TRAVAGLI DEMOCRATICI

Zingaretti allunga il passo, ma la sorpresa è Giachetti

Le convenzioni del Pd si celebrano nell'indifferenza della maggior parte dei militanti: si reca al seggio solo un iscritto su tre. Il governatore del Lazio in testa col 40% grazie al voto di Torino. Martina prevale a Novara, l'ex radicale ad Alessandria

Un iscritto su tre ha partecipato finora alle convenzioni del Partito democratico piemontese, seguendo un trend peraltro in linea con quello nazionale. Tra i militanti prevale Nicola Zingaretti, Maurizio Martina arranca e Roberto Giachetti, in tandem con Anna Ascani, a oggi risulta l’unica sorpresa di un rito stanco, che si trascina nell’indifferenza dei più. La sensazione è che i giochi si facciano fuori dal Pd e che il partito si stia lentamente trasformando nella bad company dello schieramento progressista. Nei giorni in cui il partito rinnova i propri organi dirigenti, infatti, decine di migliaia di persone sottoscrivono l’appello on line di Carlo Calenda per un ampio fronte antipopulista, che superi il Pd, in vista delle elezioni europee, mentre in Piemonte Sergio Chiamparino (anche lui tra i firmatari) lavora a una coalizione civica di cui i dem non saranno il perno, ma piuttosto una delle tante liste a sostegno. Intanto Matteo Renzi resta con un piede dentro e uno fuori e la conta si trasforma, almeno nella percezione della base, in una disputa tra apparati per un potere sempre più effimero.  

Al termine del week end di votazioni, che ha coinvolto gran parte dei circoli più grandi, il governatore del Lazio si è attestato intorno al 40 per cento, davanti a Martina (29,7%) e a Giachetti (26,7%), quest'ultimo ben al di sopra dei pur confortanti risultati che sta ottenendo a livello nazionale. Irrilevanti gli altri tre competitor, Francesco Boccia, Dario Corallo e Maria Saladino che insieme faticano a raggiungere il 4 per cento. L’ex candidato sindaco di Roma sfonda nelle province di Alessandria, dove sfiora il 50% grazie al lavoro di Enrico Morando e del segretario locale Fabio Scarsi, e ad Asti (40%), dove a sostenerlo c’è la consigliera regionale Angela Motta. Martina, appoggiato dalla maggioranza dell'apparato renziano, prevale a Cuneo e Novara, dove ha potuto contare sull’ex sottosegretario e neo presidente del partito regionale Franca Biondelli, mentre Zingaretti fa il pieno in provincia di Torino (42%) e Vercelli. Le convenzioni andranno avanti fino a mercoledì, dopodiché la parola passerà alla più ampia platea degli elettori che il 3 marzo si pronunceranno nelle primarie aperte. Nella provincia di Torino, dove quasi tutte le sezioni più importanti sono andare al voto si sono espressi 1.600 iscritti su 5.600 (secondo le proiezioni più ottimistiche si arriverà a duemila). 

Lo scarso interesse è tutto nei numeri seppur provvisori, mentre i responsabili delle varie mozioni sono impegnati a caricare sui rispettivi file i risultati sin qui ottenuti. A Moncalieri, dove alle convenzioni del 2017 (quando il Pd già era in fase calante) avevano votato 492 militanti, oggi si sono recati al seggio appena 122 persone (tra le quali il deputato Davide Gariglio, ex segretario regionale, che è stato respinto dai volontari poiché per un disguido non risultava negli elenchi e per questo costretto a tornare a casa e recuperare la tessera per dimostrare la sua regolare iscrtizione). A Barriera di Milano, popoloso e popolare quartiere di Torino, si passa da 179 a 102 votanti. E le cose non vanno meglio neanche nelle sezioni più piccole: a Vinovo i votanti sono dimezzati, da 25 a 12. “In un partito così marginale anche muovere le truppe è diventato difficile” fa notare sconfortato un dirigente.

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