RETROSCENA

Grosse Koalition per il Piemonte

Mentre Chiamparino mette a punto i dettagli della sua alleanza, una sotteranea diplomazia Pd-Forza Italia sonda il terreno per la nascita di un fronte anti populista e sovranista. Le (deboli) rassicurazioni della Lega e le avance alla Porchietto

La voce gira, l’ipotesi ricorre. E visto che nulla è meno prevedibile della politica, mai come in questi tempi, chi se la sentirebbe di liquidare come una boutade o pura fantasia la nascita di una Grosse Koalition alle elezioni regionali del 2019? Una sorta di union sacrée tra forze riformiste, moderate e liberali per fermare l’avanzata sovranpopulista e scongiurare la capitolazione di Piazza Castello. Del resto, lo stesso Sergio Chiamparino quando delinea un’Alleanza per il Piemonte (e l’Europa) evidenzia la necessità di agire oltre gli schemi classici, superando confini e perimetri degli attuali schieramenti: un piano di manovra a tutto campo imposto dalla comparsa sullo scacchiere politico del polo grilloleghista. Certo, molto dipenderà dalla tenuta del governo nazionale e da quanto il gioco spregiudicato che soprattutto il partito di Matteo Salvini arriverà a proiettarsi sugli assetti istituzionali, dal centro alla periferia. Eppure, nessuno può ragionevolmente escludere a priori la tentazione da parte di Lega e Cinquestelle di riprodurre quel modello nell’ultima regione del Nord ancora retta dal centrosinistra. E il fatto che tale prospettiva venga, al momento, negata da entrambi (come avvenne alle Politiche, fin alla vigilia del contratto di governo) non scaccia affatto i sospetti. Il segretario del Carroccio piemontese e prossimo capogruppo alla Camera, alterna fughe in avanti sibilline a messaggi rassicuranti verso gli alleati riproduce in chiave locale le tattiche corsare del suo Capitano.

Il timore, insomma, è che con la rapidità e la spregiudicatezza di cui hanno dato grande prova a livello nazionale, leghisti e grillini possano prendere tutti in contropiede. Su questo, più che su vecchi schemi, sembra ragionare chi alle enunciazioni insiste nel trovare soluzioni capaci di “tenere botta” alle mutate (e mutanti, cioè in continuo divenire) condizioni politiche. E così, proprio per iniziare a ragionare attorno a scenari inediti, sono iniziati gli abboccamenti tra alcuni esponenti del Pd e figure di spicco del centrodestra. Una diplomazia sotterranea e cautissima che vede al centro la neo parlamentare di Forza Italia Claudia Porchietto.

Di una candidatura dell’ex assessore alle regionali dell’anno prossimo se ne è parlato da mesi, almeno fino a quando il Governo carioca non ha svelato un disegno che non pochi avevano preconizzato già prima delle elezioni del 4 marzo. La scelta in casa azzurra pareva ristretta tra lei e l’europarlamentare Alberto Cirio, il quale aveva ricevuto più di un endorsement, a partire da quello del presiedente dell’europarlamento Antonio Tajani, senza tralasciare messaggi inviati da Arcore e tradotti sempre come un viatico per il politico albese da sempre tra i più dialoganti con il Carroccio in cui peraltro ha militato in epoche ormai lontane. Lo stesso Carroccio, ormai neppure l’ombra di quello bossiano, che più cresce nei consensi alla linea orbaniana di Salvini e in chiave di senior partner dell’alleanza di governo e più si allontana dal ruolo di junior partner della (fu) coalizione. L’“accoglienza” riservata al neonato Governo Conte negli interventi delle capogruppo alla Camera e al Senato, Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini hanno tolto ogni dubbio residuo a chi semmai lo avesse ancora conservato. Tra le prime a complimentarsi con la Bernini era stata proprio lei, l’ex assessore al Lavoro e alla Formazione professionale della giunta di centrodestra, un passato al vertici di Api, una solida preparazione economica e un’altrettanto decisa impostazione sullo sviluppo. Che, ovviamente, non poteva che vederla tra i sostenitori di quella Tav che il Governo ancora non ha detto quale destino intende riservarle, con i grillini che la vogliono cancellare e la Lega a livello nazionale traccheggiante e appigliata a quella “revisione e valutazione” che sa tanto di verdetto solo rinviato. C’è la Tav con gli equilibrismi salviniani e il niet grillino, ma soprattutto c’è la politica arrembante del Capitano a rimettere in discussioni schemi che potrebbero risultare superati all’atto di stabilire tattiche e strategie per il futuro governo del Piemonte.

È con queste lenti, calibrate anche su quel che potrebbe accadere in casa democrat, che vanno osservati movimenti pur riservati ma non evidentemente abbastanza segreti che hanno tra i punti di passaggio (o di possibile approdo) anche la parlamentare azzurra. Il suo nome, nel centrosinistra viene sussurrato da giorni. C’è chi lo fa con l’intento di “bruciarla” avendo colto che altri si riferiscono (anche) a lei nel caso un fronte repubblicano sul modello di quello auspicato dall’ex ministro Carlo Calenda potesse risultare necessario per provare a fermare il non improbabile assalto carioca (con prevalenza del verde) a piazza Castello. Tra le non poche condizioni necessarie all’eventuale verificarsi dell’ipotesi che alcuni ambienti ed esponenti del Pd non escludono, c’è, naturalmente, la non ricandidatura di Chiamparino. Se Sergio corre – ragionano i dem – si corre con lui. E non va dimenticato che proprio lui, il presidente, ha posto il tema dell’offerta agli elettori piemontesi: riproporre la stessa ricetta – valutazione peraltro condivisa da chi ragione sui numeri oltre che sui princìpi – equivale a consegnare la Regione all’avversario, o meglio agli avversari. Il discrimine non sarà più solo tra centrodestra e centrosinistra, ma tra due fronti divisi sul populismo, il sovranismo, lo sviluppo e non poco altro ancora. Il facile quanto scontato altolà pronto ad essere intimato da una parte del Pd (e di forze residue della sinistra) indicando una riedizione del fallito Patto del Nazareno, si infrangerebbe contro una dura realtà: non sono solo passati quattro anni da quel gennaio del 2014, è cambiato lo scenario. Il modello di governo del Paese potrebbe essere riprodotto su scala piemontese. Ad oggi, poco più che rumors. Domani si vedrà.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento