Incarico prolungato da sei anni. Fagioli è ormai "miss proroga"
Stefano Rizzi 16:24 Martedì 07 Luglio 2026Direttore del dipartimento del Regina Margherita nel 2020 la professoressa avrebbe dovuto essere riconfermata (o sostituita) tre anni dopo. I prolungamenti si sono susseguiti sbaragliando ogni record. L'ultimo atto pochi giorni fa: in carica fino a marzo 2027
Nel Paese che alle proroghe dedica ogni anno addirittura un decreto con cui contarne formalmente mille, non dovrebbe stupire più di tanto se anche un ruolo di rilievo della sanità piemontese e chi lo ricopre con riconosciuta competenza finiscano protagonisti di quella che da eccezione è ormai diventata la regola.
Fuori di dubbio che, in questo caso, il più che ripetuto ricorso ai prolungamenti dell'incarico solleciti qualche domanda. Non tanto sulla figura di Franca Fagioli, direttore del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino dell’ospedale Regina Margherita di Torino, quanto proprio sul ripetersi di una procedura eccezionale, al punto da far meritare alla professoressa, deus ex machina del pediatrico, il certamente non cercato (e magari neppure gradito) titolo di “miss proroga”.
Aspettando la nuova azienda
L’ultima proroga, di pochi giorni fa, porta la firma di Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute, azienda dalla quale, peraltro, l’ospedale pediatrico è formalmente scorporato, così come il Sant’Anna, per dare vita alla nuova azienda ospedaliera. Quest'ultima è formalmente autonoma e affidata alla direzione di Adriano Leli, ma di fatto è ancora all’inizio di un percorso tanto lungo quanto accidentato.
La proroga con cui Tranchida prolunga la direzione del Dipartimento a Fagioli “nelle more dell’avvio della nuova azienda Oirm-Sant'Anna”, fino al 31 marzo del prossimo anno, è appunto l’ultima in ordine di tempo, ma non certo la prima.
La guida del Dipartimento viene assegnata alla professoressa il 21 gennaio 2020. Tre anni dopo, alla scadenza naturale dell’incarico, anziché procedere a una nuova nomina, il vertice dell’azienda di corso Bramante, il 1° febbraio 2024, decide di prorogarlo per un ulteriore anno, sempre “nelle more dell’avvio dell’azienda ospedaliera Ospedale Infantile Regina Margherita”, fissando la nuova scadenza al 31 gennaio 2025.
Spingendo la scadenza più in là
Ma quando quella data si avvicina, ecco un’altra proroga, deliberata il 22 gennaio e con una durata di appena due mesi: fino al 31 marzo 2025. Tutto lascerebbe supporre che, dopo più di un prolungamento, sia finalmente giunto il momento di tornare alla normalità con una nuova nomina e il relativo mandato triennale. Invece no. Poiché “si protraggono le attività propedeutiche all’attivazione dell’azienda ospedaliera Regina Margherita”, il 27 marzo, quattro giorni prima della scadenza, scatta un’altra proroga che sposta tutto al 30 giugno 2025.
Sarà finalmente quella la data buona? Macché. Proprio quel giorno l’incarico viene ulteriormente prorogato fino al 31 dicembre 2025 e, il 18 dello stesso mese, in corso Bramante si firma l’ennesimo provvedimento per mantenere Fagioli nel suo ruolo fino al 30 giugno 2026.
Pd: “Rinvii specchio del fallimento”
Nel frattempo, allo scorporo del Regina Margherita si è aggiunto quello del Sant’Anna, seguito dall’unificazione dei due ospedali nella nuova azienda. Insomma, “dato atto che il 22 gennaio 2026 è stata costituita l’azienda ospedaliera”, dato pure atto che “il direttore del Dipartimento è nominato su base fiduciaria dal direttore generale” e considerato, per l’ennesima volta, che “nelle more dell’avvio dell’azienda ospedaliera Oirm-Sant’Anna si rende necessario prorogare fino al 31 marzo 2027 l’incarico alla professoressa Fagioli”, si procede con un nuovo rinvio.
Una sorta di primato, il suo, che nel Paese del Milleproroghe non stupirà poi così tanto, ma finisce per raccontare, delibera dopo delibera, quanto il percorso verso il reale distacco dalla Città della Salute e la piena autonomia della nuova azienda sia ancora lontano. Un quadro sul quale l’opposizione ha gioco facile nell'affondare il colpo: “Questi continui rinvii – dice il consigliere regionale Daniele Valle del Pd – sono la dimostrazione di come programmi e annunci si scontrino con l’amara realtà: non è partito un bel niente”. A parte le proroghe.


