TRAVAGLI DEMOCRATICI

Pd, “scendere tutti a spingere”

Battesimo ufficiale in Piemonte di Harambee, progetto promosso da Richetti per rimettere in carreggiata il partito. Lubatti raccoglie la sfida lanciata da Chiamparino: "C'è una nuova generazione pronta a fare la sua parte"

Non si è ancora impantanato del tutto, ma per l’acciaccato autobus democrat la strada verso la sperata conservazione del governo del Piemonte di insidie ne riserverà non poche da qui alle urne della prossima primavera. Meglio attrezzarsi ed abituarsi a quell’incitazione che da noi sarebbe il vecchio oh issa, ma che Matteo Richetti ha preferito utilizzare nell’idioma swahili quando le ruote finiscono nel fango, i passeggeri scendono e, al ritmo di harambee spingono la vecchia corriera su cui è rimasto solo l’autista. Che, d’emblée, vien da dire avrebbe la faccia di Sergio Chiamparino. Ci sta pure, visto che il presidente si è detto sì pronto a scendere, lasciando il volante a qualcun altro. Possibilmente più giovane, in nome di quel ricambio generazionale più e più volte invocato nel Pd, rimanendo sempre all’enunciazione e attribuendo, altrettanto spesso e non sempre senza ragione, la sua mancata realizzazione proprio al settantenne ex ragazzo di via Chiesa della Salute e al suo quasi coetaneo Piero Fassino.

Sfida, se tale è, raccolta. Nei giorni scorsi a dire “ci siamo” senza incorrere in travisanti personalizzazioni, ma parlando per generazione, è stato il segretario provinciale Mimmo Carretta. E come lui il capogruppo in Sala Rossa, Stefano Lo Russo. Oggi tocca a un altro quarantenne dire “eccoci”, allargando il fronte di quella svolta anagrafica che dovrebbe avere come approdo, e non solo emblema, l’individuazione di un candidato alla presidenza pescato in una fascia di età assai più giovane rispetto a quella dell’attuale (ma anche di altri nomi alternativi fatti nei mesi scorsi, come quello del chirurgo dei trapianti Mauro Salizzoni). Dice “ci siamo” e aggiunge harambee, Claudio Lubatti, ex assessore ai Trasporti con Fassino sindaco e oggi consigliere comunale e presidente della commissione di gestione e controllo a Palazzo Civico.

Il motto scelto da Richetti, questa mattina a Torino, si declina in progetto “per dare un contributo al Pd a tornare a stare nel territorio, a superare quel distacco che c’è stato nell’epoca di Matteo Renzi, a favorire la partecipazione e le proposte” spiega Lubatti che per l’appuntamento con il portavoce del Nazareno ha scelto, non a caso, una palestra di arrampicata. Simboli, slogan, metafore, focus, testimonianze (di imprenditori, di giovani che sono andati a cercare all’estero quel che non hanno trovato in Italia, di chi opera nel volontariato come nello sport): lo spirito della prima Leopolda aleggia sul format dell’incontro che porta a Torino uno dei candidati alla segreteria nazionale. Proposte per un Pd che “superi le correnti, torni tra la gente e accolga chi oggi preferisce un passaggio più graduale da un’associazione come quella fondata da Matteo e che si sta ramificando anche in Piemonte anziché percorrere la strada tradizionale, spesso obbligata di uno schierarsi da subito in una componente”.

L’autobus ancora non è impantanato, ma le tribù ci sono. A volte portano ancor nomi di capi che tali non sono più o non sono più riconosciuti. I richettiani, verrebbe da dire, hanno Lubatti come riferimento a Torino. E poi, tra gli organizzatori dell’evento e fondatori di harambee in terra piemontese, Angelo Ferrero, Fabio Locicero, Giuseppe Libonati, Luigi Turco. “Nessun limite eccetto il cielo” è l’ambizioso titolo dell’happening odierno. Nel quale, oltre che al futuro del Pd (e della sua guida), si guarderà a quello del Piemonte. Ad ascoltare e discutere sono attesi molti esponenti dei vari clan dem, oltre al segretario Carretta e forse allo stesso Chiamparino. Politica, ma anche economia, sviluppo, e, soprattutto, il lavoro: ieri intervenendo a un convegno a Milano Richetti ha osservato come “il problema non credo riguardi il conflitto tra due generazioni o un conflitto tra giovani e meno giovani, il problema è se questo paese oggi è in grado di offrire le stesse opportunità. Il tema è se la politica è in grado di accorciare la distanza che c’è tra una generazione che oggi rivendica diritti acquisiti e quella che quei diritti non li vede neanche col binocolo". Questioni “dalla cui discussione vogliamo ricavare proposte da inserire nel programma del centrosinistra per le regionali” spiega Lubatti, anticipando una delle ragioni dell’appuntamento di oggi in via Braccini, in quella palestra di arrampicata scelta per dare alla sede di un incontro un valore evocativo. “Per arrampicare ci vuole determinazione, fiducia nei compagni di cordata, fatica e concentrazione”. Superfluo spiegarlo a chi con corde e scarponi ha decenni di esperienza e passione, come Chiamparino. Certamente più a suo agio e sicuro in parete, anziché al volante di un autobus impantanato. Che poi resta sempre da vedere quanti tra tutti quelli delle varie tribù spingono.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    08:27 Martedì 12 Giugno 2018 Paladino Realta....

    In verità stanno scendendo per andarsene e non per spingere. ....

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