Fame di solidarietà
Juri Bossuto 06:00 Giovedì 09 Luglio 2026
Una donna e il suo cane non si nutrono da giorni. La ragazza, allo stremo e preoccupata per il suo fedele amico, decide di chiedere aiuto al Commissariato di Mirafiori Sud. Gli agenti della Polizia di Stato accolgono immediatamente i due, fornendo loro i primi soccorsi e avviando, con una serie di telefonate, una catena umana solidale per affrontare le prime necessità.
La Lida, associazione a tutela degli animali con sede in Mirafiori, fornisce il cibo per il cane, un Rottweiler di sette anni di nome di Sirius, mentre numerosi cittadini si organizzano per sostenere la donna. I resoconti giornalistici evidenziano all’unisono come la ragazza abbia bussato alla porta di molte associazioni e istituzioni prima di rivolgersi, in preda alla disperazione, alla sede locale della polizia. Il mondo le è crollato addosso: il lavoro perso, l’impossibilità di saldare il canone mensile d'affitto, nessuna traccia della Naspi e, soprattutto, la dolorosa certezza di non avere più la speranza di ricevere un aiuto. Nessuno, infatti, ha risposto ai suoi appelli, lasciandola in strada insieme al suo amico a quattro zampe.
Senza alcun dubbio la donna non ha avuto la fortuna di incontrare, nel suo drammatico percorso, una delle tante realtà attive sul territorio: associazioni note per il loro attaccamento ai principi dell’inclusione e della solidarietà, intorno a cui hanno costruito una comunità attenta ai bisogni delle persone. Questa vicenda, però, costringe a valutare con forte preoccupazione il cambiamento che il sistema di welfare torinese ha subito in questi ultimi anni.
Tagli ai finanziamenti e forte riduzione del personale sono il frutto di politiche incentrate sull’austerità, che si abbatte anche sulla Pubblica Amministrazione. Lo smantellamento di interi settori amministrativi comporta un’inevitabile difficoltà a intervenire in modo efficace contro la povertà, così come nel sostenere chi non ha un tetto sopra la testa. Da tempo il Comune sembra aver perso il controllo delle sue strade e delle condizioni di vita dei suoi cittadini: l’attività deliberativa del Consiglio non si rivela utile a risolvere il disagio che domina Torino.
Le istituzioni non hanno più la capacità di trovare soluzioni. Lo sfinimento dei servizi sociali, ormai ridotti all’osso e accentrati nelle mani del Comune, crea inevitabilmente dei vuoti nella presa in carico dei cittadini più fragili. La stessa privatizzazione del welfare non è stata incisiva per un ipotetico cambio di rotta: il terzo settore è spesso impotente di fronte al diffondersi del disagio sociale.
La drammatica vicenda della donna e del suo cane mette pure in forte crisi anche il ruolo delle Circoscrizioni, sempre più deboli, riforma dopo riforma. La Circoscrizione 2, ossia il territorio in cui la donna cercava aiuto, eroga contributi di continuo, al punto che questa è diventata la sua principale funzione politica. Qualcuno ha coniato per l’occasione il termine “contributificio” (parecchio azzeccato) per indicare la sola attività garantita dal sistema politico che governa il quartiere.
Malgrado la corposa e continua erogazione di fondi, molti dei quali destinati proprio al sociale, nessuna tra le realtà finanziate dall’organo del decentramento è stata in grado di accogliere la ragazza e il suo amico Sirius, e tantomeno di portare loro un po' di cibo per alleviare la fame. Si tratta di una constatazione scioccante e paradossale. Parliamo di un modello politico che non si limita a riconoscere la sussidiarietà del volontariato, poiché delega alle associazioni e alle parrocchie un ruolo imprescindibile nell'assistenza a coloro che hanno esaurito ogni risorsa umana ed economica.
Sicuramente il peso posto sulle spalle dei volontari è enorme, così come il senso di impotenza di tutti quei dipendenti che operano con passione nei servizi sociali. Tocca alle comunità pastorali istituire sportelli d’ascolto per inserire le persone nel circuito dell’assistenza, e sono le associazioni a raccogliere cibo presso la grande e piccola distribuzione per poi dividerlo con chi non ha altro modo per nutrirsi. È un sistema insufficiente, che vede la politica sfilarsi lentamente, fino a ritenere “normale per le moderne metropoli” che una schiera di senzatetto costruisca ripari notturni sotto i portici del centro città.
Assegnare i contributi (finanziati dalle pensioni e dai salari dei lavoratori) in base al principio “chiedete e vi sarà dato” non significa programmare gli interventi di sostegno sociale, che andrebbero pensati e progettati a lungo termine. È semplicemente una toppa mal posta su un buco che si allarga ogni giorno di più: una miopia politica che punta, spesso, solo a procurarsi qualche voto alle prossime elezioni.
Così, mentre i consiglieri si apprestano a prendere atto dell’ennesima concessione di locali e contributi all’associazione di turno, con una discussione in aula che non sfocia mai nella revoca di una decisione già presa in giunta, una ragazza si aggira per le strade del quartiere con il suo cane bussando ovunque, trovando una risposta soltanto nel Commissariato di zona.
Il welfare si piega al debito, al disinteresse politico e al riarmo, proprio nel bel mezzo di una crisi sociale che non ha precedenti dal secondo dopoguerra in poi. L’ombra della misera avanza su tutta Europa, mentre i suoi premier sono impegnati in abbracci reciproci, baci, scaramucce personali e, soprattutto, a preparare il prossimo conflitto mondiale: troppo distratti per accorgersi della terra che sta franando proprio sotto i loro piedi.


