Mal di Gola in Fondazione CrC: altro esposto, scontro nel Cda
07:00 Domenica 12 Luglio 2026Si moltiplicano le richieste di verifiche sull'operato dell'ente. Intanto cresce la fronda nei Comuni, il vicepresidente chiede di riaprire il dossier La Stampa e la nomina del nuovo direttore generale slitta a settembre. Cirio sister a quanto pare non rinuncia
Il caso, ormai, è la Fondazione Cr Cuneo. Non è più una questione che riguarda soltanto un investimento o una delibera. È il progressivo accumularsi di decisioni controverse, tensioni interne e richieste di chiarimento che, settimana dopo settimana, stanno mettendo sotto pressione la governance dell’ente. Quello che fino a poche settimane fa poteva apparire come un episodio circoscritto – l’ingresso nel capitale della nuova società editrice della Stampa – si è trasformato nel detonatore di un malessere ben più profondo che investe la leadership del presidente Mauro Gola.
Dopo il primo esposto indirizzato al Ministero dell’Economia e delle Finanze e all’Acri, presentato – secondo quanto risulta allo Spiffero – da alcuni professionisti piemontesi, una seconda istanza sarebbe in preparazione o potrebbe essere già stata trasmessa agli stessi organi di vigilanza. Dietro l’iniziativa, riferiscono diverse fonti, vi sarebbe “Vivere la Costituzione”, comitato nato nel 2023 e composto da realtà civiche riconducibili agli ambienti dell’Anpi, dei circoli Arci, dell’associazionismo, del volontariato e dei movimenti femministi, pacifisti e antifascisti della Granda, supportati da alcuni ex amministratori della CrC. Lo stesso Comitato, nei mesi scorsi, aveva già assunto posizioni pubbliche piuttosto critiche chiedendo maggiore trasparenza nella gestione della Fondazione e l’avvio di una riflessione sul rapporto tra l’ente e il territorio.
Se il primo esposto chiede di verificare la coerenza dell’investimento nella nuova società editrice del quotidiano torinese con la disciplina delle fondazioni di origine bancaria, questo secondo atto confermerebbe che il malcontento sta ormai attraversando mondi molto diversi tra loro, ben oltre gli schieramenti tradizionali.
Il fronte interno si incrina
Ma è soprattutto dentro Palazzo Vitale che il clima, raccontano più fonti, si sarebbe fatto pesante. Giovedì scorso il Consiglio di amministrazione della Fondazione si è riunito in una seduta che, secondo insider, sarebbe stata caratterizzata da un confronto particolarmente aspro tra il presidente Gola e il vicepresidente Francesco Cappello, espressione del Comune di Alba indicato dalla precedente amministrazione di centrodestra guidata da Carlo Bo.
Già nelle ore successive all’esplodere delle polemiche Cappello aveva preso le distanze dalla ricostruzione del presidente, secondo il quale tutte le decisioni sarebbero state assunte all’unanimità. Una versione che il vicepresidente aveva “corretto”, sostenendo come il proprio assenso fosse subordinato ad alcune condizioni (ad esempio l’ampio consenso con il territorio e la presenza di altre fondazioni piemontesi) che non si sarebbero concretizzate. Viene da chiedersi se un professionista del suo curriculum – assistente di Carlo Miroglio e con un'esperienza in Pricewaterhouse – sia, in questa circostanza, un Don Abbondio per convenienza o un mezzo sprovveduto per ingenuità. Ma tant’è. Una divergenza che, anziché attenuarsi, si sarebbe ulteriormente acuita, tra pesanti accuse reciproche e che un componente del board sintetizza nel classico “sono volati gli stracci”.
Nei giorni scorsi Cappello avrebbe inviato ai componenti del Cda una pec chiedendo formalmente l’inserimento all’ordine del giorno della questione La Stampa, con l’obiettivo di riesaminare la deliberazione e valutare la possibilità di riconsiderare l’investimento, o comunque modificare il proprio voto espresso nella seduta che autorizzò l’operazione. Richiesta che, sempre secondo le medesime fonti, non sarebbe stata accolta, almeno per la seduta in svolgimento.
Il giallo dei verbali
La motivazione sarebbe procedurale. Il verbale della seduta nella quale il Consiglio deliberò l’ingresso nella nuova società editrice non risulterebbe, infatti, ancora agli atti. Ed è proprio qui che emergerebbe un ulteriore elemento destinato ad alimentare la discussione. Nel corso della riunione, infatti, sarebbe emerso come anche altri verbali delle sedute precedenti non siano stati ancora formalmente approvati. Secondo quanto riferiscono fonti interne, l’ultima riunione regolarmente verbalizzata risalirebbe addirittura al 10 giugno.
Una circostanza che, qualora trovasse conferma, potrebbe portare a nuove contestazioni sul piano formale, in un momento in cui la governance della Fondazione è già sottoposta a un crescente scrutinio.
La rivolta dei Comuni si allarga
Nel frattempo, continua ad allargarsi anche il fronte degli enti locali. Dopo le vivaci discussioni nei Consigli comunali di Cuneo e Alba, la vicenda approda ora anche a Bra. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Patria ha infatti presentato un’interrogazione urgente al sindaco Gianni Fogliato, chiedendo chiarimenti sull’investimento da 1,5 milioni di euro effettuato dalla Fondazione e domandando se l’amministrazione braidese fosse stata preventivamente informata. L’iniziativa ricalca quelle già presentate a Cuneo e ad Alba, dove sia Patrizia Manassero e sia Alberto Gatto avevano riferito di non essere stati preventivamente interpellati. Stessa condizione lamentata anche dal sindaco di Mondovì e presidente della Provincia Luca Robaldo, peraltro uno dei supporter della prima di ora di Gola. La richiesta politica è la stessa già avanzata negli altri Comuni: convocare i vertici della Fondazione affinché spieghino direttamente le ragioni dell’investimento.
Secondo quanto riferiscono alcuni presenti alla riunione di giovedì, l’ipotesi di rispondere alle convocazioni dei Consigli comunali sarebbe stata caldeggiata anche da alcuni componenti del Cda ricevendo, a quanto sembra, un’indisponibilità piuttosto netta da parte di Gola. A lui viene attribuita una frase che non lascerebbe spazio a interpretazioni: «Non ci penso nemmeno».
Il direttore generale può aspettare
A rimanere congelata sarebbe anche un’altra delle partite più delicate aperte negli ultimi mesi: quella del nuovo direttore generale. La procedura di selezione si è formalmente conclusa il 21 aprile, ma la decisione sarebbe destinata a slittare almeno fino a settembre. La motivazione, nella lettura di chi segue da vicino la vicenda, sarebbe evidente: attendere che il clima attorno alla Fondazione si rassereni.
Una scelta che qualcuno interpreta come un punto a favore di Giuliana Cirio, direttrice di Confindustria Cuneo e che i rumors indicano come la candidata più accreditata a raccogliere l’eredità di Roberto Giordana, andato in pensione lo scorso aprile. Insomma, la Cirio non avrebbe affatto accantonato l’idea di trasferirsi a Palazzo Vitale, come forse un po’ ingenuamente qualche suo antico sponsor riteneva (e sperava).
Parallelamente, però, continuerebbero a circolare documenti e memorie critiche nei confronti della sua candidatura. Alcuni di questi ricostruirebbero dettagliatamente il percorso accademico e professionale (alla Bre) della manager cuneese, mettendone in discussione l’adeguatezza rispetto al ruolo. Alle questioni di opportunità già emerse nelle settimane scorse – dalla parentela con il presidente della Regione Alberto Cirio ai consolidati rapporti familiari con il ministro della Difesa Guido Crosetto – si aggiungerebbero dunque, secondo gli autori di tali papelli, anche valutazioni di merito.


