"Basta, ci sono troppi camerati".
Dal Piemonte altolà a Vannacci
Davide Depascale 07:00 Martedì 14 Luglio 2026
Luca Sforzini, fondatore del centro studi Rinascimento Nazionale, invita i futuristi a smetterla di "automacchiettizzarsi" e favorire la crescita di una forza di governo guidata dal De Gaulle italiano: "Va bene la provocazione, ma servono interlocutori credibili"
Se il Generale Roberto Vannacci continua a marciare imperterrito, tra i suoi sottoposti non regna certo la disciplina. Non c’è solo l’incidente in auto (cui è seguito il ritiro della patente per un anno) di Emanuele Pozzolo , solo nell’ultimo periodo gli esponenti di Futuro Nazionale ne hanno combinate di ogni.
Dall’imprenditore marchigiano Giuseppe Barboni – ospite fisso di Giuseppe Cruciani alla Zanzara – che picchia un immigrato per le strade di San Benedetto del Tronto (dove ha manifestato l’intenzione di candidarsi a sindaco) al video macchiettistico del delegato nazionale Emanuele Ajello sulla purezza etnica della stirpe italica, fino ad arrivare alla presenza di vari esponenti vannacciani – all’ex europarlamentare Mario Borghezio all’“ideologo” Lorenzo Gasperini – alla cerimonia di investitura di quattro nuovi vescovi lefebvriani, immediatamente scomunicati da Papa Leone XIV.
Anche in Piemonte non mancano gli scazzi, con il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini che ha sostanzialmente censurato l’ex segretario di Fratelli d’Italia nel Vco Davide Titoli, entrando a gamba testa con un comunicato in cui scrive che gli unici dirigenti della zona autorizzati a parlare sono i referenti Fabio Falcioni, Luigi Pellegrini e Luigi Songa, quest’ultimo noto per aver riempito la sede di Atc Piemonte di cimeli fascisti quando era presidente dell’ente.
E sempre dal Piemonte, più precisamente dal Castello di Castellar Ponzano, arriva il monito dell’esperto d’arte Luca Sforzini, che proprio qui ha dato vita al Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank della creatura vannacciana: “Smettiamola di autoghettizzarci, Futuro Nazionale deve diventare il partito della nazione non dei nostalgici”. Una stoccata – per quanto indiretta – all’attuale direzione presa dal partito, con il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni a comporre l’organigramma in un clima di malumore crescente.
Sforzini, la sua idea di partito sembra molto diversa da quella che sta prendendo forma adesso. Sicuro di non trovarsi nel posto sbagliato?
«Non credo affatto di aver sbagliato, ho stretto un patto direttamente con il generale. Roberto Vannacci è un creatore di mondi, è un leader carismatico come ne compaiono una volta ogni 20 anni sulla scena politica di questo paese, assolutamente anomalo rispetto alle abitudini di questo paese, e può diventare il De Gaulle italiano. Questo comporta il peso della responsabilità di essere il creatore di mondi che poi vanno gestiti».
Si riferisce agli scivoloni di alcuni suoi esponenti?
«In questo caso occorre fare dei distinguo. Per quanto mi riguarda Mario Borghezio ha fatto benissimo ad andare ad Econe al raduno dei lefebvriani, perché Borghezio, che gode del mio assoluto rispetto, da una vita frequenta quegli ambienti, coltiva rapporti con quegli ambienti e si occupa di mantenere il legame con l’area del tradizionalismo, che è significativa e culturalmente molto interessante. Quindi lui ha fatto benissimo, mi sarei stupito del contrario. Si conferma un uomo coerente».
E chi è che ha sbagliato invece?
«Mi ricollego a quello che detto Stefano Ruvolo (presidente di Confimprenditori e sostenitore di Vannacci con il suo “Patto per l’Italia”, ndr), che ha posto un problema completamente diverso, ovvero quello della presenza di Gasperini a quella riunione, facendo passare la semplificazione che sia l’ideologo di Futuro Nazionale. Fermo restando che io non lo conosco e non l’ho mai incontrato, non ho notizia di cosa di significativo abbia fatto nella sua vita, mi risulta essere un professore di un liceo della campagna toscana. Tuttavia da alcune sue dichiarazioni deduco che sia sulle posizioni del sillabo di Papa Pio IX, che invitava i cattolici a non impegnarsi nella vita politica. Il che è rispettabile, ma certamente è difficile immaginare che quella possa essere la linea di Futuro Nazionale: può essere al massimo la posizione di una delle componenti del partito. Si corre il rischio che una posizione personale venga scambiata per quella dell’intero partito, e così non può essere, perché porrebbe Fn in un angolo della storia e lo riporterebbe indietro all’Ottocento: una contraddizione rispetto al futurismo che si professa».
Qual è la direzione da intraprendere secondo lei?
«Futuro Nazionale, per l’ambizione che deve avere e che certamente il generale Vannacci ha, ovvero quella di diventare il nuovo partito della nazione, deve inevitabilmente accogliere al suo interno e valorizzare tutte le voci, tutte le sensibilità differenti di una destra che è polifonica: La destra liberale, la destra federalista, la destra sociale, la destra libertaria, la destra storica risorgimentale, la destra liberista, la destra tradizionalista».
E lei a quale si sente di aderire?
«Io sono della destra storica, sono un ex repubblicano, e rivendico con forza la mia provenienza. E qui veniamo a un altro punto: sento troppo spesso, per bocca di rappresentanti significativi del partito, appellarsi ai camerati. Chi si riconosce nel termine camerata gode di tutto il mio rispetto, ma se ti appelli continuamente ai camerati in pubbliche riunioni nelle quali la presenza di chi si riconosce in quel termine è marginale, dai solo la sensazione di escludere tutti quelli che camerati non sono e non si sentono».
Non dev’essere il partito dei nostalgici del fascismo insomma.
«Futuro Nazionale ha dato dimostrazione di essere un polo d’attrazione per l’area del non voto, per chi si è rifugiato nell’astensionismo, per chi ha sensibilità attinenti a tutto lo spettro delle destre, ma anche per elettori che in passato si sono riconosciuti in posizioni di centro o in certe posizioni della sinistra. Ad esempio, le sensibilità sociali che alcune correnti di Fn sollevano sono simili e vicine ad alcune sensibilità sollevate con scarso successo e scarsa credibilità da alcuni partiti della sinistra».
Basti pensare alla posizione favorevole sul salario minimo.
«Esattamente. Le istanze antisistema che solleticano quelli che guardano con simpatia a Futuro Nazionale sono le stesse, sono molto simili a quelle che hanno alimentato l’elettorato dei 5 Stelle. Perché commettiamo l'errore di appellarci continuamente e solo ai camerati? Dobbiamo far sentire a casa loro tutte queste sensibilità, perché altrimenti ci autolimitiamo».
Si è spiegato il motivo di questa strategia?
«Io ho la sensazione che qualcuno, e non è certo il generale, non commetta in questo errori di superficialità, ma ci sia della malizia volta a mantenere la crescita di Futuro Nazionale molto più contenuta di quanto potrebbe essere se si adottasse una linea polifonica, aperta a diverse sensibilità. Noi abbiamo un leader carismatico e credibile, quindi la responsabilità è di tutti quelli che non sono lui, perché di leader ce n’è uno solo e solo in lui ci riconosciamo, in nessun altro».
Magari può far comodo fare la parte dei duri e puri.
Il problema è un altro: bisogna costruire un soggetto che abbia il fiato per arrivare non alle prossime elezioni politiche, ma ai prossimi 20 anni di potenziale governo del paese. E lo fai dando spazio a tutti queste sensibilità e scegliendo come dirigenti del partito soggetti che per la loro storia personale e professionale vengano percepiti come interlocutori credibili dagli ambienti cui un partito che ambisce a diventare maggioritario nel paese deve per forza avere a che fare. Chi ci parla con Confindustria? Con Confcommercio, con Confesercenti, con l’Aspen Institute, con i corpi intermedi dello Stato? Questo è il terreno su cui si gioca la credibilità di Futuro Nazionale nei prossimi mesi».
Mi sembra molto ambizioso come scenario.
Estremamente ambizioso, ma sono certo che coincida perfettamente con lo scenario immaginato dal generale. Per questo non si può fomentare la visione macchiettistica e caricaturale che ci viene accreditata: in certi momenti può anche far comodo in termini tattici e di stretto marketing elettorale, ma che deve lasciare spazio a una costruzione di ampio respiro e calibrata nel medio-lungo periodo».
Dell’ingresso di Alemanno cosa ne pensa?
Dimostra l’assoluta opportunità di non appiattirsi su un pensiero unico, che tra l’altro non viene espresso dal generale che è molto più polifonico di alcuni suoi interpreti. Un grande benvenuto ad Alemanno, perché è portatore di ricchezza culturale: c’è bisogno di dibattito e di confronto, non di pensiero unico».
E sulla politica estera come dovrebbe muoversi Fn?
Personalmente ho incontrato Andrea Stroppa (referente italiano di Elon Musk, ndr) a Roma il 20 giugno. Siamo stati assieme un’ora e mezza, l’incontro è andato benissimo e ha sollevato questioni importanti per il futuro dell’Italia nel 21° secolo. L’Italia deve riconquistare un suo ruolo nel mondo e una visione geopolitica strategica che abbia una riconsiderazione della sua presenza, in primis nel Mediterraneo. Per farlo, o hai un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti o ce l’hai con la Cina. Tutto il resto è quasi di contorno, compresa la Russia e Israele. Per quanto mi riguarda, non c'è dubbio su quale parte del mondo scegliere, ma non ho dubbi sul fatto che anche il generale stia da questa parte. Poi capisco e sposo la sensibilità di chi dice che l’Italia deve tornare ad avere un ruolo autonomo, forte, non succube di nessuno. Ma va declinato tutto nel 21° secolo, ed esattamente questo è il senso del gollismo che suggerisco: Vannacci deve incarnare il De Gaulle italiano, punto».


