Occupazione su, export giù. L'auto (ancora) non riparte
14:14 Martedì 07 Luglio 2026L'indagine di Confindustria su 1.200 imprese fotografa un terzo trimestre in chiaroscuro: cresce la fiducia, aumentano investimenti e nuovi impianti, cala la cassa integrazione. Ma redditività, mercati esteri e metalmeccanica continuano a frenare la corsa
La congiuntura del terzo trimestre consegna agli industriali una buona notizia con parecchie postille: occupazione, produzione e ordini tornano in territorio positivo, le imprese continuano a investire e la cassa integrazione arretra. Ma la ripresa non arriva dal cuore manifatturiero della regione. A tirare sono i servizi, mentre l’industria resta impigliata tra export debole, margini sotto pressione e una metalmeccanica che non riesce a scrollarsi di dosso la zavorra dell’auto. Insomma, il Piemonte torna a respirare, ma non ancora a pieni polmoni.
La fotografia scattata da Confindustria Piemonte racconta una regione che torna lentamente a guardare avanti proprio mentre il suo comparto simbolo continua a frenare. A sostenere il clima di fiducia sono i servizi, l’occupazione torna a crescere, gli ordini riprendono quota e le imprese non smettono di investire. Ma basta scavare sotto la superficie perché riemergano le fragilità: export fermo, redditività ancora negativa, ordini di lungo periodo che si accorciano e una metalmeccanica che continua a trascinarsi dietro il peso dell’automotive. È un’economia che riparte, sì, ma con un motore ancora a cilindri dispari.
L'indagine congiunturale, condotta nel mese di giugno su circa 1.200 imprese associate, restituisce un saldo positivo per occupazione (+6,2%), produzione (+2,3%) e ordini complessivi (+1,6%), mentre restano sotto zero export (-3,8%) e redditività (-8,6%).
Investimenti sì, ma manca l’orizzonte
Le aziende continuano a investire. Il 73,6% prevede nuovi investimenti e cresce al 25,1% la quota di chi acquisterà nuovi impianti, segnale che la fiducia nelle prospettive industriali non è venuta meno. Anche la cassa integrazione continua a diminuire e l’utilizzo degli impianti resta stabile intorno al 77%.
Quello che invece manca è la visibilità. I dati presentati mostrano come diminuiscano gli ordinativi oltre i sei mesi, mentre aumentano quelli tra tre e sei mesi e perfino quelli inferiori al mese. In altre parole, le imprese lavorano sempre più sul breve periodo e faticano a costruire un portafoglio ordini di lungo respiro. Un segnale che racconta meglio di qualsiasi indicatore quanto l'incertezza internazionale continui a pesare.
“La tempesta non è passata”
“La prudenza dei nostri imprenditori è la logica conseguenza di settimane segnate da continui scossoni geopolitici. La tempesta però è tutt'altro che passata”, osserva il presidente di Confindustria Piemonte Andrea Amalberto. Il calo del prezzo del petrolio, spiega, non basta a compensare gli aumenti accumulati lungo le filiere. Per questo la priorità diventa far ripartire credito, pagamenti e soprattutto gli ordinativi di lungo periodo, indispensabili per sostenere investimenti ed esportazioni. Non sorprende allora che i timori sull’aumento dei costi restino elevatissimi: prevalgono nettamente i pessimisti sia sulle materie prime (56,5%), sia sull’energia (57,3%), sia soprattutto sulla logistica (63,9%).
L’industria a doppio passo
La manifattura continua a rappresentare il punto più fragile dell’economia regionale. Il saldo della produzione resta negativo (-1,5%), così come quello dei nuovi ordini, mentre migliorano solo le attese occupazionali (+3,7%). Ancora più pesante il quadro per redditività ed export.
Il malato resta la metalmeccanica, che colleziona il dodicesimo trimestre consecutivo con saldo negativo sulla produzione (-2,6%). A soffrire sono soprattutto automotive e metallurgia, accompagnati dal tessile-abbigliamento (-9,4%) e dall'edilizia (-4%).
Non tutta l’industria, però, viaggia alla stessa velocità. Alimentare (+5,6%), gomma-plastica (+6,1%), carta-editoria (+3,8%) e soprattutto impiantisti (+17,9%) mostrano aspettative decisamente più favorevoli. Le correlazioni elaborate dal Centro Studi raccontano inoltre come alimentare e carta-editoria abbiano una produzione vivace ma ancora poco redditizia, mentre la metalmeccanica associa contemporaneamente aspettative negative su produzione, ordini ed export.
Performance dei Servizi
La vera sorpresa arriva dal terziario. Il saldo sulla produzione raggiunge il +10,8% a livello regionale, trainato dal recupero del trasporto merci e persone (+16,7%), dall’ICT (+13,1%), dai servizi alle imprese (+12,8%) e dalla ripresa di commercio e turismo, che tornano finalmente sopra lo zero dopo il crollo della precedente rilevazione. È questo il comparto che oggi sostiene il clima di fiducia dell'economia piemontese.
Torino meglio della regione
Il confronto territoriale presenta una provincia di Torino leggermente più dinamica della media regionale. Le imprese torinesi esprimono aspettative migliori su produzione, nuovi ordini e occupazione, mentre continuano a soffrire più della media sul fronte dell’export e fanno ancora maggior ricorso alla cassa integrazione.
Anche qui gli investimenti tengono, cala la cig, aumentano gli acquisti di nuovi impianti e diminuiscono i tempi di pagamento, persino quelli della pubblica amministrazione. Resta invece fermo al 27% il numero delle imprese che denuncia ritardi negli incassi.
La guerra pesa in bolletta
Il focus dedicato al Medio Oriente conferma che il vero problema per le imprese non è tanto il conflitto in sé quanto il suo riflesso sui costi. Oltre il 53% segnala un impatto significativo della guerra sulla propria attività e quasi due imprese su tre (63,3%) indicano il caro energia come la principale minaccia ai margini operativi.
La risposta prevalente è stata diversificare i fornitori (41%), davanti alla rinegoziazione dei contratti con i clienti. Più della metà delle aziende continua comunque a credere in un miglioramento nei prossimi mesi, mentre oltre un quarto resta in una situazione di forte incertezza.
Non tutti i territori reagiscono allo stesso modo. Asti, Alessandria e Cuneo risultano i più esposti all’effetto combinato tra guerra e rincari energetici, mentre Torino, Verbano e Canavese appaiono relativamente più protetti. Tra i comparti, la doppia esposizione colpisce soprattutto metallurgia, chimica e alimentare; automotive e meccatronica risentono invece soprattutto della componente energetica.
Un ultimo dato rompe però uno stereotipo: non sempre chi è più colpito reagisce di più. Le imprese della metallurgia e delle materie plastiche, pur essendo tra le più esposte, sono quelle che faticano maggiormente a trovare strategie alternative, mentre edilizia e industria elettrica mostrano una maggiore capacità di adattamento. E sono le aziende medio-grandi, più che le piccole, a guardare con maggiore fiducia ai prossimi mesi.


