte e il centrosinistra dall’altra, la forza attrattiva del partito di Berlusconi si prefigura come assai debole rispetto ai suoi elettori che rifiutando di dare il voto a Salvini non intravvedono un voto utile. È a questo elettorato, non già allo stato maggiore azzurro, che probabilmente guarda nella sua analisi Gariglio quando pone la domanda se occorra limitarsi al perimetro del centrosinistra oppure aprire a tutti coloro che concordano su un programma condiviso. L’Europa (in questo caso vista dal Piemonte), la Tav pronta ad essere sacrificata da Salvini (con un accantonamento motivato da rivisitazione dei progetti) sull’altare dell’alleanza con Di Maio, e altri temi così come le azioni che nei prossimi mesi attuerà (o non attuerà) il Governo Conte risultano ormai dirimenti per quell’elettorato il cui possibile approdo in quel fronte largo (repubblicano, secondo la visione di Carlo Calenda) non può essere confuso, tantomeno artatamente da chi nel Pd lo osteggia, con una riproposizione in sedicesimo di un Patto del Nazareno.

Più che al ceto politico, l’alleanza invocata da Chiamparino così come da Gariglio, dovrà guardare a una fetta importante di elettorato che non si riconosce affatto nell’asse grilloleghista e rischia di considerare il suo voto inutile per un governo del Piemonte. Lo spazio politico, insomma, c’è. La verità è che per una simile operazione Chiamparino non è propriamente il candidato giusto: per la carica attualmente ricoperta e per la sua storia politica. Del resto, come non ricordare che fu proprio lui, da sindaco di Torino alla vigilia del secondo mandato, a chiudere le porte a ogni ipotesi di allargamento “civico” e ad altri ambiti di “frontiera” con pezzi significativi dell’allora centrodestra. Allora aveva il vento in poppa e si dimostrò poco generoso e, alla luce di oggi, assai miope. In conclusione, si tratterà, per il Pd innanzitutto, di decidere se allargare i confini. O rimanervi, perdendo una battaglia difficile ma non impossibile.

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7 Commenti

  1. avatar-4
    09:06 Mercoledì 06 Giugno 2018 Damos Condivido il commento di Gastone ...

    Credo che si sarebbe potuto esprimere meglio il concetto che è condiviso da molti Piemontesi, velo assicuro ... Grazie Gastone, chiunque tu sia ...

  2. avatar-4
    23:03 Martedì 05 Giugno 2018 Paladino Prime donne. ..

    Quando si è una autentica primadonna si sa quando entrare ed uscire di scena. I guitti di avanspettacolo non hanno questa dote....

  3. avatar-4
    15:40 Martedì 05 Giugno 2018 gastone Formiche impazzite

    Per circa 30 anni sostenitore della sinistra piemontese, negli ultimi 20 progressivamente deluso e infine schifato, ho seguito il percorso di Chiamparino da sindaco a governatore: Torino ridotta come sappiamo, Piemonte stagnante come una palude decomposta...se il pd dovrebbe definitivamente prendere atto della sua incapacità il centro destra appare come uno stracchino squagliato popolato da vecchi, come vecchio è il Chiampa per il pd. Alleanze sconclusionate, repentini cambiamenti di bislacche strategie, ansia di mantenere un potere liquefatto, confusione nelle proposte e chi più ne ha più ne metta, il popolo pd appare come le formiche di un formicaio calpestato, esse corrono impazzite in ogni direzione, non capiscono dove andare stupefatte che qualcuno si sia permesso di turbare il loro sistema complesso. A parte i radical chic, i potentati storici e gli intellettuali opportunisti da sempre attaccati al carro della sinistra (come i giornali cittadini) che tengono duro a Torino, il resto del Piemonte credo e spero dia una ulteriore sana sberla alla nostra sinistra.

  4. avatar-4
    11:04 Martedì 05 Giugno 2018 PassatorCortese Quindi se ho capito bene

    ... si tratta di un modo per salvare il ceto politico Pd e per azzerare quello di Fi. Vaste programme, chapeau

  5. avatar-4
    10:20 Martedì 05 Giugno 2018 Damos Triste tramonto di un partito ...

    Sembra di assistere ad una veglia funebre, in cui l'officiante è il vecchio ed ormai decrepito Chiamparino ... Certo, avversario migliore i Grillo Leghisti non potevano sperare : così il rischio concreto è la scomparsa del PD come partito di rappresentanza di gente ed interessi storici ... Ma ormai, a parte la fede di pochissimi reduci, il Baratro è vicinissimo ....

  6. avatar-4
    09:53 Martedì 05 Giugno 2018 Bambù Chiamparino tutta la vita

    io ho Fede e Fiducia, farà la cosa giusta.

  7. avatar-4
    09:38 Martedì 05 Giugno 2018 moschettiere Emblema del tramonto

    Il PD in quanto tale e la sinistra quale realtà ideologica e modello politico, hanno imboccato il viale del tramonto, che sarà ben più rovinoso di quanto si possa immaginare. Sono fuori dal tempo, e il vecchio Chiampa, a cui anche l'abito del Chiappendino non è più di sua taglia, è la personificazione della fine.

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