LE REGOLE DEL GIOCO

Fumata bianca sulle preferenze,
ma c'è timore per il voto segreto

Lega e Forza Italia rientrano nei ranghi e annunciano il sì all'emendamento di Fratelli d'Italia. Le opposizioni fanno muro e puntano sui franchi tiratori. Da oggi a Montecitorio prende il via la maratona sulla nuova legge elettorale

La frattura è ricomposta. Almeno ufficialmente. Dopo giorni di tensioni, distinguo e malumori, la maggioranza ritrova la compattezza sull’emendamento che introduce le preferenze nella nuova legge elettorale. La Lega ha sciolto la riserva con una nota, Forza Italia ha seguito la stessa strada al termine della riunione dei deputati. Così l’emendamento firmato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc – ma presentato senza le sottoscrizioni degli alleati – si avvia a incassare il sostegno dell’intero centrodestra. Resta però l’incognita del voto segreto richiesto dalle opposizioni, che potrebbe trasformare il primo vero banco di prova della riforma in una trappola per il governo.

A Montecitorio si apre infatti la maratona sulla nuova legge elettorale: oltre duecento emendamenti, ventidue ore di discussione e diversi nodi ancora irrisolti. Quello delle preferenze è stato il terreno sul quale la maggioranza ha rischiato di incrinarsi più vistosamente.

Il passo indietro di Salvini

La svolta è arrivata in mattinata dal Carroccio. Dopo una riunione interna, la Lega ha comunicato che darà indicazione ai propri deputati di votare a favore dell’emendamento. Nella nota il partito spiega di aver verificato come il sistema proposto sia “misto”, capace di “garantire la governabilità e la possibilità di dare voce ai territori per la scelta dei propri rappresentanti”. Una formula che consente ai leghisti di archiviare, almeno formalmente, lo scontro consumatosi negli ultimi giorni con Fratelli d’Italia.

Una scelta che assume un significato particolare anche per il Piemonte, dove il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari era stato tra i protagonisti del confronto interno. Solo poche ore prima, infatti, il Carroccio aveva manifestato più di una perplessità su un emendamento depositato senza la propria firma, lasciando trasparire il malumore per un’iniziativa gestita direttamente dagli alleati.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, secondo cui la Lega avrebbe deciso di votare sì soltanto dopo aver appreso che sulle preferenze ci sarebbe stato il voto segreto.

Anche Forza Italia si accoda

Pochi minuti dopo è arrivato anche il via libera degli azzurri. Al termine della riunione del gruppo parlamentare, da Forza Italia è emersa l’indicazione favorevole all'emendamento.

La ricomposizione evita così alla maggioranza di presentarsi divisa nel momento più delicato dell’esame parlamentare. Una divisione che, fino a ieri sera, sembrava tutt’altro che scongiurata, tanto che il testo era stato depositato soltanto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc.

Vannacci: “È il meno peggio”

A sostenere l’emendamento sarà anche Futuro Nazionale, ma senza rinunciare alle critiche. Roberto Vannacci parla di un compromesso insufficiente. Secondo il generale il testo continua infatti a mantenere i capilista bloccati, lasciando il vero potere di scelta alle segreterie dei partiti. Per questo il suo movimento continuerà a battersi per le preferenze integrali. Nel frattempo, però, voterà a favore perché il nuovo sistema viene considerato “meno peggio” e comunque in grado di restituire almeno una parte della scelta agli elettori.

Il centrosinistra punta sui franchi tiratori

Sul fronte delle minoranze la linea è diametralmente opposta. Le opposizioni annunciano un voto compatto contro l’emendamento e preparano una battaglia parlamentare destinata a sfruttare ogni spazio regolamentare.

La segretaria del Pd Elly Schlein definisce la proposta un “compromesso farsa”, accusando la maggioranza di aver sacrificato l’alternanza di genere pur di trovare un’intesa interna. Con la nuova formulazione, sostiene, i primi due candidati potrebbero infatti appartenere allo stesso sesso, rendendo possibile la presenza di capilista e primi candidati entrambi uomini.

Il Partito Democratico chiederà il voto segreto sul testo e su tutti gli emendamenti per i quali il regolamento lo consente, comprese naturalmente le preferenze. È qui che si concentrano le speranze delle opposizioni e le preoccupazioni della maggioranza: nel segreto dell’urna potrebbero riemergere i mal di pancia emersi negli ultimi giorni sia tra gli azzurri sia tra i leghisti.

Come cambiano le preferenze

L’emendamento del centrodestra introduce un sistema ispirato al cosiddetto “modello toscano”. I listini circoscrizionali saranno composti da sette candidati: il primo resterà bloccato, mentre dal secondo in poi gli elettori potranno esprimere una o più preferenze, rispettando il principio dell’alternanza di genere.

Resta invece immutata l’architettura complessiva della riforma: sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che superi il 42% dei voti. In caso contrario scatterebbe un proporzionale puro.

Il candidato premier

Le preferenze rappresentano soltanto uno dei dossier ancora aperti. Sul tavolo restano anche l’obbligo per le coalizioni di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio al momento della presentazione delle liste, la riduzione delle circoscrizioni Estero, le nuove regole per il voto dei fuorisede e l’esenzione dalla raccolta firme per i partiti già rappresentati in Parlamento entro il 2025, misura contestata proprio dai vannacciani.

Il calendario dell’Aula prevede ventidue ore di discussione. Ma la vera partita potrebbe consumarsi molto più rapidamente, al momento delle prime votazioni segrete. È lì che la maggioranza scoprirà se la pace ritrovata sulle preferenze è davvero solida o se, dietro il voto favorevole annunciato dai leader, si nascondono i franchi tiratori.

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