POTERI FORTI

Profumo di sistema grillino

Passa (anche) da Torino il riassetto dei poteri economici e finanziari del Paese. Il presidente della Compagnia di San Paolo in pole per la guida delle fondazioni bancarie, posto strategico per presidiare la Cdp. Con uno sponsor di peso: la sindaca Appendino

Aleggia con sempre maggiore persistenza un Profumo piemontese sulla futura presidenza dell’Acri. Appena celebrato il suo ultimo congresso, Giuseppe Guzzetti, l’anziano monarca della potente associazione delle fondazioni bancarie e le casse di risparmio, si appresta a cedere lo scettro tenuto ininterrottamente per diciotto anni. Ma è, ormai da mesi, che si affacciano con una progressiva selezione naturale nomi dei possibili successori. Anche se la scelta è formalmente indipendente dalla politica, i colori nel nuovo governo non eviteranno di entrare, sia pure di sguincio, nei ragionamenti e anche nelle lotte per individuare il successore di Guzzetti. Il quale non ha mancato, nei giorni scorsi, di indicare la strada a chi prenderà il suo posto, ponendo tra gli obiettivi principali un deciso consolidamento del sistema delle fondazioni (anche attraverso fusioni tra quelle più piccole e alcune di esse in difficoltà). Sarà, tuttavia, quasi certamente ancora il vecchio re della finanza bianca lombarda a dire la sua su una poltrona importante come quella del presidente di Cassa Depositi e Prestiti, dopo l’annunciata indisponibilità di Claudio Costamagna. Per la sua, invece, dopo una progressiva scrematura sembrano essere rimasti in lizza soltanto due nomi, entrambi dal Piemonte: quelli del numero uno della Fondazione Crt Giovanni Quaglia e del suo omologo in Compagnia di San Paolo Francesco Profumo.

Piemontese anche un terzo, dato oggi con assai meno chance rispetto ad alcuni mesi fa, ovvero l’ex vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona. E proprio partendo da quest’ultimo si può provare a dipanare la matassa che con ogni probabilità servirà per tessere compiutamente la tela a favore dell’ex rettore del Politecnico, nonché già ministro.

Una trama dall’ordito torinese, con forti nuance di giallo (inteso no come mistero, bensì come tinta dei Cinquestelle). È un giorno di febbraio dello scorso anno quando la mole del “camionista di Tortona” non passa inosservata all’ingresso di Palazzo di Città. L’incontro con Chiara Appendino è “cordiale” e lascia presagire sviluppi che invece non ci saranno. Chi sintetizza, spiega che “i due non si sono presi”. Vero? Non vero? Certamente non è andata così con Profumo, passato in un batter di ciglia da bersaglio della sindaca in campagna elettorale a suo riferimento, ben oltre quel che si richiede a un sindaco e al presidente dell’enorme bancomat del territorio. Palenzona aveva incontrato la sindaca poco dopo aver condotto il suo uomo al vertice dell’altra fondazione torinese. Tout se tient dicono i francesi. E vale pure sotto la Mole. Tanto più se la forza politica della prima cittadina adesso governa con la Lega il Paese.

“Noi siamo sempre stati collaborativi, non siamo all’opposizione – ha detto Guzzetti intervenendo su Cassa Depositi e Prestiti e il suo ruolo ipotizzato nel contratto di Lega e M5s –. Ma se si vuole garantire un ulteriore sviluppo della Cdp, questo deve essere coerente con la tutela del risparmio degli italiani”. Un messaggio chiaro al nuovo Governo e all’idea che Cdp dovrebbe diventare una banca degli investimenti senza che sia chiaro il suo ambito di intervento. Il presidente di Acri, non a caso, ha ricordato che il Tesoro, azionista di controllo di Cdp dovrà sempre prima fare i conti con le fondazioni che possiedono il 16% e da statuto possono anche scegliere il presidente. Spirito di collaborazione, nessuna opposizione preconcetta, ma patti chiari, insomma.

È di tutta evidenza, a questo punto, come per il maggior azionista del Governo sia a dir poco conveniente poter contare su un interlocutore non ostile, magari con ottimi rapporti con chi governa la città da cui proviene e dove ha sede la sua fondazione. A ciò, tra gli atout del numero uno di corso Vittorio Emanuele va aggiunto l’endorsement ricevuto dal presidente della Fondazione CariVerona Alessandro Mazzucco: “Profumo è stato mio collega per moltissimo tempo, siamo sempre stati in ottimi rapporti di stima reciproca. È una persona di qualità e la sua è sicuramente una candidatura ineccepibile. L’altro nome che si fa è di un altro torinese (il riferimento è a Quaglia, ndr), stimabilissima persona anche lui. In questo momento non sono chiamato a esprimere una preferenza, però una qualche affinità l’avrete intuita”.

Tra un’affinità “elettiva” e un’altra, il manager al quale la Appendino chiedeva di dimettersi perché nominato da Piero Fassino si avvia a diventare l’interlocutore, per le fondazioni e la casse di risparmio, del Governo dove al Mef è data in arrivo come sottosegretario o addirittura viceministro la grillina torinese Laura Castelli. Amicissima della Appendino.

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