Fuga di massa da Intesa-Sanpaolo

Pubblicato Venerdì 23 Settembre 2011, ore 7,37

Esodo biblico di dipendenti del colosso bancario: 3 mila verso la pensione, altre centinaia si apprestano a seguirli. Gli esuberi potranno essere riconvertiti nel settore assicurativo

Ricordate i 10.900 esuberi di Intesa Sanpaolo che dopo alcune settimane di trattative con i sindacati diventarono, per fortuna, 5.000 risorse da riconvertire e circa 3.000 lavoratori da far uscire ad ogni costo? Sulla riconversione nessuna notizia giunge da piazza della Scala e piazza San Carlo anche se potrebbero essere prossime ad arrivare. Fonti del mondo assicurativo raccolte da Lo Spiffero riferiscono che gran parte dei “riconvertiti” potrebbero occuparsi delle polizze, business sul quale il colosso meneghino–subalpino ripone grandi speranze. E’ infatti di qualche giorno fa la notizia che il gruppo bancario guidato da Corrado Passera ha ricevuto il nulla osta dell’Isvap, la Banca d’Italia delle assicurazioni, a fondere le società del gruppo che si occupano delle assicurazioni sulla vita, cui si aggiungerà la società che sarà chiamata a gestire le assicurazioni sui danni. La notizia è positiva per Torino, in quanto la nostra città ospiterà la sede legale e operativa della compagnia danni.

 

Riguardo ai 3.000 lavoratori che dovrebbero abbandonare la banca, 2.500 sono stati individuati tra i dipendenti che hanno maturato o matureranno il diritto alla pensione entro il 2013. Si devono poi aggiungere 500 lavoratori che potranno invece usufruire del Fondo di solidarietà del settore del credito, numero elevabile a discrezione della banca sino a 2.500 risorse. I pensionandi avevano tempo fino al 20 settembre per mostrare il loro interesse a lasciare l’azienda e fonti sindacali hanno riferito a Lo Spiffero che ben 2.255 lavoratori, molti obtorto collo, hanno accettato la proposta della banca mentre alla stessa data, con un mese di anticipo sulla scadenza prevista, è stata superata la quota prevista dalla banca di 500 adesioni con 796 richieste di accesso al periodo di accompagnamento alla pensione. Nel primo gruppo sembrano mancare all’appello 245 “resistenti” cui però è stato concesso tempo sino al 30 settembre per “ravvedersi” dacché Intesa Sanpaolo, ossessionata dalla riduzione dei costi del personale e nonostante l’obiettivo di riduzione dell’organico sia già stato ad oggi numericamente raggiunto e superato, vorrebbe forse procedere nei loro confronti attivando le procedure di cui alla Legge n. 223/1991 per la gestione del personale in esubero, leggasi licenziamenti coatti collettivi.

 

Nonostante le pesanti incertezze sul futuro del sistema pensionistico nazionale si è verificato ancora una volta un fuggi-fuggi generale da Intesa-Sanpaolo, chiarissimo segnale di un pessimo clima lavorativo all'interno dell’azienda. Questi lavoratori sono stati però adeguatamente informati circa le conseguenze di una possibile modifica dei requisiti di maturazione della loro pensione? Fra coloro che sedevano al tavolo dell’accordo è stata presa in considerazione la possibilità che a breve ci potrebbe essere una riforma delle pensioni di anzianità, riforma più volte presentata dal Governo ma non ancora portata a conclusione causa la contrarietà della Lega Nord, contrarietà che non si vede come potrà durare ancora a lungo? Eppure l’accordo è stato firmato il 29 luglio scorso, in pieno attacco speculativo ai titoli pubblici nazionali, ma né i rappresentanti della banca né i sindacati hanno preso o forse non hanno voluto prendere in considerazione questa ipotesi e che di conseguenza l’accordo dovesse essere modificato in futuro. Infatti, se a breve le pensioni di anzianità dovessero essere ritoccate coloro che matureranno i requisiti potrebbero trovarsi nell’incresciosa situazione di dover lasciare Intesa-Sanpaolo ma di non potere accedere al vitalizio pensionistico, oppure di aver sottoscritto un impegno con la banca e non essere più titolati a rispettarlo perché i criteri di maturazione dei requisiti sono stati modificati.

 

Situazione analoga per i lavoratori che hanno aderito o aderiranno al Fondo di solidarietà e la modifica dei criteri di maturazione della pensione durante la permanenza nel Fondo è un evento che nel passato si è già verificato. Fino ad ora le parti in causa, banche e sindacati, hanno è vero promesso l’erogazione degli assegni aggiuntivi a copertura del maggior tempo di permanenza ma secondo fonti INPS sembra che ad oggi non sia stato riconosciuto agli interessati anche un solo euro. Qualcuno ha avvisato i lavoratori che all’attualità i previsti assegni aggiuntivi non hanno raggiunto gli aventi diritto? Cosa accadrà nel futuro, quali sono le tutele previste a salvaguardia dei dipendenti che in questi giorni aderiscono alla proposta di accedere al Fondo in una situazione di grande incertezza normativa? Dai documenti esaminati da Lo Spiffero parrebbe nessuna ed allora si pone la domanda: come saranno riconosciuti e quindi retribuiti eventuali nuovi periodi aggiuntivi di permanenza nel Fondo?

 

Speriamo che tutto vada per il meglio, ma sembra perlomeno curioso che né Francesco Micheli e Marco Vernieri, i top manager della banca deputati alle trattative, né le foltissime delegazioni sindacali abbiano preso in minima considerazione tale eventualità. Difficile pensarlo, impossibile crederlo. Forse i top manager erano troppo occupati a quantificare il loro premio di produzione discendente dal  taglio dei costi del personale, forse i rappresentanti sindacali erano troppo allettati dalla possibilità di emulare i cugini metalmeccanici e trasformarsi in sindacati dei pensionati bancari grazie al business di possibili nuove iscrizioni derivanti dalla consulenza prestata sul calcolo della pensione futura e sulla maturazione dei requisiti pensionistici.

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