GRANDI OPERE

Regione: “La Tav non si ferma”

Di fronte alla minaccia di blocco o alle ventilate ipotesi di rallentamento dell'iter da parte del governo gialloverde, Chiamparino alza la voce: "Dovranno passare sul mio corpo". E una mole di dati smonta le tesi sull'inutilità dell'opera

“Se qualcuno avesse ripensamenti sulla Torino-Lione, sempre che sia possibile, questa amministrazione si opporrà nel modo più fermo”. È questa la ferma posizione della Regione Piemonte, espressa nell’aula del Consiglio dall’assessore Francesco Balocco, nell’ambito di una comunicazione sull'opera chiesta dall'esponente dei Moderati Carla Chiappello. Di più, una linea su cui getta tutto se stesso Sergio Chiamparino. “Finché sono qui prima di bloccare la Torino-Lione devono passare sul mio corpo”, ha affermato il presidente. “Fermare la Tav - rimarca - vuol dire privare Piemonte e NordOvest per i prossimi 50 anni di un flusso merci che se non passa da qui si sposterà a nord delle Alpi. Dal Consiglio regionale mi attendo un segnale forte che impegni la Giunta a chiedere un incontro urgente col Governo per impedire un grave danno al Piemonte e all’Italia”. Concetto esplicitato dal suo assessore: “Fermare i cantieri - ha detto Balocco - sarebbe una follia perché esporrebbe l’Italia alla restituzione dei costi già sostenuti, ha potenziali contenziosi sui danni subiti, oltre al mancato introito dei fondi già stanziati dall’Europa. 

Sono a rischio centinaia di nuovi posti di lavoro per la costruzione dell’opera e per l’indotto. Senza contare - ha aggiunto - che dal 1997 a oggi la quota di traffico merci su tir che utilizza le autostrade tra Italia e Francia è passata dal 77% al 93% con un forte impatto sull’ambiente lungo l’arco alpino. Nel solo gennaio del 2018 attraverso il tunnel autostradale del Frejus che collega Bardonecchia con la francese Modane sono passati 64.860 tir pari a quasi 2.100 mezzi al giorno”. “Entro il 2019 - ha aggiunto l’esponente della giunta Chiamparino nel ribadire il ruolo strategico dell’opera - è prevista l’assegnazione di appalti per 81 bandi di gara di cui 43 in Italia per un totale di 5,5 miliardi, con il coinvolgimento di 8 mila lavoratori tra diretti e indotto”.

La discussione è stata l’occasione per fare il punto sullo “stato dell’arte”, proprio mentre sul destino dell’opera si allungano ombre: nel contratto stipulato dalle due forze, M5s e Lega, che è all’origine del governo gialloverde la formulazione si presta a dubbie interpretazioni. E così mentre i grillini ribadiscono la loro contrarietà all’infrastruttura, fino a contemplare la sospensione dei lavori, i leghisti paiono aver scelto una posizione “attendista”, rimandando ogni decisione definitiva al termine della revisione degli accordi con la Francia, una sorta di “tagliando” del progetto. A una simile evenienza, che penalizzerebbe fortemente il Piemonte (a scapito, ad esempio di altri territori, come Lombardia e Veneto che con Sempione Gottardo hanno già i propri collegamenti europei), la Regione ha annunciato l’intenzione di opporsi con fermezza.

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L’informativa fornita dall’assessore Balocco ha riassunto le principali questioni. A partire dal costo finale dell’opera, i cui lavori dovrebbero cominciare a inizio 2019, stimato in 8,6 miliardi di euro (certificato da un ente terzo), di cui il 40% a carico della Unione Europa, il 35% a carico dell’Italia, il 25% della Francia. Questa ripartizione ritenuta iniqua dai No Tav, è giustificata dal diverso carico dei costi delle rispettive tratte nazionali, molto più alto per la Francia. Lo stesso coordinatore del corridoio mediterraneo Laurens Jean Brinkhorst, presente a Torino in occasione del cda di Telt della scorsa settimana, ha ricordato che questa non è un’opera binazionale, ma europea in quanto la Comunità Europea ha finanziato il 40% del costo dell’infrastruttura. I dati forniti, inoltre, confutano la tesi dei detrattori secondo i quali il traffico merci in transito sarebbero in costante diminuzione. Così come l’avanzamento dei lavori smentisce le affermazioni secondo cui a oggi non si sarebbe scavato “neppure un metro”. “D’altronde sono gli stessi che sostenevano che il cantiere della Maddalena, che ha concluso i lavori da pochi mesi, non sarebbe mai partito”.

“Sulla Tav - ha aggiunto Chiamparino - è il momento che le forze del Piemonte che credono nella crescita e nello sviluppo facciano sentire la loro voce”, ha affermato ringraziando le forze politiche che in Consiglio regionale, dalla Lega a Forza Italia, sono a favore della Torino-Lione. “È un momento cruciale nel quale chi vuole una crescita sostenibile deve agire. È necessario innanzitutto chiarire una volta per tutte che sostenere che esiste una incompatibilità di fondo tra grandi e piccole opere è una sciocchezza. Se i fondi europei non vengono impiegati per costruire la Tavnon possono essere dirottati sulle piccole opere ma tornano in Europa. Sostenere poi che non c’è una domanda di trasporto sufficiente è un’altra sciocchezza. Se Cavour nel 1860 si fosse basato su piccole previsioni a breve periodo al massimo avrebbe raddoppiato la mulattiera del Moncenisio. Invece fece costruire il traforo del Frejus, un’opera che provocò lo spostamento della domanda di trasporto. La Torino-Lione è destinata nei prossimi 50 anni a far spostare il trasporto di merci dalla gomma al ferro e a rivalutare il ruolo del NordOvest d’Italia come grande piattaforma logistica in concorrenza con quelle del nord Europa quali Anversa e Amsterdam. Stupisce - ha detto ancora - che un Governo che dice di voler reintrodurre politiche keynesiane si schieri contro un’opera che ne è una tipica espressione”. Al termine del dibattito voto unanime - con la sola eccezione del Movimento 5 stelle - in cui si impegna la Giunta ad “attivarsi con urgenza al fine di garantire la realizzazione dell’infrastruttura ferroviaria Torino-Lione”.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    17:11 Martedì 05 Giugno 2018 PoveroDumas Sublime

    La salutare azione leghista spezzerà le reni pentastellate! Bravo! Grazie!

  2. avatar-4
    15:55 Martedì 05 Giugno 2018 enzar Elezioni regalate

    il miglior sistema per sperare di avere almeno una piccola possibilità di essere rieletto sarebbe di occuparsi immediatamente di punire i responsabili del furto alla FinPiemonte, finire il grattacielo entro il presente secolo e occuparsi anche di tante piccole cose che interessano veramente la popolazione piemontese. Di sapere che le merci non passeranno dalle rotaie in Piemonte alla gente non interessa più di tanto visto che per l'appunto "passerebbero" soltanto, senza certamente fermarsi in nessuna fabbrica qui da noi ma dirette per esempio in Serbia, Romania oppure in Polonia, magari verso gli stabilimenti della FCA di corso Marconi......

  3. avatar-4
    15:31 Martedì 05 Giugno 2018 Bambù #io SONO chiamparino

    Anche sul MIO !!!

  4. avatar-4
    14:44 Martedì 05 Giugno 2018 moschettiere Al di là delle guasconate

    Il povero Chiampa deve stare attento alla sua pressione, non può permettersi queste guasconate. L'ostacolo non sarà il dover passare o meno "sul suo corpo" (spennato e diafano com'è) ma il buon senso. Fermare il TAV sarebbe una follia sotto ogni aspetto. I 5S saranno disinnescati dalla salutare azione leghista, che scongiurerà la deriva oscurantista pentastellata. I cittadini (e il vecchio Chiampa) possono stare tranquilli.

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