FIANCO DESTR

Teste di fascio alla "prova"

Tra i 12 militanti di Avanguardia Torino ammessi alla pena alternativa anche il figlio dell'assessore Vignale. Dovranno risarcire il proprietario dei locali e la comunità ebraica. Non c'è il vannacciano Forzese, che ha invece optato per il rito abbreviato

Dodici militanti di Avanguardia Torino, il circolo di estrema destra la cui sede in via Tibone era stata sequestrata un anno fa dai carabinieri del Ros, sono stati ammessi dal giudice dell'udienza preliminare alla messa alla prova. Tra loro c’è anche Carlo Vignale, figlio dell’assessore regionale Gian Luca Vignale.

Non compare invece nell’elenco degli ammessi il fratello Matteo, coinvolto nella stessa inchiesta: il procedimento a suo carico è stato archiviato dal tribunale dei minori. Resta fuori anche Enrico Forzese, ex militante di Fratelli d’Italia oggi approdato in Futuro Nazionale, il movimento del Generale Roberto Vannacci, che ha optato per il rito abbreviato.

In prova

Il programma di messa alla prova prevede dieci mesi di lavori socialmente utili presso enti come la Croce Rossa e i canili cittadini. Gli imputati dovranno inoltre risarcire, entro otto mesi, il proprietario dei locali di via Tibone che ospitavano il circolo “Edoras”, sequestrato nel luglio 2025, con cifre comprese tra 200 e 400 euro a testa.

Previsto anche un risarcimento nei confronti delle comunità ebraiche, che si sono costituite parte civile nel procedimento, a cui andranno versati importi tra 400 e 1.000 euro ciascuno.

Le accuse

L’inchiesta, coordinata dalla procura di Torino con i pubblici ministeri Manuela Pedrotta e Davide Pretti, aveva coinvolto complessivamente 17 militanti, tutti indagati a piede libero senza misure cautelari. Le contestazioni sono istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e apologia di fascismo ai sensi della legge Scelba del 1952. Secondo l’accusa, durante concerti e dibattiti organizzati nella sede di via Tibone i militanti avrebbero esaltato “principi, metodi e fatti del fascismo” e le sue “finalità antidemocratiche”.

Il decreto di sequestro firmato dal gip Paola Odilia Meroni, oltre venti pagine, descriveva un circolo attivo su più fronti: eventi musicali e culturali con la partecipazione di militanti stranieri, rapporti con movimenti di estrema destra francesi e ungheresi, rituali con canti e saluti fascisti, sessioni di addestramento all'autodifesa. Nessuna contestazione, in quel momento, riguardava reati legati alla violenza.

Radici nere

Il nome del gruppo richiama Avanguardia Nazionale, il movimento neofascista fondato da Stefano Delle Chiaie e sciolto nel 1976 proprio in base alla legge Scelba, sebbene non risulti alcun legame diretto tra le due sigle. In passato il circolo torinese si chiamava “La Barriera”, con un rimando a Game of Thrones, da cui deriva anche il nome Edoras dato alla sede sequestrata.

Al momento del sequestro, nel luglio 2025, gli attivisti avevano diffuso una nota in cui parlavano di “trattamento repressivo riservato ai Patrioti in Italia e in Europa”, rivendicando iniziative come la raccolta di aiuti umanitari per l'alluvione di Valencia e definendo la propria attività una difesa di “Patria, identità, famiglia e religione”.

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