VERSO IL 2019

Forza Italia respinge le avance: “Nessuna intesa con Chiamparino”

Gli azzurri piemontesi non vogliono cadere dalla padella alla brace: spolpati dalla Lega e cotti a puntino nel minestrone immaginato dal governatore. Un fronte “repubblicano” è possibile ma non con le attuali leadership Pd in disarmo

Evitare di farsi spolpare dalla Lega e poi, in Piemonte, infilarsi da soli nel pentolone in cui, come nelle vecchie vignette della Settimana enigmistica, cuoce il suo pasto il cannibale. Con la faccia di Sergio Chiamparino. Perché questa agli occhi di gran parte dei maggiorenti di Forza Italia è l’immagine del loro partito che esce dall’idea del presidente della Regione per un’alleanza in grado di reggere al più che probabile asse grilloleghista alle regionali dell’anno prossimo. “Più che aprire le braccia a Forza Italia, mi pare si vogliano aprire ai suoi elettori, ai nostri insomma” sbottava ieri Claudia Porchietto, non certo di buon umore mentre al Senato si votava la fiducia al Governo gialloverde, pigiando sui tasti dello smartphone un messaggio di apprezzamento alla capogruppo azzurra Anna Maria Bernini per il suo durissimo intervento contro il neonato esecutivo, concepito dal loro “alleato” Matteo Salvini insieme a Luigi Di Maio.

Non avrà ancora compiuto l’anno quando in Piemonte potrebbe nascere la sorella minore: una giunta Lega-Cinquestelle, con presidenza assegnata alla prima, seguendo il Cencelli della “terza repubblica” visto che il Comune capoluogo è già in mani grilline. A poco servono le poco convincenti rassicurazioni di Matteo Salvini circa la tenuta della coalizione, che nei fatti non c’è più, per quelle che saranno le elezioni nell’unica regione del Nord dopo l’alleanza di Governo. Tra gli azzurri i timori di restare tagliati fuori non sono infondati. Peggio ancora sarebbe, come potrebbe accadere, che Salvini sveli lo schema fotocopia di quello votato ieri a Palazzo Madama il più tardi possibile, impedendo all’ormai ex alleato di sopravvivere. Che cosa porta Forza Italia a rimanere cautamente ferma sulla traballante posizione di alleato con la Lega? A meno di un anno dal voto regionale e di fronte a uno scenario che muta rapidissimamente tanto da aver indotto lo stesso Chiamparino  ad accelerare nel sciogliere la riserva dicendosi disponibile a una ricandidatura e lanciando al contempo la proposta dell’alleanza larga e, magari, senza i simboli dei partiti. La risposta è meno difficile di quanto si possa immaginare: gli azzurri non vogliono essere loro a strappare col Carroccio salviniano, dando a questo l’opportunità di accusarli di tradimento e fornendo il motivo per fare ciò che già pare essere nei suoi piani.

Più probabile che la lacerazione si produca su alcuni temi che, nei prossimi mesi se non settimane, dovranno uscire dal limbo dell’incertezza e del traccheggio in cui li hanno confinati le due forze di governo. Il capogruppo forzista in consiglio regionale Andrea Fluttero ha detto di auspicare che “la bandiera elettorale No Tav esclusivamente del M5s, e non degli amici della Lega, possa essere ripiegata e messa da parte, in attesa di più approfondite valutazioni”. Sarà (anche) proprio sulla Torino-Lione che, aldilà delle dichiarazioni di questi giorni, si vedrà quanto Salvini vorrà tenere la posizione o terrà di più l’asse con i Cinquestelle. Non un cenno della grande opera, ieri, dal premier Conte, a dir poco fumoso sul tema infrastrutture. Che, invece, è il tema per eccellenza su cui non solo Chiamparino ha incardinato parte della differenza tra l’alleanza che propugna e il fronte populista-sovranista, ma proprio Forza Italia pone al centro del ragionamento sul futuro governo della Regione, unito a quello del lavoro. Insieme alla collega Porchietto, il deputato Carlo Giacometto ha sollecitato, in una nota, il ministro Luigi Di Maio “a lasciare ad altri esponenti del suo partito la propaganda elettorale in Sicilia e nei Comuni al voto domenica prossima” suggerendogli di “occuparsi del caso che sta scoppiando, proprio in queste ore, in Piemonte: quello del fallimento della Comital di Volpiano che vedrà finire in mezzo ad una strada 110 lavoratori. Fra sei mesi scadranno gli ammortizzatori sociali e sarà altissima la tensione che si creerà in un territorio che è ancora fortemente colpito dalla crisi. A Torino viviamo anche la procedura di licenziamento avviata dai vertici di Italiaonline, e in questo caso si parla di altri 400 esuberi: come si intende riassorbirli?”. Poi, ancora la Tav: “I consiglieri regionali del suo partito hanno comunicato in aula che verranno ridiscusse le infrastrutture strategiche per il Piemonte. Una situazione surreale che – affermano i due parlamentari – rischia di rallentare la realizzazione non solo della Torino-Lione ma anche di altre decine di opere che creano posti di lavoro e prospettive di crescita. Quale idea ha il neo ministro Di Maio per lo sviluppo del Nord Ovest?”.

Forza Italia parla alla nuora Di Maio perché suocera Salvini intenda. E il Nord Ovest sarà il tasto su cui anche nei giorni a venire i parlamentari piemontesi picchieranno duro. Una partita a scacchi quella tra Forza Italia e Lega per il Piemonte con un esito che pare già scritto. L’importante per i berluscones è prevedere e anticipare la mossa del cavallo di Matteo. La via d’uscita potrebbe stare proprio in quel fronte largo. Non è un mistero che incontri riservati tra esponenti piemontesi del Pd e di Forza Italia ci siano da giorni. Qualcuno azzarda che la proposta di Chiamparino, che ha colto si sorpresa anche molti maggiorenti democrat, sia in qualche modo una “risposta” a questi contatti e ai conseguenti ragionamenti sulle possibili figure in grado di incarnare lo spirito di un nuovo schema da proporre agli elettori. Che la mossa del cavallo, per ora, l’abbia fatta proprio Chiamparino? Più di un notabile azzurro coltiva il dubbio. Con una certezza: non si infileranno nel pentolone del cannibale.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento