Cambiale onorata, la Siliquini alle Poste
La finiana pentita nominata nel cda dell’azienda pubblica. Alla Camera subentra Mastrullo, al centro di pressioni perché lasci lo scranno all’assessore Ferrero o al costruttore Parisi
Uomo di parola, almeno nella riconoscenza verso chi ha salvato lui e il suo governo nel clou dello scontro con Fini, Berlusconi ha fatto nominare Maria Grazia Siliquini nel consiglio di amministrazione di Poste Italiane, azienda pubblica interamente controllata dal Tesoro. Si tratta di una lauta ricompensa per l’estremo ravvedimento di una finiana della prima ora, pluriparlamentare (5 legislature) con diverse casacche (Ccd, An, Pdl, Fli, Pdl), avvocato con studio a Torino.
Le dimissioni da deputato aprono le porte di Montecitorio ad Angiolino Mastrullo, ex socialista approdato ai lidi berlusconiani, attendente del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, eletto in Consiglio regionale nella quota maggioritaria (il famigerato listino). Ma non ancora proclamato onorevole, su Mastrullo è iniziato il pressing di chi vorrebbe le sue “spintanee” dimissioni. Non è un mistero che il coordinatore Enzo Ghigo caldeggi questa scelta per dirimere la spinosa questione dell’assessorato regionale alla Sanità, la cui titolare, Caterina Ferrero, è sempre più invisa al presidente Cota e, soprattutto, al potente direttore Paolo Monferino. Il classico promoveatur ut amoveatur consentirebbe di risolvere la querelle in modo indolore, facilitando la redistribuzione di deleghe all’interno della compagine di giunta.
Ma la Ferrero, adducendo problemi famigliari (non ultimo, la gestione di tre figli) non sembra per nulla attratta dalla prospettiva di sobbarcarsi un incarico parlamentare, restia a sobbarcarsi sfacchinate di trasferte nella capitale e per di più nell’incertezza sulla durata della legislatura. Se, come pare, il partito non riuscisse a farle cambiare idea, la successione alla poltrona di corso Regina Margherita diventerebbe davvero complicata.
Ma Ghigo non è l’unico a caldeggiare la rinuncia del neodeputato Mastrullo. Anche il suo patron Crosetto vedrebbe di buon occhio la permanenza del suo staffiere nell’aula di Palazzo Lascaris. In tal modo riuscirebbe a portare in Parlamento Salvatore Parisi, della famiglia dei costruttori di Nichelino, onorando un’antica promessa fatta quand’era coordinatore di Forza Italia.



















