AMBIENTE

Incendi, distrutti 900 ettari e 700mila alberi. In Piemonte è "catastrofe ambientale"

Colpite Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola. Devastata soprattutto la Valsesia, fiamme anche nel Parco del Gran Paradiso. Per ricostruire gli ecosistemi più complessi serviranno fino a 70 anni. Arpa rassicura: nessun rischio sanitario dalla qualità dell'aria

“Una vera e propria catastrofe ecologica” sta interessando il Piemonte”. Mentre i fronti di fuoco continuano a mordere montagne e vallate piemontesi, il primo bilancio ambientale restituisce le dimensioni di un disastro destinato a lasciare il segno ben oltre l’emergenza di questi giorni. Tanto da costringere la stessa Regione, nel fare un primo bilancio provvisorio, ad abbandonare i toni solitamente prudenti: le fiamme hanno già divorato tra gli 800 e i 900 ettari di superficie boschiva distribuiti tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola, con un impatto che va ben oltre la semplice perdita di vegetazione. Secondo il report regionale, il danno ambientale investe direttamente la biodiversità, alterando ecosistemi che richiederanno decenni per tornare alle condizioni originarie.

Dietro l’emergenza c'è una concatenazione di fattori meteorologici che gli esperti definiscono particolarmente favorevole all’innesco e alla propagazione dei roghi. Le elevate temperature, persistenti dalla fine di maggio ai primi giorni di luglio, unite alla scarsità di precipitazioni, hanno trasformato boschi e pascoli in un enorme serbatoio di combustibile naturale. A questo si è aggiunta la giornata record dell’8 luglio, quando il termometro ha raggiunto i 39 gradi a Domodossola e i 33,5 gradi ad Ala di Stura, nel Torinese, nonostante i mille metri di quota. Determinante anche il forte vento di phoen in quota, che ha alimentato rapidamente le fiamme.

Secondo i Vigili del Fuoco, l’origine dei principali incendi sarebbe meteorologica: i roghi sarebbero stati innescati dai fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni precedenti, per poi propagarsi rapidamente a causa del vento, delle temperature torride e dei terreni ormai disseccati.

Epicentro in Valsesia

La Valsesia rappresenta l’area più duramente colpita dall’ondata di incendi. Gravissima anche la situazione nel Vco, dove a Premosello Chiovenda sono già andati in fumo 226 ettari. Un vasto incendio sta inoltre interessando il territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, in particolare tra Valprato Soana e Ronco Canavese. Le fiamme, partite inizialmente da aree impervie ricoperte di erba olina e rododendri, hanno purtroppo raggiunto anche i boschi di abeti e larici, aggravando ulteriormente il bilancio ambientale.

Settecentomila alberi perduti

La stima elaborata dalla Regione sulla base dei report dei Vigili del Fuoco è impressionante: sono già 700 mila gli alberi andati perduti nelle aree interessate dagli incendi. Ma il prezzo più alto rischia di pagarlo l’intero ecosistema. Il fumo e la distruzione degli habitat stanno compromettendo gravemente la biodiversità locale, colpendo la microfauna, gli insetti impollinatori, i rettili e l’avifauna nidificante. Gli incendi stanno inoltre costringendo grandi mammiferi come camosci e caprioli a una fuga forzata verso territori antropizzati, con inevitabili ripercussioni sugli equilibri naturali.

La ricostruzione naturale sarà lunghissima. Secondo le stime della Regione, occorreranno tra i due e i cinque anni perché ricompaiano le prime specie vegetali pioniere, erbe e arbusti capaci di stabilizzare almeno in parte il terreno dal rischio di erosione. Per assistere alla formazione di un giovane bosco e al ritorno della fauna serviranno invece tra i 15 e i 20 anni.

L’attesa più lunga riguarda però gli ecosistemi forestali più complessi: saranno necessari tra i 50 e i 70 anni affinché querce, faggi e conifere d'alto fusto recuperino pienamente la loro maturità e la struttura originaria.

“Subito il piano di ripristino”

Per l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo la priorità sarà la ricostruzione del patrimonio forestale. “La Regione Piemonte si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni al suolo lo permetteranno. Siamo già al lavoro per delineare gli interventi e attivare piani straordinari di ripristino ambientale sul modello di quanto già sperimentato con successo dopo i grandi incendi del 2017”.

Gallo invita però alla prudenza, spiegando che prima di procedere con nuove piantumazioni sarà indispensabile verificare la capacità di rigenerazione spontanea dei boschi: solo dopo il monitoraggio post-incendio sarà possibile stabilire dove l’intervento umano sarà realmente necessario.

Nessun allarme sanitario

Nonostante le enormi colonne di fumo sviluppatesi nei giorni più intensi dell’emergenza, le rilevazioni effettuate da Arpa Piemonte escludono, al momento, rischi per la salute della popolazione. Le misurazioni delle sostanze aerodisperse prodotte dalla combustione non hanno infatti evidenziato concentrazioni tali da configurare un potenziale danno sanitario.

La centralina di Domodossola ha registrato nel tardo pomeriggio del 9 luglio un picco istantaneo di circa 250 microgrammi per metro cubo, mentre già nella giornata successiva i valori medi giornalieri delle polveri sottili erano scesi a 55 microgrammi per metro cubo, segnalando un rapido miglioramento della qualità dell’aria.

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