Bloomberg City, 40 gradi all'ombra

Le alte temperature di questi giorni, ennesimo segnale del cambiamento climatico in atto, stanno mettendo a dura prova la vita di tanti torinesi. Quando l’ondata di calore supera i 37 gradi, il mito della città accogliente e protetta dai pericoli della natura svela la sua infondatezza. Al contrario, un agglomerato urbano può dimostrarsi persino più insidioso di una fitta foresta.

Le colate di cemento e asfalto riflettono e amplificano l’anomala canicola estiva. Le suole delle nostre scarpe e, purtroppo, le zampe degli animali percepiscono a contatto con la strada temperature decisamente più elevate di quelle indicate dai termometri. Questa distesa grigia crea un ulteriore strato di aria bollente, destinato a peggiorare la qualità della vita di chi abita in città.

Purtroppo, alcune recenti scelte dell’amministrazione comunale sembrano ignorare gli accorgimenti utili a contrastare gli innalzamenti record delle temperature estive. La pavimentazione lapidea (tra l'altro di qualità non eccelsa) con cui via Roma è stata trasformata in una spianata grigia e totalmente priva di verde è l’esempio perfetto di come le ragioni estetiche prevalgano sulle necessità della comunità. Si tratta dell’ennesimo sacrificio di alberi e verde, già sperimentato con pessimi risultati in altre riqualificazioni urbane: la spianata di Piazza d’Armi di fronte Pala Alpitour; la distesa di piazzale Aldo Fusi (dove solo in seguito si è provato a mettere qualche zolla di erba); il piazzale Santi Apostoli a Mirafiori Sud.

La grave siccità del 2022, che ha causato la morte di migliaia di alberi, sembra non aver insegnato nulla. Il nuovo Piano Regolatore (disegnato dalla Fondazione Bloomberg e ora in fase di approvazione) non prevede invasi per fare fronte ai mesi di secca. In compenso, riconosce il diritto di edificare parcheggi pertinenziali sotterranei ed edifici all’interno delle aree verdi, compresi i parchi cittadini. Un “regalo” ai torinesi, che dovranno prepararsi ad affrontare in futuro una situazione ambientale sempre più simile a quella delle zone desertiche.

Come noto, le avversità non si presentano mai da sole. L’afa costringe ogni anno famiglie e uffici ad accendere i condizionatori. Questo refrigerio genera però due grossi problemi: l’impennata delle bollette (già molto onerose in partenza) e improvvisi blackout energetici. Le tariffe energetiche seppur sempre più care, a cui corrisponde un arricchimento sostanzioso delle aziende del settore, non proteggono i clienti dal rischio di rimanere bloccati in ascensore; non evitano neppure a famiglie e ristoratori di dover buttare vie le scorte alimentari deteriorate nei frigoriferi spenti.

Il record negativo di interruzione della corrente è toccato a Corso Agnelli, dove il servizio è mancato per oltre 15 ore, con buona pace di chi è rimasto bloccato in casa oppure nell’ascensore condominiale. Vari episodi simili hanno colpito l’intera città, compreso Palazzo Civico, arrecando danni sia alle attività commerciali di prossimità e sia ai residenti.

Persino il trasporto pubblico torinese ha subito una serie di disservizi, che si sono sommati alla consueta riduzione estiva delle corse diurne. Non solo ci sono meno autobus in giro per Torino, ma si verificano anche improvvisi blocchi delle corse a metà tragitto. Nella giornata del 26 giugno scorso, diversi mezzi in avaria, probabilmente a causa del caldo, hanno costretto anziani e intere classi di “Estate ragazzi” a scendere dai bus per attendere la vettura sostitutiva sotto il sole cocente.

Naturalmente, a questi gravi disservizi non seguono risarcimenti economici per la collettività e tantomeno riduzioni del prezzo dei biglietti GTT. I cittadini, a quanto pare, non meritano neppure delle scuse, ma solo aumenti di spesa e messaggi retorici da parte delle istituzioni.

Il modello urbano statunitense, suggerito pro bono dalla Fondazione Bloomberg, funziona a meraviglia: spianate di cemento ovunque, ricchi investitori stranieri in centro e quartieri ghetto in periferia. Coloro che non si adattano alla Torino post operaia possono emigrare o finire a vivere in mezzo alla strada a causa del caro locazione, entrando così a far parte della schiera dei cittadini invisibili: veri e propri fantasmi agli occhi di chi dovrebbe governare Torino.

print_icon