In Sanità si allunga l’attesa

Pubblicato Venerdì 08 Novembre 2013, ore 16,46

Il caso limite è quello del day hospital al Martini di Torino: 1057 giorni. Ma è solo la punta dell'iceberg. Al San Luigi due anni per la sostituzione dell'anca, alle Molinette un anno e mezzo per una tonsillectomia. Boeti (Pd): "Estendere l'orario delle sale operatorie"

A morire e a pagare c’è sempre tempo. Ma quanto ce ne vuole per curarsi ed evitare, appunto, di passare anzitempo a miglior vita? In Piemonte le liste d’attesa sono lunghe, lunghissime, almeno in alcune realtà dove per un day hospital si arriva ad aspettare 1052 giorni, circa tre anni. E’ il caso del Martini di Torino, non certo isolato seppur si tratti del più eclatante. Secondo i dati emersi da un’indagine del gruppo Pd in Consiglio regionale, in Piemonte bisogna aspettare in media 41 giorni per un intervento di “Classe A”, ovvero i più delicati con maggior rischio di aggravamento del paziente in caso di ritardo, quelli che secondo le normative andrebbero eseguiti al massimo entro un mese. Per gli interventi meno urgenti l’attesa media è di 100 giorni (al massimo dovrebbero essere di 60), mentre per le operazioni di routine si pazienta mediamente 154 giorni, a fronte dei 180 previsti come soglia massima. Prosegue la guerra dei numeri tra maggioranza e opposizione a Palazzo Lascaris. Così dopo che il governatore Roberto Cota ha illustrato i dati dell’Agenas che pongono la sanità piemontese al quinto posto rispetto a quella nazionale, il Pd risponde con un’indagine in cui si mettono in evidenza le criticità legate alle liste d’attesa.

 

«L’Agenas ha parlato della competenza ed efficacia con cui sono trattati i pazienti nei nostri ospedali. Merito del personale che ci lavora - attacca il consigliere democratico Nino Boeti -. Ma non si è  occupata della difficoltà ad aver accesso alla struttura ospedaliera. Questi dati dimostrano quanto la situazione sia grave». Non mancano i casi limite: « Come si fa ad aspettare 1052 giorni al day hospital del Martini per una tonsillectomia? o 441 giorni per una operazione al piede al Cto, invece dei 60 previsti?». Alle Molinette si attendono 567 giorni per una tonsillectomia senza adenoidectomia (quasi due anni), al Cto si arriva a 767 giorni per l’asportazione locale di lesione o tessuto di tarso e metatarso, al San Luigi Gonzaga di Orbassano ci vogliono 653 giorni per una sostituzione totale dell’anca. E così via.  

 

«Questi dati dimostrano la progressiva divaricazione tra i centri di eccellenza e il resto degli ospedali territoriali dice il capogruppo Pd Aldo Reschigna -. E' un elemento di forte preoccupazione, anche perché la cancellazione di alcuni piccoli ospedali non ha portato, nonostante quanto dichiari Cota, a un miglioramento del servizio con una riduzione delle liste di attesa. Le quali, anzi, sono aumentate».

 

Per i democratici, il problema su cui intervenire è quello del sottoutilizzo delle sale operatorie che, diversamente da quanto avviene negli altri Paesi europei, operano  solo  al mattino. Uno dei motivi è quello della carenza di anestesisti, rispetto ai quali vanno  previste apposite deroghe che consentano  di superare il blocco delle  assunzioni. Insomma, le sale operatorie devono arrivare a funzionare dalle 8 alle 18, tutto il giorno, e non solo la mattina. Anche perché «nel 2014 è previsto il libero accesso dei cittadini alle cure in tutta Europa. Se le liste di attesa rimarranno queste, i piemontesi andranno a farsi curare all’estero, in primo luogo in Francia dove i tempi di attesa sono nulli, e alla sanità Piemontese toccherà pagare per le prestazioni. Il sistema di cure oltre frontiera prevede l’anticipo da parte dei cittadini e il successivo rimborso; si creerà così una nuova discriminazione tra chi è in grado di anticipare i costi e andrà a curarsi all’estero e chi non può e rimarrà sottoposto a liste di attesa lunghissime».

 

Di situazione “sotto controllo” e di gestione che garantisce comunque le urgenze, parla nella sua replica l’assessore regionale alla Sanità, Ugo Cavallera: «Le liste d’attesa più lunghe per gli interventi "minori" sono anche dovute al fatto che gli ospedali definiti hub o di riferimento effettuano anche questo tipo di interventi. Se gli ospedali hub effettuassero principalmente gli interventi chirurgici di maggiore complessità, sarebbero smaltiti  più rapidamente anche gli interventi minori. Infatti, i tempi più lunghi per gli interventi minori si registrano negli ospedali di riferimento e meno in quelli cardine e territoriali. Questo è lo sforzo che stiamo facendo nel dare concretezza alla rete ospedaliera».