Zes per l'auto e un nuovo modello, la ricetta di Cirio per Mirafiori
16:39 Martedì 14 Luglio 2026Al tavolo automotive del Mimit il governatore rilancia una Zona economica speciale dedicata al settore e chiede una seconda vettura per lo stabilimento torinese. Stellantis assicura investimenti e crescita, ma il crollo dei volumi pesa sulla filiera piemontese
Dal tavolo nazionale sull’automotive convocato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy esce un messaggio politico preciso: il Piemonte non si limita a chiedere aiuti, ma prova a mettere sul tavolo una proposta concreta. È quella lanciata dal presidente della Regione Alberto Cirio, che propone una Zona economica speciale (Zes) dedicata all’automotive, pensata per sostenere uno dei comparti più colpiti dalla crisi industriale europea.
Al Mimit, accanto al governatore, sedevano anche il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone e l’assessore alle Attività produttive Andrea Tronzano. Ma è stato Cirio a imprimere la linea del governo regionale, rilanciando un tema che ormai attraversa tutto il Nord produttivo: servono strumenti straordinari per affrontare una situazione straordinaria.
“La proposta di una Zes dedicata all’automotive potrebbe sostenere lo sviluppo dei nostri territori e gli investimenti”, ha spiegato il governatore, ricordando che le Regioni del Nord stanno lavorando insieme su questo dossier e ringraziando il Governo per aver aperto alla possibilità di istituire nuove Zone economiche speciali.
Bruxelles sia madre non matrigna
Il cuore dell’intervento di Cirio è stato però rivolto alla Commissione Ue. “L’Europa deve essere mamma con l’industria automobilistica italiana ed europea e non matrigna”, ha detto il presidente della Regione, accusando Bruxelles di aver favorito negli ultimi anni la produzione cinese attraverso scelte ideologiche che hanno finito per penalizzare il manifatturiero europeo.
Per questo ha espresso apprezzamento nei confronti del Governo di Giorgia Meloni, rivendicando il lavoro svolto per smontare le norme che avrebbero addirittura previsto sanzioni nei confronti dei costruttori europei e sottolineando positivamente gli investimenti destinati all’innovazione tecnologica.
Mirafiori, il nodo della produzione
Ma il passaggio più forte riguarda inevitabilmente Mirafiori, emblema della crisi dell’industria automobilistica italiana. Cirio ha ricordato il crollo produttivo dello storico stabilimento torinese: “Un tempo si facevano 400 mila auto all’anno, nel 2025 se ne sono prodotte appena 30 mila”. Numeri che evidenziano il ridimensionamento della fabbrica e dell’intera filiera piemontese.
Da qui il nuovo appello rivolto direttamente a Stellantis: rispettare gli impegni annunciati per il 2026 ma soprattutto valutare l’assegnazione di un nuovo modello che accompagni la lunga transizione verso la nuova Fiat 500 prevista dal 2030. “La filiera e gli stabilimenti sono dimensionati per volumi importanti”, ha osservato il governatore, ricordando come il Piemonte esporti circa il 70% della componentistica, soprattutto verso la Germania, risultando quindi doppiamente esposto alla frenata dell’industria automobilistica tedesca.
Urso: “Si torna a pensare italiano”
Dal ministro Adolfo Urso è arrivata la rassicurazione che il Governo continuerà a vigilare sull'attuazione del nuovo piano industriale di Stellantis. L’obiettivo, ha spiegato, resta verificare il rispetto degli impegni assunti su investimenti, livelli produttivi, occupazione e tutela di tutti gli stabilimenti italiani.
Urso ha salutato positivamente la svolta impressa dopo l’uscita di Carlos Tavares, sostenendo che il confronto con il gruppo “ha cambiato radicalmente rotta rispetto alla gestione fallimentare” dell'ex amministratore delegato. Secondo il ministro, i primi effetti sarebbero già visibili nell’aumento della produzione e nella riduzione della cassa integrazione. “Si torna a pensare italiano”, ha affermato, ricordando inoltre i 5 miliardi di euro destinati a nuove tecnologie, piattaforme e modelli e i 7 miliardi di contratti annui per la componentistica nazionale. Urso ha inoltre ribadito che il Governo è pronto ad accogliere eventuali nuovi investitori, purché producano in Italia e utilizzino la filiera italiana, anche nell’ambito di partnership con Stellantis.
Stellantis, tanto di Cappellano
A rappresentare il gruppo è stato Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, che ha difeso il nuovo corso industriale. “Circa un anno e mezzo fa siamo partiti proprio da questa sala con il Piano Italia. Oggi possiamo dire di aver raggiunto gran parte degli obiettivi fissati e in alcuni casi persino superati”, ha sostenuto.
Cappellano ha illustrato dati incoraggianti: 1,6 milioni di consegne globali nel secondo trimestre (+10%), crescita del 5% in Europa, immatricolazioni italiane in aumento di quasi il 7%, che diventano circa 16% considerando anche Leapmotor. Fiat, ha ricordato, mantiene la Pandina come auto più venduta in Italia mentre Fiat Professional resta leader nei veicoli commerciali. Secondo il manager, questi risultati hanno consentito di aumentare del 14% la produzione italiana nel semestre e di ridurre sensibilmente il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Le ombre del mercato europeo
Il quadro resta comunque complesso. Cappellano ha ricordato che dal 2019 il mercato europeo ha perso circa 3 milioni di vetture, soprattutto nei segmenti delle auto piccole e dei veicoli commerciali, ai quali si aggiunge la pressione della concorrenza cinese, ormai oltre il 10% del mercato continentale. Per Stellantis il calo effettivo della domanda da recuperare arriva così a 4,5-5 milioni di veicoli, con inevitabili conseguenze sulla produzione europea e italiana.
Per reagire il gruppo punta su 50 nuovi lanci nei prossimi cinque anni – 25 modelli completamente nuovi e 25 aggiornamenti – destinando all’Europa circa il 40% degli investimenti globali. Il manager ha inoltre chiesto il sostegno delle istituzioni affinché il settore automotive venga riconosciuto da Bruxelles tra quelli energivori, consentendo così l’accesso a incentivi e sgravi, oltre a un’accelerazione delle autorizzazioni per gli impianti fotovoltaici e a biomasse.
Le batterie di Mirafiori
Sul sito torinese Cappellano ha cercato di rassicurare il territorio. Nel 2027 arriveranno le nuove batterie sviluppate e prodotte a Mirafiori, destinate a rendere la 500 elettrica più competitiva. Dal 2030 debutterà la nuova generazione del modello, articolata in più varianti. Ma il responsabile Europa di Stellantis ha insistito soprattutto sul fatto che il futuro del polo torinese non dipende soltanto dall’assemblaggio delle vetture. Un concetto che fatica ad essere considerato da amministrazioni e sindacati.
A Mirafiori vengono già prodotti i cambi elettrificati eDCT, opera l'hub di economia circolare per la rigenerazione di motori, cambi e batterie, lavorano oltre 3.000 ingegneri nel centro di ricerca e sviluppo e proseguono le attività sul fronte delle batterie. Secondo Cappellano, proprio questo rafforzamento delle attività avrebbe consentito l’ingresso di circa 400 nuovi lavoratori e una riduzione di oltre il 70% del ricorso agli ammortizzatori sociali.
Resta certo la fotografia richiamata da Cirio: una fabbrica passata da 400 mila a 30 mila vetture l’anno. Ed è attorno a quel numero che continuerà a misurarsi la credibilità degli impegni assunti oggi al tavolo del Mimit. Ma la risposta non è sicuramente quella di vagheggiare un ritorno al passato, che splendido peraltro non è mai stato.


