Da Mantova ad Alba, Dal Fabbro piazza Palazzi al vertice di Egea
11:30 Sabato 04 Luglio 2026Dietro la nomina dell'ex sindaco Pd, oggi vicepresidente dell'Anci, affiorano i legami con la vicenda Sta-Sostelia, il fondo fondato dal presidente di Iren e la contestata vendita da 138 milioni ad Hera, suo principale concorrente. Un cda di peso: politico
Che c’azzecca un politico lombardo con Alba e con quella che un tempo era una delle principali aziende del territorio? Apparentemente nulla. Eppure, il nuovo presidente di Egea è Mattia Palazzi, esponente di punta del Pd lombardo, sindaco di Mantova dal 2015 a maggio del 2026, oggi consigliere comunale e vicepresidente nazionale dell’Anci con delega alle riforme istituzionali e alle autonomie.
Palazzi prende il posto lasciato vacante da Massimo Lapucci, transitato nel consiglio d’amministrazione di Mediobanca, e arriva alla guida di una società che, più che un’impresa industriale, assomiglia ormai a una scatola in progressivo svuotamento. Dopo il salvataggio da parte di Iren attraverso la complessa procedura negoziata con il sistema bancario, gran parte degli asset è stata trasferita nelle controllate del gruppo e il destino finale di Egea Holding appare segnato: completare le ultime operazioni prima dell’assorbimento definitivo nella casa madre.
Eppure, proprio quel consiglio d’amministrazione destinato all’estinzione continua a riempirsi di nomi pesanti.
La rete di relazioni
La sensazione, dentro e fuori Iren, è che Egea sia diventata qualcosa di diverso da una società operativa. Prima era arrivato Lapucci, per un decennio segretario generale della Fondazione Crt nell’orbita di Francesco Gaetano Caltagirone. Poi Giuliana Cirio, direttrice di Confindustria Cuneo e sorella del governatore Alberto Cirio. Successivamente è stata la volta di Giacomo Portas, il “Mimmo” leader dei Moderati, presidente di Environment Park e figura trasversale capace di stare contemporaneamente nella maggioranza del sindaco Pd Stefano Lo Russo e in quella regionale di centrodestra con Cirio. Poi Elisa Rocchi, espressione dei Comuni emiliani, al posto del vicepresidente Moris Ferretti, e Giuseppe Cagliero, già amministratore delegato di Asp Asti, subentrato all’ex amministratore delegato Gianluca Riu, nel frattempo trasferito alla guida di Ireti.
Adesso tocca a Palazzi. Più che un normale rinnovo degli organi societari, sembra la costruzione di una raffinata rete di relazioni istituzionali. Una strategia nella quale il presidente esecutivo di Iren Luca Dal Fabbro sembra muoversi con particolare disinvoltura.
Il filo che porta a Mantova
Ed è proprio qui che il curriculum del nuovo presidente di Egea incrocia quello di Dal Fabbro. Nel febbraio 2024 il fondo Xenon Fidec, fondato da Dal Fabbro e specializzato negli investimenti nell’economia circolare, acquisisce Sta - Società Trattamento Acque, storica azienda mantovana leader nelle tecnologie per il trattamento delle acque, fondata da Stefano Speziali, Giuliano Fontanesi, Luca Mancini ed Enrico Moschini.
Sta non è un nome qualsiasi nel territorio mantovano. È una società che, tra l’altro, negli anni ha gestito il servizio idrico provinciale anche attraverso la partecipazione con Tea, la multiutility locale, proprio nel periodo in cui il sindaco della città era Palazzi. Un rapporto istituzionale normale, naturalmente. Ma che oggi assume una luce diversa alla vigilia della sua nomina ai vertici di Egea.
Il caso Sostelia e i 138 milioni di Hera
Sta è uno dei tasselli che, insieme ad altre acquisizioni effettuate da Xenon Fidec, ha dato vita al gruppo Sostelia, rapidamente trasformato in uno dei principali operatori italiani privati nel trattamento delle acque industriali e civili. Nel giro di pochi anni il gruppo arriva a controllare oltre 1.200 impianti, impiegare più di 350 addetti e superare i 100 milioni di fatturato.
Poi arriva la cessione. A inizio 2026 il gruppo Hera acquista il 100% di Sostelia per un enterprise value di 138 milioni di euro, acquisendo anche le quote detenute da Sta nelle varie società del gruppo. Un’operazione che, secondo il colosso emiliano, porterà oltre 20 milioni di euro di Ebitda aggiuntivo, oltre alle sinergie industriali nel settore idrico e ambientale. Sul piano industriale nulla da eccepire. Sul piano politico e reputazionale, invece, la vicenda ha fatto molto discutere.
Il cortocircuito
Il motivo è semplice. Tra i fondatori e soci di Xenon Fidec figura infatti proprio Dal Fabbro, che contemporaneamente è presidente esecutivo di Iren e titolare, tra le altre, della delicata delega alle operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni). E Hera è uno dei principali concorrenti di Iren nei settori dell’energia, dell’ambiente e del ciclo idrico. Da qui il cortocircuito che ha alimentato polemiche dentro e fuori la multiutility: può il presidente di Iren essere contemporaneamente tra i fondatori del fondo che costruisce e vende a un concorrente un asset strategico?
Dal Fabbro ha sempre respinto qualsiasi ipotesi di incompatibilità. Secondo la ricostruzione fornita dal presidente, la sua partecipazione in Xenon era stata comunicata tempestivamente a Iren, che aveva qualificato il fondo come parte correlata adottando tutte le procedure previste. Nel caso Sostelia, inoltre, non vi sarebbe stata alcuna operazione tra Xenon e Iren.
Il fondo, viene spiegato, svolge esclusivamente attività finanziaria di investimento e disinvestimento e non rappresenta un concorrente industriale della multiutility. Dal Fabbro sostiene inoltre di non avere deleghe gestionali né poteri decisionali sulle singole operazioni del fondo, mentre all’interno di Iren la verifica sull’eventuale interesse ad acquisire Sostelia avrebbe dato esito negativo, anche sulla base delle valutazioni dell’amministratore delegato Gianluca Bufo e dell’allora amministratore delegato di Ireti Fabio Giuseppini.
Coincidenze che fanno discutere
Tutto formalmente ineccepibile. Resta però quella curiosa successione di eventi. Un fondo fondato da Dal Fabbro acquista una società profondamente radicata nel territorio mantovano quando il sindaco è Palazzi. Quella società confluisce in Sostelia e viene poi ceduta a Hera per 138 milioni di euro. Qualche mese dopo proprio Palazzi viene scelto per guidare Egea, una holding ormai destinata all’assorbimento dentro Iren.
Naturalmente nessuno sostiene che esista un collegamento diretto tra questi passaggi. Ma nei “palazzi” delle multiutility, dove spesso contano tanto i bilanci quanto le relazioni, le coincidenze raramente vengono considerate soltanto coincidenze. E così, mentre Egea continua lentamente il proprio percorso verso la definitiva incorporazione, il suo consiglio d’amministrazione si conferma il ricettacolo delle geometrie di potere che attraversano il mondo delle partecipate targate Dal Fabbro. Perché se una società quasi svuotata continua ad attirare nomine di questo peso, forse il vero valore non è più quello industriale, ma quello politico.


