POLITICA & SANITÀ

Oirm-S. Anna alla resa dei conti.
"Ma lo scorporo è solo sulla carta"

In Regione il piano strategico. Costi previsti per 281 milioni e il direttore Leli assicura il pareggio già nel 2027 (ma con ulteriori risorse). Valle (Pd): "Città della Salute va coi piedi di piombo e si tiene le mani libere". Molti servizi ancora da corso Bramante

La nuova azienda ospedaliera Regina Margherita-Sant’Anna nel 2027 dovrà sostenere costi per almeno 281 milioni di euro. Il direttore generale Adriano Leli, insediatosi pochi mesi fa dopo aver lasciato (senza suscitare troppi rimpianti) Azienda Zero, prevede comunque di pareggiare i conti, evitando il disavanzo anche nei due esercizi successivi.

Lo mette nero su bianco in un prospetto contenuto nel corposo Piano strategico triennale, appena consegnato in Regione, nel quale ampio spazio è dedicato alla candidatura del nuovo polo materno-infantile a ulteriore Irccs pubblico del Piemonte, dopo quello di Alessandria. Un percorso, quello verso il riconoscimento di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, che tra i requisiti prevede proprio l’equilibrio di bilancio nei tre anni precedenti.

Per arrivare a ricavi pari ai costi – sempre secondo le previsioni contenute nel piano – non basterebbero i 136,42 milioni stimati come valore della produzione, cioè delle prestazioni erogate e remunerate dal Servizio sanitario attraverso le Asl. Neppure aggiungendo i 102 milioni di ricavi derivanti dalle funzioni regionali, finora confluiti nell'unica cassa della Città della Salute, dalla quale l’Oirm e il Sant’Anna sono stati formalmente scorporati.

Il fardello rosso

Proprio alla luce del pesante rosso che da tempo grava sui bilanci del grande polo sanitario di corso Bramante, resta uno dei nodi più delicati – e non ancora del tutto chiariti – quello di come liberare la nuova azienda dal fardello del disavanzo. La stessa previsione dei costi è, del resto, una stima, anche a causa delle difficoltà, ammesse nello stesso documento, nel separare con precisione le spese dei due ospedali oggi inseriti nella Città della Salute.

«Il piano – scrive Leli – individua un percorso di equilibrio economico-finanziario per il triennio 2027-2029 fondato sulla combinazione di misure aziendali, crescita selettiva dei ricavi e sostegno regionale coerente con la fase di avvio della nuova azienda».

Ulteriori entrate

C’è poi una voce, nello schema previsionale, che conferma la necessità di ipotizzare ulteriori entrate per evitare un bilancio in rosso già dal primo anno in cui dovrebbe concretizzarsi il distacco dalla casa madre. Leli evidenzia la necessità di attivare ulteriori leve aziendali: dall'immancabile efficientamento al fundraising, fino a “contributi regionali” non meglio specificati che, tuttavia, sembrano avvalorare la tesi di chi non ha mai creduto al più volte proclamato “costo zero” dell’operazione di scorporo e del successivo accorpamento dei due ospedali in un’unica nuova azienda.

Ma questa non è l’unica perplessità che circonda l'operazione. Una volta concluso il piano, Leli lo ha trasmesso al suo collega della Città della Salute, Livio Tranchida, per la presa d’atto. Il via libera è arrivato puntualmente con una delibera il cui contenuto, tuttavia, sembra lasciare aperti ulteriori interrogativi. Ne è convinto il Partito Democratico, che interviene con il vicepresidente della Commissione Sanità, Daniele Valle.

La delibera di Tranchida

«La delibera conferma molti dei dubbi che abbiamo espresso fin dall’inizio sul progetto di scorporo voluto dalla Giunta regionale», sostiene il consigliere regionale. «Leggendo le carte emerge infatti un quadro molto diverso dalla narrazione proposta in questi anni dalla maggioranza: un percorso che procede a rilento, costoso, incompleto, caratterizzato da fortissime interdipendenze con la Città della Salute e da numerosi passaggi ancora da definire».

Secondo Valle, il vertice di corso Bramante utilizza «una formulazione con cui si tiene le mani libere e che dimostra come il confronto sul progetto non sia affatto concluso». Ancora più significativo, aggiunge l’esponente dem, è il fatto che gli strumenti fondamentali di organizzazione della nuova azienda non siano ancora definitivi.

«Ma il dato politicamente e amministrativamente più rilevante riguarda il rapporto con la Città della Salute. Nel Piano si legge chiaramente che la costruzione dell’autonomia aziendale “non coincide pertanto con una separazione immediata e integrale” e che laboratori e molti altri servizi continueranno a essere regolati attraverso accordi e convenzioni con la Città della Salute, prevedendo per il primo triennio anche l’acquisto di numerosi servizi dalla stessa Città della Salute».

Pd: “Perché lo scorporo?”

Per il consigliere del Pd, questo significa che alcuni dei servizi più strategici e delicati continueranno a dipendere dalla struttura dalla quale ci si sta separando. È quindi difficile parlare di una reale autonomia quando il nuovo assetto continua a poggiare su una rete così estesa di convenzioni e dipendenze operative. «Verrebbe da chiedersi: perché separarsi, allora? È una domanda che poniamo da anni e alla quale non è mai arrivata una risposta».

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