Idroelettrico, Iren non molla. Appello al Consiglio di Stato contro la Regione Piemonte
12:09 Martedì 14 Luglio 2026La multiutility rilancia la battaglia sulle concessioni dopo il no del Tar. Nel mirino non c'è soltanto la cancellazione del diritto di prelazione imposta dalla Corte Ue, ma la scelta di riutilizzare il progetto presentato dall'azienda per bandire comunque la gara
La partita sulle grandi concessioni idroelettriche piemontesi è tutt’altro che chiusa. Dopo il rigetto della richiesta cautelare da parte del Tar Piemonte, Iren Energia ha presentato appello al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensione dell'’ordinanza con cui i giudici amministrativi hanno ritenuto legittima la nuova gara per l’impianto idroelettrico Po-Stura-San Mauro.
La vicenda riguarda una delle prime e più importanti procedure con cui la Regione Piemonte intende riassegnare le concessioni idroelettriche scadute, destinata a fare da apripista anche per decine di altri impianti.
Come nasce lo scontro
La storia parte nel 2022, quando Iren presenta alla Regione due proposte di project financing per il rinnovo delle concessioni della Valle Orco e dell’impianto Po-Stura-San Mauro. Nel 2023 la Giunta Cirio dichiara entrambe le proposte fattibili e di pubblico interesse, avviando il percorso previsto dalla legge regionale per l’affidamento mediante partenariato pubblico-privato. Successivamente Scr Piemonte, la società di committenza regionale che bandisce le procedure, procede con la validazione tecnica dei progetti in vista della gara.
La gara per San Mauro viene quindi costruita secondo il modello classico del project financing, prevedendo il diritto di prelazione del promotore, cioè la possibilità per Iren di pareggiare l’eventuale migliore offerta di un concorrente.
La sentenza europea cambia tutto
Lo scenario cambia radicalmente il 5 febbraio 2026, quando la Corte di Giustizia dell’Unione europea, nella causa C-810/24, stabilisce che quel diritto di prelazione è incompatibile con i principi europei di concorrenza e parità di trattamento.
A quel punto la Regione revoca il primo bando e ne pubblica uno nuovo, eliminando la prelazione ma mantenendo sostanzialmente invariata la restante documentazione tecnica predisposta sulla base della proposta Iren. La procedura viene ripubblicata da Scr nell’aprile scorso.
Perché Iren ricorre
È proprio qui che nasce il contenzioso. Nell’appello cautelare al Consiglio di Stato, Iren sostiene che il Tar abbia interpretato in maniera errata il ricorso. La società precisa infatti di non contestare il venir meno del diritto di prelazione, imposto dalla sentenza europea. Secondo Iren, il vero problema sarebbe un altro: dopo la pronuncia della Corte Ue, la società aveva comunicato alla Regione di non voler più procedere con quella iniziativa di project financing e di non autorizzare più l’utilizzo della propria proposta come base della gara.
Nonostante ciò, sostiene la multiutility, la Regione avrebbe comunque bandito la procedura utilizzando il progetto predisposto dal promotore, sebbene quest’ultimo avesse formalmente ritirato la disponibilità a sostenerlo.
Nell’appello si legge infatti che il Tar avrebbe erroneamente ritenuto che il ricorso riguardasse la disapplicazione del diritto di prelazione, mentre la censura riguardava “l’illegittimità della decisione con cui la Regione Piemonte ha indetto una gara su iniziativa privata laddove tale iniziativa non era più sussistente, avendo il promotore richiesto di non procedere all’indizione e manifestato la propria indisponibilità a porre la propria proposta a base di gara”.
Gli altri rilievi
Iren contesta anche un secondo aspetto. Secondo la società, la nuova procedura avrebbe reso pubblica una parte rilevante della documentazione progettuale sviluppata dal promotore, consentendo ai concorrenti di conoscere soluzioni tecniche, investimenti e impostazione del progetto elaborato dall’azienda.
Già nel ricorso al Tar la multiutility aveva sostenuto di trovarsi in una posizione di svantaggio competitivo, perché gli altri operatori potevano costruire le proprie offerte partendo proprio dal lavoro progettuale realizzato da Iren insieme alla Regione.
Una partita oltre San Mauro
La controversia va ben oltre la sola centrale di San Mauro. Il progetto rappresenta infatti il banco di prova del nuovo sistema con cui la Regione intende riassegnare le grandi derivazioni idroelettriche piemontesi. Proprio San Mauro doveva costituire il modello destinato a essere replicato per le successive concessioni, comprese quelle della Valle Orco.
Secondo Iren, il cambio delle regole in corsa rischia di compromettere investimenti stimati in circa 300 milioni di euro, con possibili ricadute sui tempi di realizzazione degli interventi, sulla sicurezza energetica e sul sistema delle compensazioni energetiche che la Regione punta a destinare a imprese e servizi pubblici.
Ora la parola passa al Consiglio di Stato, chiamato a stabilire se la scelta della Regione di riutilizzare il progetto del promotore, pur eliminando la prelazione imposta dal diritto europeo, sia stata davvero conforme alle regole oppure se, come sostiene Iren, quella gara avrebbe dovuto ripartire da zero.


