RETROSCENA

Chiamparino uno e trino,
tre nomi e passo indietro

Il governatore conferma la sua disponibilità alla ricandidatura ma non a dispetto dei fanti Pd. Al summit della coalizione detterà le condizioni, mettendo sul tavolo le possibili alternative: il sindaco di Cuneo Borgna, il deputato Giorgis e il giovane Valle

Non che si aspettasse tappeti rossi e marce trionfali, ma la formale presa d’atto accompagnata da mille distinguo e doppiezze con la quale una parte significativa dei maggiorenti del Pd ha accolto la sua “generosa” offerta di ricandidatura induce Sergio Chiamparino a un supplemento di riflessione. Attestazioni di stima non sono mancati e gli apprezzamenti, al netto della solita caterva di piaggeria, sono parsi sinceri, ma la sensazione di essere considerato una soluzione “obbligata” in mancanza di alternative non è affatto piacevole. Non gli si addice, per temperamento e storia politica. E, ad essere sinceri, non ha affatto la vocazione del martire. Lui non è per nulla sconvolto, semmai “stanco, deluso e pure un po’ innervosito” come lo descrive chi gli ha parlato in queste ultime ore in cui ha meditato una decisione a dir poco inattesa: al summit della maggioranza di venerdì 15, già trasformato da molti nella cerimonia per la sua investitura, il presidente dirà che sì è disponibile, ma non a ogni costo e comunque non “a dispetto dei santi” e dei fanti. Detterà le condizioni avendo in tasca un piano B che gli consente un onorevole passo indietro.

Visti i precedenti, la premessa è d’obbligo: questi sono lo stato delle cose e l’umore ad oggi. Come l’assoluto no a ricandidarsi ribadito per mesi si era andato affievolendo giungendo al mettersi “a disposizione” dell’altro giorno, così nessuno può escludere ulteriori mutamenti nel corso della settimana che separa dall’incontro con i partiti e le formazioni civiche del centrosinistra. Questa volta, però, quel che ha maturato nel giro di non molte ore – meno dei messaggi cifrati che gli sono pervenuti tra post su facebook e parole seminate in più di un’intervista o dichiarazione – difficilmente subirà un ripensamento. Arriveranno, ovviamente, gli inviti accorati e le preghiere a San Sergio affinché conceda la grazia di una sua ridiscesa in campo, a detta di alcuni (non si sa quanto convinti o mossi da legittimi pur non altissimi interessi) unica possibilità per tentare con qualche speranza di conservare al centrosinistra l’ultima regione del Nord. Film già visto nei mesi scorsi, protagonisti, comprimari e comparse non cambieranno. Quel che è mutato, invece, è proprio il ragionamento di Chiamparino. Non una stizzita presa di cappello, piuttosto la resa davanti a una incomprensione di quei messaggi, quei segnali, ma ancor più davanti all’incapacità o non volontà di chi, pur stimandolo e apprezzandolo, adduce tra le righe la questione anagrafica oppure dubita della sua capacità di produrre quell’innovazione, quella discontinuità richieste per avere qualche chance di fronte al più che probabile fronte Lega-M5s la prossima primavera.

Non è uno scalfariano “non ci sto”, il suo. Piuttosto un meditato (e in parte indotto) farsi da parte, anzi di lato. Già, perché non passa, il governatore, da “la rangiuma” a “rangeve”, aggiustatevi. Non lascia il Pd e il centrosinistra nel mare in difficoltà abbandonando la nave. Se non sarà al timone, questo non vuole dire che non aiuterà a tracciare la rotta. Farà di più, proponendo nomi che a suo giudizio potrebbero incarnare il candidato giusto. Tre gli uomini su cui il Chiampa inviterà democrat e alleati a ragionare: Federico Borgna, Andrea Giorgis e Daniele Valle.

Il primo, sindaco di Cuneo rieletto evitando di larga misura il ballottaggio, è simbolo e prova concreta della forza civica (il Pd nella precedente consiliatura stava all’opposizione e nella seconda è entrato in maggioranza dopo una lunga trattativa per vincere l’ostracismo di alcuni capataz locali), la stessa tanto cara a Chiamparino e nella quale vede la soluzione vincente per le regionali. Borgna, in passato con la tessera del Pd, ma ancora con ottimi legami col Nazareno, rinsalderebbe ulteriormente quell’asse Torino-Cuneo, indigesto a parecchie altre province, ma fulcro della geografia piddina. Legato all’assessore regionale e suo predecessore Alberto Valmaggia, chiampariniano di ferro, il primo cittadino del capoluogo della Granda è fautore dell’allargamento del perimetro della coalizione alle liste territoriali.

Altro strettissimo del presidente è il rieletto deputato Andrea Giorgis, capogruppo in Comune quando Chiamparino era sindaco, deve anche e soprattutto al governatore la sua candidatura nel collegio di Torino centro alle politiche del 4 marzo. Sinistra del Pd, Giorgis, costituzionalista, ordinario all’Università di Torino,  è stato più volte indicato dal governatore come un suo possibile successore, anche a Palazzo civico. Ma tutto era molto più fluido e meno incombente rispetto ad oggi. In un’ottica di ricomporre le fratture sul fianco sinistro è certamente il candidato migliore.

Tra le proposte su cui ragionare per trovare un suo successore, Chiamparino mette anche il giovane, ma già abbondantemente navigato e strutturato, consigliere regionale Daniele Valle. Classe 1983, avvocato, studi all’estero, esperienza giovanile in Erasmus, cattolico impegnato nelle attività della parrocchia di Gesù Nazareno, un bacino di voti considerevole (portati in dote nel 2013 alla poi eletta in Parlamento Francesca Bonomo, tornata alla Camera il 4 marzo), primo segretario dei Giovani Democratici e vicesegretario provinciale, Valle siede nell’emiciclo di Palazzo Lascaris dove dal 2014 presiede la commissione Cultura. Dei tre sarebbe il solo con un’esperienza in consiglio regionale, oltre a incarnare quel rinnovamento generazionale più volte e da più parti auspicato.

Tre carte che Chiamparino, da ottimo giocatore di scopone qual è, calerà sul tavolo. Restando mazziere.

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