12 GENNAIO

Pashmina arancione la trionferà, sindaci senza fascia tricolore

Mentre le madamin si occupano di stilare il dress code per la manifestazione Sì Tav di sabato, Giachino detta la linea politica: "Nessuna bandiera di partito e primi cittadini privi di simboli istituzionali". Anche i sindacati aderiscono al flash mob

Avanti popolo (Sì Tav) alla riscossa, pashmina arancione la trionferà. Mentre le sette madamin protagoniste dell’adunata dello scorso 10 novembre si occupano del dress code per la manifestazione del prossimo 12 gennaio, confermando l’arancione come colore con cui tingere per la seconda volta in due mesi piazza Castello, Mino Giachino, promotore della petizione a favore della Torino-Lione che ha raccolto più di 100mila adesioni, detta la linea politica:  «Così come abbiamo protestato giustamente affinché non ci fossero fasce tricolori o gonfaloni alle manifestazioni No Tav, allo stesso modo i tanti sindaci e amministratori regionali che vogliono partecipare all’iniziativa per il Sì di sabato devono farlo senza simboli istituzionali» afferma ’ex sottosegretario di Forza Italia, dimostrando fiuto politico da vendere. Non solo, anche «i partiti che hanno ancora nelle loro fila sindaci e dirigenti No Tav in carica partecipino senza bandiere e facciano sentire la loro voce nelle sedi politiche e istituzionali – prosegue il MadaMino –. La forza della piazza del 10 novembre è stata la sua larga espressione sociale, il popolo della crescita che dice no alla decrescita». Insomma, «per la campagna elettorale c’è tempo», ora l’obiettivo è di portare in piazza il maggior numero di persone possibile, senza che nessuno provi ad appropriarsene per scopi prettamente elettorali.

E mentre Giachino cerca di evitare strumentalizzazioni, le sette madamin che con lui promuovono il flash mob si preoccupano del look dei partecipanti, rilanciando un dibattito francamente stucchevole: «In ogni festa che si rispetti ci vuole l’abbigliamento adatto – scrive su facebook il comitato “Sì, Torino va avanti” – e come il 10 novembre anche stavolta abbiamo scelto l’arancione perché rappresenta l’energia che serve a tutti noi per rilanciare la nostra città, il nostro territorio e il nostro Paese». Un colore, spiega il gineceo di lotta, che «nell’abbigliamento di solito entra nei dettagli, accompagna, aggiunge un tocco, sottolinea o esalta un abbigliamento un po’ troppo smorto. E se il bleu e il maron fanno a pugni o il nero deve stare attento al grigio, l’arancione ha una caratteristica tutta sua: si abbina con ogni altro colore, anzi lo ravviva aggiungendo un tocco di allegria. Ecco - concludono - a noi piacerebbe essere un po’ così».

Un delirio stilistico che offre il destro a chi, come la consigliera regionale grillina Francesca Frediani, pasionaria valsusina del No. Secondo Frediani «non c’è limite al ridicolo» e le sette madamin con i loro consigli sul guardaroba adatto alla protesta mostrano «la distanza» tra i promotori dell’alta velocità «e le persone comuni». «Di questo passo – conclude – arriveremo a “il popolo ha fame? Dategli un gilet di cachemire. E che sia arancione, mi raccomando”».

Intanto, si moltiplicano le adesioni all’iniziativa. Oltre i sindaci di ogni dove, dal Piemonte e dalle altre regioni, alle sigle datoriali e imprenditoriali oggi sono giunte quelle dei sindacati: la Cisl sarà presente ufficialmente, annuncia il segretario di Torino e del Canavese Domenico Lo Bianco, così come i metalmeccanici della Fismic Confsal guidata da Roberto Di Maulo.

print_icon